L’equilibrio in casa viola è precario. Mentre il conto alla rovescia scorre inesorabilmente verso la sfida di Cremona di lunedì, è il campo europeo a esigere ora nuove risposte, con la ricomparsa di un’Europa mai come oggi indecifrabile. Stasera al Franchi l’andata degli ottavi con il Rakow riproporrà enigmi e dilemmi già visti e vissuti: in un contesto così delicato in campionato come si inserisce la Conference?
A rispondere in merito è stato Paolo Vanoli: «È una partita importante e dobbiamo essere concentrati solo su di essa — ha spiegato in conferenza stampa — perché la Conference è un trofeo che vogliamo onorare fino in fondo, sapendo che vincere aiuta anche il morale». Ed è qui, però, che il margine di manovra e d’errore si assottiglia sempre di più: nella gestione delle forze, degli uomini, delle energie. Anche perché, per ammissione dello stesso Vanoli, la Fiorentina ha peccato di «brillantezza mentale, più che fisica» nell’ultimo periodo. «Il Rakow è una squadra di transizioni, di contropiede e di ricerca continua della propria punta (Brunes, ndr ), per poi abbassarsi in un 5-4-1: servirà pazienza per creare occasioni».
Sul fronte offensivo abbondano però le incertezze. Con Kean ancora alle prese con il problema alla tibia e con l’obiettivo di recuperare per Cremona, la Fiorentina dovrà cercare una nuova quadra.
La squadra viola — che nelle ultime 4 giocate ha siglato solo tre reti, di cui due nei supplementari con lo Jagiellonia — in Europa è sesta per tiri totali (114) e quinta per tiri nello specchio (41) ma solo 6 dei 13 gol totali sono arrivati dagli attaccanti, con 2 reti per Piccoli e Gudmundsson e 1 a testa per Kean e Dzeko. L’ex Cagliari — che dovrebbe essere oggetto di una staffetta con il 2006 Braschi, anche per cautelarsi in caso di problematiche sul recupero di Kean — è chiamato a una reazione all’interno di una stagione da soli 5 gol (1 ogni 341 minuti) in 31 presenze complessive. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
