Cristiano Piccini, esterno classe 92′ da sempre tifoso Viola, si è raccontato in un’intervista a Calcio 2000. L’ex Fiorentina e Betis Siviglia, oggi allo Sporting Lisbona, ha parlato molto del suo esordio in A e della grande emozione che ancora oggi ricorda: “Mi ricordo perfettamente ogni singolo istante. Era il 5 dicembre del 2010. Avevo 18 anni ed è stata l’emozione più grande della mia carriera, forse superiore anche alla musichetta della Champions League. Poi è arrivata in maniera inattesa. In quell’estate Corvino mi chiese se volevo giocare terzino invece che esterno alto e io risposi che, pur di giocare, sarei andato anche in porta. Così riuscì, in poche settimane, ad allenarmi spesso con la prima squadra. Fino a quel 5 dicembre. Non pensavo di andare in panchina, pensavo più alla tribuna. Invece Mihajlovic mi scelse tra i 19 e andai in panchina. Mentre mi stavo scaldando insieme agli altri panchinari, ricordo che chiamarono il nome ‘Cristiano’. Stavo per esplodere ma intendevano Cristiano Zanetti… Poi, però, è arrivato il mio momento. Sono impazzito. Io tifoso della Fiorentina, come mio padre e mio nonno. Incredibile. In quei minuti in campo ho indossato la maglia numero 40 che ho ancora incorniciata in casa”.

Ti è dispiaciuto non avere il tuo spazio alla Fiorentina?
 “Io sono molto legato alla Fiorentina e a Firenze. Il fatto di non essere mai stato in prima squadra in maniera stabile mi ha toccato un po’ nell’orgoglio. Comunque la Fiorentina vale tantissimo per me”.

Quindi, dovesse mai arrivare una chiamata da Firenze…
“Beh, è la Fiorentina… (ride, ndr)”.

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