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Cinque ministeri stanno cercando soluzioni per trovare i 55 milioni che mancano al restyling del Franchi
Rassegna Stampa

Cinque ministeri stanno cercando soluzioni per trovare i 55 milioni che mancano al restyling del Franchi

Redazione

4 Giugno · 14:49

Aggiornamento: 4 Giugno 2023 · 14:53

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La buona notizia è che il governo «sta cercando soluzioni». Quella cattiva è che, anche trovandole, «non arriveranno prima del 13 giugno». «E’ un tema delicato», quello della ricerca dei 55 milioni di finanziamento che mancano per poter andare a dama con il progetto di restyling dello stadio Franchi. Sono al lavoro cinque ministeri, ai quali non mancano le beghe per cui lo stadio di Firenze non è esattamente in cima ai pensieri. E anche la Regione, come ha spiegato il governatore toscano Eugenio Giani.

«Mi sono già impegnato con Nardella a verificare eventuali fonti di finanziamento nazionale che passano dalla Regione e che possano essere destinati a questo scopo». Il 13 giugno non è un giorno qualsiasi, ma quello in cui scadono i termini per la presentazione delle offerte per partecipare all’appalto integrato da 170,1 milioni di euro. Manca poco più di una settimana. Difficile che possa spuntare un coniglio dal cappello. Anche se non si sa mai.

Certo è che nel frattempo dal Comune dovrebbero essere inviate alle ditte partecipanti lettere in cui viene formalizzata l’aggiudicazione per lotti senza interruzione dei lavori. Infatti, essendo ragionevole la possibilità di reperire le risorse mancanti , l’idea potrebbe essere non tanto di dividere i lavori in lotti separati, ma di aggiudicarli in fasi successive garantendo continuità dei lavori. Intanto per la prima tranche la certezza sono i 95 milioni (che salgono a circa 130 milioni con l’adeguamento dei prezzi all’aumento delle materie prime) del ministero della Cultura con il Pnc, il Piano nazionale complementare al Pnrr, che è autonomo ma segue le stesse regole del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quindi con identiche scadenze e tempistiche.

E’ questa la ragione per cui non è possibile fare un nuovo bando di gara, né approvare un nuovo progetto definitivo: non ce ne sarebbe il tempo, si rischierebbe davvero di mandare tutto in malora perdendo anche la fetta più grossa di finanziamento assegnata. Perché in base al cronoprogramma i lavori dovranno essere conclusi entro il 2026. Dunque avanti più o meno con la formula indicata dal presidente toscano Eugenio Giani. «Bisogna affrontare la questione con la consapevolezza delle risorse a disposizione in questo momento». E cioè «con i 130 milioni sarà realizzato il primo lotto del progetto: molto pragmatico e asciutto – spiega – Poi si prevede l’aggiudicazione in fasi successive, garantendo continuità dei lavori».

Analoga sorte ebbe lo stadio Franchi durante la sua realizzazione. Il completamento dell’impianto disegnato da Pier Luigi Nervi (inaugurato il 13 settembre 1931 con la partita Fiorentina- Admira Vienna) fu possibile proprio grazie al marchese Luigi Ridolfi. «Erano state realizzate la tribuna e la maratona, ma il Comune non aveva abbastanza soldi per le curve – racconta il governatore Giani – Fu il presidente della Fiorentina Ridolfi a metterceli, pur di completare lo stadio decide di vendere due tenute del Chianti della sua famiglia».

In questo caso la Fiorentina ha fatto da tempo un passo indietro, il patron Commisso ha sempre detto che non avrebbe investito un centesimo su un progetto del quale non avesse avuto il pieno controllo. Il problema potrebbe verificarsi se da «delicato», come viene definito dal governo, il caso Franchi dovesse diventare proibitivo. Ovvero se alla fine delle ricerche venisse deciso che non sta allo stato investire altri 55 milioni su uno stadio che, benché sia pubblico, è destinato a un club calcistico che milita in serie A. A quel punto diventerebbe difficile anche sostenere un eventuale esborso di Regione e Comune, in quanto sempre di soldi pubblici si tratta.

Ma la questione resterebbe aperta, già che all’opera di ristrutturazione erano già stati destinati i 55 milioni per decreto interministeriale. Al Comune a quel punto non resterebbe altro che andare alla guerra legale. Ma intanto pensiamo all’oggi. L’importante è mandare avanti l’opera. E dunque avvisare i concorrenti della nuova modalità di aggiudicazione. Senza incappare in grane. Perché difficilmente al momento dell’aggiudicazione potranno essere disponibili gli oltre 170 milioni alla base del bando. Lo scrive La Nazione

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