Trentatre, trentatre e trentatre. Come disse un improbabile Leonardo da Vinci in “Non ci resta che piangere”, i meriti sono da dividere in parti uguali. Peccato che in questo caso parliamo di colpe, di responsabilità. Ma il senso resta lo stesso. La Fiorentina non vince da 5 giornate (2-0 sull’Atalanta), non gioca decentemente da sei (Inter-Fiorentina 2-1), l’attacco non segna da 8 giornate (Fiorentina-Spal 3-0). E nonostante tutto è nona in classifica, a soli 5 punti dalla Champions, a soli due dai preliminari di Europa League. Questo per dire che nulla è perduto. Basta solo correggere gli errori e saper recuperare. Resta il conto delle colpe, che (chiediamo scusa per la banalità), va ripartita tra proprietà (Corvino compreso), squadra ed allenatore. L’uno per cento rimanente lo diamo ai tifosi, all’ambiente, che spesso chiede, pretende, con troppa insistenza, con troppa passionalità. Ma è un dettaglio risibile: i Della Valle (facciamo i nomi), la Fiorentina come squadra e Pioli, devono delle risposte alla Firenze tifosa. Che non ne può più ed è pronta a contestare. Di nuovo. Stavolta senza omissioni e ripensamenti.

SOLUZIONI E NON PROBLEMI: è una massima che abbiamo già scritto, però è sempre valida per ogni occasione. Il 33% delle colpe ce l’ha la proprietà ed il direttore generale. Al secolo Diego, Andrea della Valle e Pantaleo Corvino. Tronchiamo subito il discorso: si possono eliminare? No. Si possono sostituire? No. Si possono convincere a cambiare atteggiamento, politica, comunicazione? Ancora no. Esiste un’alternativa a loro, qualcuno che possa comprare la Fiorentina, che possa rilevare le loro quote e riportare la squadra viola ai fasti del passato? Assolutamente no! Andiamo avanti.

IN ATTESA DEL MERCATO DI GENNAIO… il secondo 33% di responsabilità riguarda la squadra. Quella che gioca, che va in campo. Ammesso e non concesso che il mercato di gennaio possa riservare qualche novità, possiamo cambiare 11 giocatori? No. Possiamo, vieppiù, cambiare una rosa di 24 giocatori? Assolutamente no. Quindi, ma di cosa stiamo parlando? La squadra è questa, la rosa è questa, da qui alla sosta invernale ci sono 7 partite (Bologna, Sassuolo, Milan e Genoa fuori, Juve, Empoli e Parma in casa), l’unico 33% di colpa sul quale possiamo intervenire è quello dell’allenatore. Stefano Pioli da Parma, ottima persona, egregio padre di famiglia, non esente da colpe nella gestione e conduzione tattica di una squadra di serie A.

CLAUDIO RANIERI, PERCHE’ NO? Sgombriamo il campo dagli equivoci: Pioli è l’allenatore della Fiorentina senza se e senza ma. Fino a prova contraria. Che potrebbe essere raggiunta il primo dicembre dopo la partita con la Juventus. Certo la Fiorentina che abbiamo visto a Frosinone non corre, ma passeggia. Non lotta, ma cede il passo. In una parola: non ci crede. Non ha entusiasmo. Non ha voglia, non ha motivazioni. Subisce e non propone, attende e non offende. Qualcuno ha visto l’Atalanta di Gasperini contro l’Inter? Senza offesa per nessuno, sembravano due sport diversi. Due categorie opposte: Atalanta tra i professionisti, Fiorentina tra i dilettanti. Ora c’è la sosta, poi il Bologna, quindi lo scontro con gli odiati gobbi. In caso di due risultati negativi, cosa potrebbe succedere? Sappiamo da fonti vicine all’allenatore romano che Claudio Ranieri avrebbe dato la sua disponibilità a tornare a Firenze. Un cavallo di ritorno a distanza di 21 anni, una ventata di esperienza alla guida di una squadra che, in questo momento, non ha né capo né coda. E non sarebbe un salto nel buio, bensì una scelta dettata dal modo di giocare di Ranieri, e da quel 4-4-2 (usato sicuro) che si confarrebbe perfettamente alla rosa della Fiorentina. Una catena di destra formata da Laurini e Chiesa, una di sinistra con Hancko e Biraghi. Cerniera centrale con Veretout e Benassi, attacco con Marko Pjaca che gira tra le linee dietro a Simeone. Più o meno come il Leicester dei miracoli che aveva Mahrez come esterno offensivo (Federico Chiesa), Okazaki trequartista (Marko Pjaca), e Vardy unica punta (Giovanni Simeone). Con le dovute proporzioni. Aggiungete che Claudio Ranieri vuole tornare in Italia, conosce l’ambiente, ha esperienza internazionale, ama Firenze… Ripetiamo: Stefano Pioli non rischia niente, fino al prossimo disastro. Che ha una data: 1 dicembre 2018, il giorno di Fiorentina-Juventus. Nel 2012 Delio Rossi e Pantaleo Corvino, dopo uno 0-5 casalingo proprio con la Juve, ci rimisero il posto. La faccia, la dignità. Oggi, tutto questo, potrebbe risuccedere per molto meno. Uomo avvisato…