La premessa è doverosa, anche perchè siamo di fronte a gente permalosa: i Della Valle e la tifoseria viola. Partiamo da quest’ultima: non è il momento di contestare. Alla prima di Montella (il coro: Pioli uno di noi… che senso ha?) con la Juve tra sei giorni, a nove dalla semifinale di coppa Italia… no, non è proprio il momento. Ieri contro il Bologna la Fiorentina è apparsa intimorita, contratta, con una paura folle di sbagliare. Almeno nel primo tempo. Poi, nella ripresa, la squadra si è sciolta (complice anche il buon ingresso di Mirallas) ed ha schiacciato il Bologna nella propria area. Bologna che, per inciso, ha messo il classico pullman davanti alla linea di porta. Non ha creato molto l’undici viola, però ha evidenziato una voglia di vincere che mancava da almeno 5 partite. Da quel maledetto 1-3 in casa dell’Atalanta, che volle dire fine dei sogni europei. Sopratutto creò un enorme gap psicologico nei confronti della squadra di Gasperini. Ma torniamo alla contestazione. Non a caso il primo tempo ha visto la peggior Fiorentina: Fiesole vuota, Bologna arroccato, squadra reduce dalla sconfitta col Frosinone, a due mesi dall’ultima vittoria di Ferrara (esterna), a cinque mesi dall’ultima vittoria interna (il 3-1 sull’Empoli). Capirete che la situazione non fosse facile da gestire. Nè da affrontare. Poi entri in campo, la Ferrovia è vuota di default, la Maratona soffre di allopecia, la Fiesole non c’è proprio, e allora… subentra lo smarrimento, la paura, diciamo pure il terrore di sbagliare. Per questo diciamo che le contestazioni (in questo momento) non servono. Anzi… Anche perchè, ieri, non c’era neppure un rappresentante dei Della Valle a guardare, a sentire, a rendersi contro della situazione. E se qualcuno spera che Cognigni, Salica o Antognoni faccia da ambasciatore, allora cambi mestiere. Tanto meno che qualcuno a Casette d’Ete cambi atteggiamento per uno sciopero di 45 minuti. Quindi… Montella, la squadra, l’obiettivo della finale di coppa Italia non meritano questo ambiente. Che può solo fare danni. Lo stesso aeroplanino ha chiesto aiuto, ha invocato un ambiente coeso, ha invitato la gente a fidarsi di lui. E dopo tre anni come quelli vissuti dal 2012 al 2015, il buon Vincenzo non merita un po’ di fiducia?

SI PUO’ (si poteva) FARE DI PIU’: non ci nascondiamo dietro ad un dito, contro il Bologna ci aspettavamo qualcosa di più. Non a livello di schemi, trame di gioco, fraseggio, no… tutto questo si acquisisce con l’allenamento, con lo stare e giocare insieme. Semplicemente non ci aspettavamo Veretout ancora una volta schierato al centro. Non ci aspettavamo Chiesa così lontano dalla porta. Non ci aspettavamo Dabo in campo, essendo il colored tutto il contrario del prototipo del Montella-calciatore. Ci aspettavamo, magari, un centrocampo a quattro, magari un 3-4-1-2, con Gerson tra le linee, Simeone in panchina e Federico Chiesa prima punta (il classico falso nueve). E Muriel in appoggio. Appunto, Federico Chiesa. Sfatiamo subito un falso storico: non deve giocare come Bernardeschi con Paolo Sousa… a tutta fascia. Col risultato di snaturarsi e sacrificarsi in marcatura sul terzino avversario. Chiesa deve stare vicino alla porta, aggredire l’area con l’ultimo dribbling, col triangolo, col tiro in porta. Deve sfogare la sua frenesia, che mette paura ai difensori avversari. Al contrario, il metterlo a tutta fascia, gli toglie pericolosità, lo disinnesca, lo inibisce… Noi siamo certi che, fin da sabato prossimo allo Stadium (a proposito, Montella in quello stadio ha già vinto una volta e pareggiato un’altra) Federico Chiesa verrà riproposto come punta. Prima, seconda, non importa. Fondamentale è che la voglia di spaccare di Federico si sprigioni in avanti, dal limite dell’area… in su. E non il contrario.

VERETOUT, C’E’ O CI FA? Oltre a qualche perplessità tattica, siamo rimasti male per le prestazioni di due-tre giocatori. Gerson in primis (ma ormai non è una novità), Biraghi in secundis (il violazzurro è stanco, le ha giocate tutte… nazionale compresa), per finire a Jordan Veretout. Si è detto molto sul francese in queste settimane, più o meno da quando Pioli concesse improvvidamente il bomba libera tutti: tre giorni di permesso dopo il Cagliari, l’assoluzione dopo il Frosinone, il buonismo spalmato sempre e comunque. E poi le spedizioni carbonare a Napoli (con il nuovo procuratore), addirittura un matrimonio fantasma… tutto rigorosamente a Napoli. Contro il Bologna Veretout è stato schierato ancora una volta centrale, e non va bene. Da parte sua Jordan, ha sbagliato l’impossibile. Fino a quei due palloni grondanti di sangue che, per poco, non ci costavano anche quel misero punticino… il 16° su 32 giornate. Due palloni nella terra di nessuno dove (se perdi palla) nove su dieci suona a morto. Stavolta è andata bene, ma Veretout ci deve dire se… c’è o ci fa? Cioè se è veramente in crisi, in calo di condizione, al culmine di una stagione storta, oppure… ha la mente altrove. O ancora, sogna la Champions e non si vuole svegliare. In questo caso tocca a Montella accorgersene e prendere i provvedimenti del caso. Panchina, magari tribuna, fino a cessione avvenuta. Noi vogliamo bene a Veretout, ci dimostri lo stesso pure lui. La pazienza, per tutti nessuno escluso, è davvero finita.