Avevo 9-10 anni, i cartoni animati già passavano in secondo piano di fronte alle immagini di TV Koper Capodistria. Sport e calcio in particolare, dalla mattina alla sera. Intramezzi di mezz’ora e più con le peggiori papere o i migliori capolavori di quel tempo. Cavalli che facevano cadere fantini, canottieri che cadevano nel fiume, rovesciate all’incrocio dei pali.

A quei tempi capitava di poter vedere partite del campionato tedesco e mi ricordo che andavo pazzo per un certo Kuntz, centravanti del Kaiserslautern campione di Germania.

In Argentina invece preferivo il River Plate, ma solo perché mi incuriosivano due giocatori che si chiamavano quasi nello stesso modo: Batista (mediano, giocava col 5, già in là con gli anni) e Batistuta (ala, talvolta “delantero”, giocava col 7, giovane).

Non era la mia squadra preferita il River, ma quel numero 7 che cos’era? Sembrava pazzo, una grinta incredibile. Sulla fascia inciampava un po’, piedi meno che discreti, ma una forza mai vista.

L’anno dopo me lo ritrovo al Boca, squadra decisamente più simpatica. E perfino con il numero 9. Punta centrale. Guardo anche le repliche di quelle partite. Navarro Montoya tra i pali sembra la reincarnazione di Ed Warner, lui davanti è inevitabilmente la copia esatta di Mark Lenders.

Verso giugno-luglio dalle mie parti c’era la “Festa de l’Unità” e il paese si ritrovava tutto in piazzetta. La ruota, i tappi, i libri, le solite cazzate che tengono unita una comunità anni ‘90 un po’ “communista”.

Anche i miei, notoriamente restii all’uscita, in una serata particolarmente calda decisero di andare. Preparano passeggino per mia sorella semi-addormentata, mi chiedono di andarmi a vestire.

In casa non è poi tanto caldo però e in tv danno il Boca.
Per un ragazzino di IV Elementare il richiamo dei “tappi” con premi in giocattoli era piuttosto forte…  Ma preferisco rimanere a vedere Batistuta. E come lo spiego?

Con un gesto da eroe paraculo, mi mostro disponibile a rimanere ad anni 10 da solo in casa dopo cena, per controllare mia sorella di anni 1 o poco più.

A mio padre non pare il vero, mia madre invece scuote la testa. Ma la bimba dorme già e tra andare e tornare non staranno fuori neanche un’ora.
Si convincono.

La prima volta che ho fatto il “baby-sitter”. Un fratellino modello.

No, cara Sabrina, non andò esattamente così, ora posso dirtelo.
Rimasi perché c’era Bati alla tv. Non perché avevo piacere che i miei si riposassero un po’ per gli affari loro o perché volevo far vedere a tutti che ero già grande.

Mi ero già innamorato di lui senza alcun motivo e ancora non aveva fatto nulla.

Tanti auguri Gabriel.

Crescere con te come centravanti è stato come credere di essere immortali.

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