15 Maggio 2021 · 13:00
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Sono 30 anni per il “Ronaldo Colombiano” Luis Muriel, uno dei rimpianti più grandi nella storia gigliata

Compie gli anni Luis Muriel, il centravanti colombiano dell'Atalanta che fece innamorare Firenze

FLORENCE, ITALY – JANUARY 20: Luis Muriel of ACF Fiorentina celebrates after scoring a goal during the Serie A match between ACF Fiorentina and UC Sampdoria at Stadio Artemio Franchi on January 20, 2019 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Ci troviamo a Santo Tomàs, nel Nord della Colombia, quando il 16 aprile 1991 nasce da papà Luis Sr e mamma Elizabeth il piccolo Luis, un ragazzo appena nato ma che avrebbe fatto parlare molto di sé negli anni a seguire.

Proprio così, perché il destino di Luis Fernando Muriel Fruto è stato immediatamente legato a quello del calcio. Cresce nella sua città natale e a soli 5 anni inizia a giocare in un campo locale, non lontano dalla sua dimora; Luis, nonostante la giovanissima età, ha fame di risultati, vuole diventare un calciatore professionista e sfondare nelle massime categorie.
Un ragazzo ambizioso, affamato, a cui non servì molto tempo per essere aggregato nel Saint Thomas, squadra della sua cittadina.
A 10 anni Luis passa all’Athletico Junior, la squadra più importante della sua città, ma il sogno è destinato a durare poco, visti i gravi problemi finanziari che affliggono la sua famiglia; un periodo non facile per Luis e i suoi due fratelli, che per ovviare al costo degli allenamenti al Saint Thomas iniziarono a vendere panini alla manioca assieme a loro nonna, riuscendo così a poter proseguire la crescita calcistica a cui il giovane ragazzo teneva molto.
Il tormento per il giovane centravanti non finisce qui, visti i numerosi infortuni che impediscono la sua crescita e che portano la temuta idea di voler abbandonare il calcio nella sua mente.
Purtroppo però il talento colombiano dovrà veramente sospendere l’attività agonistica, per riprenderla dopo circa 3 anni, quando un suo ex allenatore lo convince a tornare a giocare, e fu così che il Deportivo Cali decide di prelevarlo, consegnandogli perciò la possibilità di mettersi in mostra nella massima categoria colombiana.
Nel 2010 arriva la consacrazione, con 9 gol in appena 10 partite, che attirano gli occhi dell’area scouting dell’Udinese, stregati dal talento del “Ronaldo Colombiano”; i dirigenti della società bianconera non si fanno attendere e prelevano Muriel dal Deportivo Cali, per poi girarlo in prestito per due anni, prima al Granada, in Spagna, e successivamente al Lecce.
Non sarà semplice per Luis trovare la condizione adatta per il gioco in Spagna e in Italia, dove faticherà a livello fisico e alimentare nel primo periodo avendo affrontato un cambio radicale in ambito di cultura in generale; la scintilla scatta al Lecce, con un’intesa speciale con il connazionale Juan Cuadrado (anche lui poi prelevato dall’Udinese).
Dopo un’annata condita da 7 reti in 29 gare, l’Udinese vuole scommetterci e lo riporta alla base; problematiche sempre legate a vicende fisiche e di sovrappeso lo porteranno a ritardare inevitabilmente la preparazione. In Friuli non riuscirà a dimostrare il suo intero valore, concludendo la sua avventura nel gennaio 2015 con 15 reti in 57 presenze, passando così alla Sampdoria per una cifra attorno ai 10 milioni di euro.
In Liguria riesce a trovare la fiducia e la continuità sufficiente, per poi essere prelevato dal Siviglia per 20 milioni, riuscendo così a giocare anche in Champions League. L’avventura andalusa non va come previsto, e nonostante la partecipazione alle coppe il centravanti colombiano fatica ad imporsi, per essere quindi ceduto alla Fiorentina nel gennaio 2019, in prestito con diritto di riscatto.
La situazione a Firenze è complicata, un calciomercato estivo basato interamente sui giovani fanno alzare il tasso di inesperienza della rosa, portando a problematiche di organico e tipo tattico.
Simeone non garantisce la continuità della stagione precedente, l’attacco dipende dai lampi di Chiesa, a centrocampo mancano dei pezzi importanti e la difesa, porta compresa, dimostrano lacune incredibili.
Muriel è arrivato a Firenze con l’unico, difficile compito, di segnare. Un inizio spumeggiante che fece innamorare il Franchi, con una doppietta da vero fenomeno in un pirotecnico 3-3 contro la Sampdoria; il primo gol è una serpentina partita da quasi metà campo, in cui il colombiano si mangia mezza difesa doriana per poi toccare dolcemente sul secondo palo, mentre il secondo nasce da un colpo di tacco appena prima della metà campo, dopo l’appoggio di Chiesa, che permette al colombiano stesso di sfruttare lo spazio disponibile per saltare l’uomo e per involarsi verso la porta.
Un inizio fenomenale, per poi ripetersi contro Chievo, Atalanta, Roma, Inter e Lazio.
Con l’arrivo di Montella, Luis perde il posto, e a fine anno non viene riscattato dal Siviglia.
Una scelta che ancora oggi fa discutere, e che non ha un colpevole ben preciso, vista la rotta di collisione totale tra dirigenza e tifosi ma anche l’arrivo di Commisso, che non ha aiutato nella migliore gestione delle “vecchie questioni”.
Un giocatore che avrebbe dichiarato amore a vita alla Fiorentina, un giocatore fenomenale, esplosivo, con senso del gol e dribbling.
Oggi si ritrova in una macchina perfetta, come quella rappresentata dall’Atalanta di Gasperini, dove da subentrato è quasi sempre incisivo e si sta ritagliando uno spazio importantissimo nonostante la concorrenza.
Non un semplice attaccante, poteva incarnare alla perfezione l’animo fiorentino, e ancora oggi siamo costretti a chiederci e ad immaginarci quanti problemi si sarebbero potuti risolvere con te, lì davanti.
Solamente 6 mesi, ma molto intensi, come fu con Mohamed Salah qualche anno prima.
Se sulla situazione dell’egiziano era quasi impossibile rimediare, sul colombiano si poteva intervenire sicuramente in maniera migliore, e oggi ci ritroviamo qui, ad osservare le tue reti in campionato in maglia orobica.

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