di Flavio Ognissanti

Champions League, minuto 73 di Inter-Psv, la squadra nerazzurra segna con Icardi il gol del pareggio contro il Psv, una rete che in quel momento, grazie al risultato che arrivava da Barcellona, qualificava la banda di Spalletti agli ottavi. Dopo quel gol c’è un esultanza lunghissima, piena di abbracci, sorrisi, gioia, pacche. Un’esultanza, conclusa, con una tranquilla passerella fino al centro del campo per riprendere il gioco.

Peccato che poi, il Tottenham abbia pareggiato e l’Inter sia tornata a casa.

La mentalità vincente della squadra londinese c’è stata al momento del proprio gol del pareggio al Camp Nou, avrebbero potuto esultare, ma non lo hanno fatto, perchè volevano vincere a tutti i costi, eppure quel gol li avrebbe qualificati. Ma no, il Tottenham se n’è fregata, voleva vincere, senza guardare nessuna differenza reti.

L’Inter invece, la mentalità vincente ieri non sapeva nemmeno dove abitasse, invece di preoccuparsi di vincere la partita cosi da mettersi al riparo anche da un possibile pareggio (pareggio che poi è arrivato) ha pensato chiuso il discorso qualificazione con quel gol. L’esultanza prolungata lo dimostra.

La mentalità vincente vuole che arrivi sempre e comunque la vittoria, senza dipendere e guardare gli altri.

Esattamente l’opposto di quello che l’Inter ha fatto ieri. Pareggiare ed esulatare come se avesse passato il turno, con la tranquillità di non considerare un possibile pareggio inglese.

COSA C’ENTRA TUTTO QUESTO CON LA FIORENTINA?

C’entra. Perchè in questi mesi, in casa viola sta praticamente succedendo la stessa cosa.

Il tecnico viola Stefano Pioli, se avesse un briciolo di mentalità vincente si sarebbe preoccupato, dopo ogni pareggio, di vedere il bicchiere mezzo vuoto e di andare a colmare lacune evidenti che la squadra viola mostrava dopo ogni partita da settembre in poi. Lacune e difetti che poi si sono dimostrati letali con il passare delle settimane.

Mentre il mister gigliato, al termine di ogni gara, era sempre li con le solite frasi “Oggi non abbiamo perso, sono 3/4/5 partite che non perdiamo, la squadra mi è piaciuta ecc ecc” parole che hanno palesato uno spirito perdente che oggi è possibile vedere guardando giocare la Fiorentina e osservando la classifica.

Minuto 96 di Sassuolo-Fiorentina, dopo essere stata sotto per 3-1, Pezzella serve un assist perfetto a Mirallas che segna un bel gol, rete che significa pareggio e rimonta. Ma il buon Mirallas, anche se mancavano poco più di 40 secondi al termine, non ha pensato a festeggiare, ma è andato immediatamente a prendere la palla per provare a vincere.

Questo significa avere mentalità vincente. Eppure a fine gara i giocatori e il tecnico (cosa che poi ha fatto Pioli ha fatto) si potevano vantare di aver rimontato due gol in trasferta al Sassuolo.

Provare a vincere però, per Mirallas, era più importante di tutto, senza se e senza ma. Ecco, alla Fiorentina mancano 11 Mirallas da questo punto di vista, manca la voglia di vincere senza se e senza ma.

Vi ricordate Frosinone? Alla fine della partita mancava circa 1 minuto, si era sul pareggio, la Fiorentina aveva la palla e stava attaccando, probabilmente per la sua ultima volta nella partita, il buon Biraghi era in possesso del pallone, pronto a iniziare l’ultimo disperato attacco, ma lo ha messo fuori perchè un giocatore del Frosinone era per terra. Gesto da libro Cuore che però con la voglia di vincere non c’entra assolutamente nulla.

Una squadra che vuole vincere in quel caso se ne sbatte altamente della sceneggiata o del dolorino di questo o di quel giocatore e si butta in avanti sperando che la sua ultima azione sia quella che possa dare la vittoria. Nel caso poi ci penserà l’arbitro a fermare l’azione.

Il vincente trova sempre una strada, il perdente una scusa.

Basta ripensare e rileggere tutte le parole dette fino ad oggi da Pioli, seguito da Corvino, per vedere come in casa Fiorentina fino ad ora, si sia solo pensato ad una scusa e mai alla strada per vincere.