Tottenham-Juventus 1-2 e bianconeri nei quarti di finale di Champions, festa e abbracci in campo a Wembley, eppure la sera del 7 marzo negli spogliatoi Buffon parlò ai compagni abbassando gli occhi e dicendo più o meno questo: «Abbiamo trovato un aereo privato che ci porterà a Firenze domani mattina, ci sono i funerali di Davide. Se qualcuno di voi vuole venire si faccia trovare stanotte nella hall, noi partiamo alle 4 e mezzo». Pausa. «Capisco benissimo che vogliate restare a dormire dopo una partita come questa».

Il problema, quella notte, fu che praticamente tutta la Juve si ritrovò al piano terra per imbarcarsi sul piccolo jet inizialmente prenotato e pagato da Buffon e Allegri. Posti limitati, solo 12 compreso l’equipaggio e infatti sul charter Londra-Firenze sono saliti solo Allegri, Buffon, Chiellini, Benatia, Pjanic, Barzagli, Marchisio, Rugani e Landucci. A Firenze si presentò anche Bernardeschi che era arrivato direttamente da Torino, non avendo partecipato alla trasferta perché infortunato.

Altro retroscena: ai giocatori bianconeri era stato proposto di entrare in Santa Croce passando da un percorso riservato, ma Buffon a nome di tutti ha chiesto di presentarsi sul sagrato per testimoniare insieme ai compagni la propria vicinanza a Firenze. Non a caso il portiere ha parlato così a TuttoJuve.com: «Andare a Firenze per noi juventini non è mai semplice… Ma al nostro arrivo vedere i tifosi viola che ci hanno applaudito, che ci chiamavano e ci ringraziavano è stato molto bello. La nostra presenza li ha fatti sentire meno soli e questo mi ha reso orgoglioso. Era l’ultimo saluto non a un mio grande amico, ma a una delle più belle persone che ho trovato nello sport».

Angelo Giorgetti, La Nazione