Federico Chiesa è il protagonista della prima puntata de “I Signori della Serie A“, programma dedicato ai calciatori emergenti del nostro campionato di Sky Sport. Il giovane viola ha ripercorso le tappe della sua giovane carriera in una ricca intervista. Ecco le sue parole

“Da bambino mi ricordo quando mio padre mi portava le magliette di quando giocava a Siena e mi portava le maglie di Totti, di Del Piero. Il periodo di Siena me lo ricordo molto bene. Ho sempre sognato di poter giocare in serie A, ci ho sempre creduto, mettevo sempre quelle magliette, fino a quando poi non ho iniziato a giocare con la maglia della Fiorentina all’età di 10 anni”

Sul rapporto con il padre Enrico

Sono legatissimo a mio padre perché ci tiene tanto. Tiene soprattutto al mio comportamento in campo, la parte tecnica la lascia all’allenatore e anche a me, perché io devo imparare dai miei errori. Però sul comportamento quante volte mi ha ripreso, tipo quando presi l’espulsione contro il Pescara, gara che non voleva nulla e che mi fece poi saltare l’esordio dell’anno successivo a San Siro. L’educazione dei miei genitori è stata fondamentale. La stessa cosa mia padre e mio padre la stanno facendo adesso con il mio fratellino che gioca alla Fiorentina, nei giovanissimi nazionali under 15 e quindi lo sto vedendo anche su di lui, di tenere sempre i piedi per terra, essere umili e lavorare tanto. Devo dire grazie anche a mia madre, tutto quello che ha imparato nello stare vicina a mio padre nella sua carriera adesso lo sta facendo fruttare con me

Le somiglianze mio padre sul campo?

È pura genetica penso. È proprio una caratteristica di mio padre quella di ingobbirsi un po’, l’ho presa da lui. Come giocatori, siamo completamente diversi. Io sono un giocatore di fascia, un esterno. Ho iniziato con Sousa con il 3-5-2, le mie prime partite in Serie A le ho fatte da 5° di destra. Quindi ho avuto un percorso diverso per arrivare in Serie A. Lui è una seconda punta. Tecnica, velocità, tiro in porta. Un giocatore completo. Ho guardato i suoi video e sono rimasto a bocca aperta perché era un campione assoluto. I gol? Ne ha fatti tantissimi, i miei sono pochissimi ma ci proverò. Adesso penso solo a giocare bene.

Sull’esultanza con il fratellino Lorenzo

Me lo aveva detto papà il giorno prima che ci sarebbe stato a bordo campo e mi aveva detto “Mi raccomando eh, se fai gol abbraccialo” quando mi ha fatto questa battuta, lui era accanto e l’ho visto tutto emozionato, allora mi son detto “Se faccio gol vado ad abbracciarlo” e poi cosi ho fatto. Mia sorella ha scelto la strada dello studio, adesso studia a Milano, anche lei ha preso una strada buona e ci mette la stessa voglia e tenacia che ci mettiamo noi nel calcio. Con quell’abbraccio abbiamo fatto emozionare mia mamma..

Firenze, stadio Artemio Franchi, 22.09.2018, Fiorentina-Spal, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com, Chiesa abbraccio

I miei inizi nel settore giovanile

I miei genitori mi hanno insegnato a non mollare mai. Io quando ero piccolo non giocavo nelle giovanili perchè ero piccolo di corporatura, ero basso, non avevo forza, non giocavo mai, guardavo sempre la partita dalla panchina quindi in quei momenti dovevo per forza essere bravo in allenamento, dovevo mangiare l’erba perchè in partita non giocavo praticamente mai. Vivevo l’allenamento come se fosse la partita, non potevo fare altrimenti. Ho esordito grazie a Guidi e mi ricordo che alla prima presenza feci subito gol.

Il mio esordio con la Fiorentina e Paulo Sousa

Devo ringraziare Sousa, lui mi ha lanciato, piano piano mi ha inserito nella rosa e mi ha fatto giocare sia in serie A che in Europa League. A Torino contro la Juventus non mi aspettavo di giocare, ero gia contento di essere tra i convocati. Poi nello spogliatoio il mister dice “Borja non ha recuperato, giochi tu”. E’ stata un emozione incredibile, mi tremavano le gambe ma ero molto determinato. Quando sono tornato a casa con i miei genitori ancora non ci credevamo. Mi ricordo che giocai a Milano contro l’Inter mezz’ora, il giorno dopo sono andato in primavera per la partita contro la Juventus. Segnai e vincemmo 4-1, da quella partita ho sempre giocato in prima squadra e di li non mi sono mai più spostato.

Siete la squadra più giovane del Campionato

I giocatori esperti li abbiamo, c’è Mirallas, Pezzella. Essere la squadra più giovane del campionato non è assolutamente un alibi. Quando non giochiamo bene, non è perché siamo giovani, ma perché non abbiamo dato abbastanza. Siamo giovani, forti, dinamici, abbiamo un gioco intenso e non dobbiamo far diventare l’età un alibi. E poi è bello essere in uno spogliatoio giovane perché ci capiamo subito, abbiamo gli stessi hobby, condividiamo le stesse cose, la pensiamo allo stesso modo. Pioli? Mi sta insegnando a prendere la scelta giusta al momento giusto, con lui gioco più vicino alla porta. L’importante non è correre ma correre nel momento giusto.

Sul futuro in Nazionale

Essere visto come un pilastro per me è un grande onore, è una grande emozione. Però io non la vedo così ancora. Sono giovane, devo imparare tanto e sono a disposizione di Mister Mancini. Poi sarà lui a fare le sue scelte. Adesso mi vedo solo come un giocatore giovane che ha ancora tanta strada davanti e deve pensare partita dopo partita. Gli elogi da parte della stampa mi fanno piacere, però è importante non stare troppo a pensarci. Il mio esordio contro l’Argentina è stato fantastico perchè ho conosciuto Di Maria, che dopo Kakà è sempre stato il mio idolo. Ho aspettatato fuori lo spogliatoio per avere la sua maglietta..

Su Davide Astori

Ricordo Davide in ogni momento della mia vita. C’è qualche minuto della giornata in cui penso a lui, penso a quello che mi ha detto. Penso soprattutto a quello che mi ha trasmesso, perché quando sono venuto con la prima squadra a Moena, lui fu il primo a parlarmi, insieme a Berna. Quindi anche lui è stata una figura importantissima per me e quello che è accaduto è stato qualcosa di assurdo. Stona da tutto l’entusiasmo che ho avuto e la positività che mi son portato dentro in questi primi due anni di carriera e della bellezza del calcio. Questa è una cosa che non si aspettava nessuno. Non solo io, ma soprattutto i familiari di Davide. Perché Davide era una persona veramente pura. È stato un capitano, un leader puro, un esempio per tutti. Noi in campo lo portiamo sempre al nostro fianco con la fascia, perché è giusto ricordare le persone così. È giusto durante la giornata fermarsi a pensare e a ricordarlo, pensare alle sue parole, perché è ancora un giocatore importante per noi, è ancora una persona importante per noi e lo sarà per sempre.

Firenze e i tifosi viola

Giocare al Franchi è pazzesco, quando vedi lo stadio, senti la Fiesole, capisci davvero di essere in 12, di non essere mai solo.  Quando vai a vedere il calcio storico capisci cosa vuol dire essere di Firenze, cosa vuol dire amare la Fiorentina. Non solo la gente, te lo fanno capire anche i dirigente nel corso del percorso giovanile cosa vuol dire dare tutto per la Fiorentina. Quest’anno abbiamo portato in campo i quattro quartiere del calcio storico, è un simbolo importante per Firenze. Tutta la storia del calcio storico e le quattro magliette con i colori diversi poi si coniugano tutte con il viola della Fiorentina. Firenze è unica in tutti, vivere la città è magnifico. Fortunatamente nel pieno centro di Firenze non ci sono solo fiorentini (ride ndr) ci sono molti turisti quindi spesso possiamo uscire tutti quanti insieme per goderci la città e per far gruppo e non ci disturba mai nessuno (ride ndr)

Il numero 25

E’ il giorno della mia nascita, ed era il numero dopo il 22 che era libero al primo anno di Fiorentina. Prima lo chiesero ai piu esperti, poi la presi io. Ma non sono molto attaccato ai numeri, prendo quella che c’è, l’importante è giocare. Anche in nazionale, basta esserci, il numero non mi importa tantissimo..

ECCO IL VIDEO COMPLETO DELL’INTERVISTA A FEDERICO CHIESA DI SKY SPORT