Non è possibile andare in campi come quello di San Siro, come l’Olimpico di Roma, contro squadre del calibro di Inter e Lazio, dominare il gioco per lunghi tratti e non vincere, anzi, non segnare nemmeno. Non portare a casa un pareggio è grave, alla fine dell’anno questi punti peseranno, anche perché, vedi oggi, sono veri e propri scontri diretti per l’Europa

La Lazio è stata poca cosa, la difesa viola non ha mai sofferto gli attacchi della squadra laziale che l’hanno messa seriamente in difficoltà ma anche dallo stadio Olimpico, come da San Siro, la squadra di Pioli è uscita con zero punti. Anche in fase di possesso la Fiorentina si dimostra ancora una volta capace di chiudere nella proprio metà campo l’avversario, farlo in trasferta e contro avversari di questo valore vale ancora di più.

Buone risposte sono arrivate per Stefano Pioli soprattutto da Veretout, Chiesa e dalla difesa. Le note negative sono state Benassi, Simeone e in parte anche Pjaca per quanto visto nella ripresa.

Il primo è un buonissimo giocatore in quanto a corsa e a farsi trovare sempre nel posto giusto al momento giusto, però fa notare limiti incredibile tecnicamente. Benassi sbaglia troppo spesso le scelte quando ha la palla e spesso sbaglia anche passaggi e tocchi elementari. Contro la Lazio non è stato grave l’errore su occasione clamorosa da solo davanti al portiere, ma sopratutto come il centrocampista ha impattato quel pallone. Poteva stoppare, poteva piazzarla, poteva servire Simeone, ma andare d’esterno di prima intenzione è stato un errore imbarazzante anche da un punto di vista tecnico.

Discorso diverso per Pjaca, il talento croato non ha fatto male nel primo tempo poi è calato alla distanza. Ma siamo sempre al solito discorso, se un calciatore si fa male al crociato e da tre anni non fa una stagione vera, bisogna solo avere pazienza e aspettare. Chi pensava altro purtroppo non conosceva la storia di Marko Pjaca. In tutto questo si aggiunge l’arrivo in una nuova realtà e il normale adattamento agli schemi viola. Pazienza. Con Pjaca bisogna avere pazienza.

Capitolo Simeone. Partiamo con il dire che il deficit offensivo nella manovra viola non lo scopriamo oggi, lo scorso anno la “colpa” era della sua giovane età e della giovane Fiorentina, al primo anno del suo giovane progetto e con un nuovo allenatore. Quest’anno invece queste scusanti ci sono sempre meno, ma anche il centravanti argentino non convince. Non fa movimenti per aprire spazi e difese, sbaglia passaggi, non fa sponde di testa, non fa salire la squadra nei momenti delicati, a livello tecnico sbaglia anche tanto. Il non segnare gol, in questo momento, ed è tutto un dire, sembra davvero essere l’ultimo problema. Oggi ha avuto sui piedi una bella palla per andare in vantaggio, ma il suo tiro è stato un passaggio al portiere della Lazio.

Spesso quando un attaccante sbaglia le occasioni più facili si dice che prima o poi il gol arriverà perchè ci sono i movimenti giusti. Purtroppo adesso non si può dire più nemmeno questo.  A San Siro è stato lo stesso film, ma in quella partita c’è l’aggravante del gol clamoroso mangiato a due passi da Handanovic. Insomma il cholito non c’è.

Sono in tanti a pensare che con un attaccante diverso la Fiorentina avrebbe avuto più punti. Non abbiamo la controprova, ma con una squadra cosi in crescita è un vero peccato che non si concretizzi tutto il gioco e il predominio tattico che si dimostra per lunghi tratti della partita.

Quando giochi in casa si hanno più occasioni e situazioni offensive ma in trasferta, sopratutto quando giochi contro le più forti, sui campi più difficili, hai poche occasioni e con quelle devi concretizzare.

Un errore è stato indubbiamente non andare sul mercato per comprare un attaccante di riserva al numero 9 viola. Se si fa la scelta di puntare su Simeone, ci deve anche essere un calciatore in grado di non far sentire tutto il peso dell’attacco sul classe 95 oppure, semplicemente, di sostituirlo nelle giornate e nei periodi no.

Vi ricordate Pazzini e Vieri? Corvino, insieme con Prandelli, fece la scelta di puntare sul giovane Giampaolo Pazzini ma il dirigente viola si cautelò con Osvaldo e Vieri. Ecco, in quella stagione, Pazzini non si dimostrò all’altezza della situazione ma Vieri e Osvaldo andarono a colmare quelle pecche offensive. Quest’anno questa scelta non è stata fatta, puntando sul solo giovanissimo Vlahovic (classe 2000) ma pensare che sia lui il giocatore in grado di risolvere certi problemi è utopistico, si tratta di un 18enne alla prima esperienza in Italia e in serie A.

I numeri piangono (2 gol in 8 partite) per Simeone, ma sopratutto certi punti persi iniziano a pesare, sopratutto con prestazioni all’altezza della situazione in cui manca, come sempre, la concretizzazione del centravanti.

Flavio Ognissanti

 

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