Corvino: "Ci portarono Chiesa alla Fiorentina che aveva 12 anni. Lui e Vlahovic mi vogliono meno bene"

Corvino si gode il suo Lecce che in 5 partite ha fatto 11 punti ed è terza in classifica in serie A. Il racconto dell'ex ds della Fiorentina

26 settembre 2023 14:21
Corvino: "Ci portarono Chiesa alla Fiorentina che aveva 12 anni. Lui e Vlahovic mi vogliono meno bene" -
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Corvino: "Ci portarono Chiesa alla Fiorentina che aveva 12 anni. Lui e Vlahovic mi vogliono meno bene"

Quando Pantaleo Corvino racconta il suo Lecce usa una parola specifica: «Intravedere». Un termine che racchiude concetto, metodo, competenza. La squadra rivelazione della serie A è anche quella più giovane, con il monte ingaggi più basso (17 milioni di euro lordi), che lancia senza paura sette ragazzi della Primavera. E gli altri li va a pescare affidandosi al genio di un guru del pallone (e del suo braccio destro, Stefano Trinchera), che guarda oltre quello che è sotto gli occhi di tutti.

«Idee e creatività, è l’unico modo. Amo troppo questo lavoro. Chi mostra subito qualità importanti ha costi proibitivi. Andiamo oltre, proviamo a capire le potenzialità di un ragazzo. Intravedere è un’arte».

Così nasce il Lecce terzo in classifica, imbattuto, 11 punti in 5 giornate come mai aveva fatto nella sua storia in serie A. Al Via del Mare sono cadute Lazio, Salernitana e Genoa: tre vittorie in casa come in tutta la passata stagione. «Sono risultati frutto del lavoro fatto dalla società e da mister D’Aversa», spiega Corvino.

È tornato al Lecce tre anni fa, chiamato dal presidente Sticchi Damiani. La crescita è stata costante. Dalla B alla A, una salvezza tranquilla e in estate un mercato sostenibile: confermata in blocco la difesa della scorsa stagione (al netto di Umtiti), investimenti mirati su centrocampo e attacco. Ecco allora in mediana Ramadani, Kaba e Rafia, sull’esterno Almqvist e come punta Krstovic (totale speso poco più di 7 milioni), che ha già segnato tre reti: «Ha il senso del gol di Vlahovic», dice Corvino, ricordando una delle sue intuizioni, il 9 oggi alla Juve, che lui acquistò per 1,5 milioni ai tempi della Fiorentina.

Il segreto? «Ho i miei parametri. Quando osservo un ragazzo guardo la sua destrezza con la palla. La facilità con cui gli riescono le giocate». Studio e intuito, lo stesso che lo ha portato a mettere D’Aversa sulla panchina lasciata libera da Baroni: «Conoscevo la sua cultura del lavoro, sceglierlo è stato facile. È l’uomo giusto al posto giusto».

Sfidare la Juve da terzo è un premio per chi ha scalato tutti i gradini del pallone, gli manca solo lo scudetto, l’unico cruccio. Ritroverà oltre a Vlahovic anche Chiesa: «Federico ce lo portarono che aveva 12 anni. Penso di essere stato importante per la sua crescita. A lui e a Dusan voglio molto bene. Loro me ne vogliono meno, ogni volta che li affronto segnano sempre!». Farlo anche stasera non sarà facile. Lo scrive il Corriere della Sera

LE PAROLE DI BREKALO

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