A fine primo tempo, ci sono venute in mente due cose: che la squadra non ci crede più. Non si spiegano altrimenti 45 minuti fatti di niente, di nulla assoluto. Arriviamo a dire… di totale menefreghismo. La seconda è che, in altri tempi (dopo un primo tempo simile), sarebbe venuto giù lo stadio. Dai fischi, dalle offese, dagli improperi… di tutto di più. E invece, avanti come se nulla fosse. Ma andiamo con ordine: la squadra non crede più all’Europa, questo è emerso dal primo tempo di Fiorentina-Lazio. Quantomeno non ci crede attraverso il campionato. Secondo aspetto, non meno importante: la squadra non crede più all’allenatore.  Pioli, oggi, appare come un buonista della prima ora che giustifica tutto e tutti, che trova sempre una scusa, che fa giocare sempre gli stessi, che sbaglia regolarmente approccio, formazione. Uno incapace di cambiare la partita con sostituzioni e/o correzioni di modulo. Una persona (umanamente rispettabilissimo, ci mancherebbe…) che esulta per un pareggio invece che disperarsi per una mancata vittoria. Capirete che… In ultimo, la squadra non crede più alla proprietà. Volete la riprova? Diego della Valle, da tempo immemore, non si fa vedere al Franchi. Sarà presente, invece, martedì 12 marzo in San Lorenzo alla commemorazione di Astori. Guarda caso… Perchè, ad esempio, non c’era in semifinale contro l’Atalanta? Oppure nei quarti contro la Roma? Vi rispondiamo noi: non c’era perchè non gliene frega niente. Assolutamente niente. Già da tempo, diremmo da anni. Almeno 13, dal 2006, dai tempi di Calciopoli. Insomma, la graduatoria finale fatela voi, ma il primo tempo contro la Lazio è la spia di una situazione di sfaldamento generale. Di disinteresse generale. Ultimo baluardo, il ritorno della semifinale di coppa Italia, Llì ci sarà la prova del nove. Quel giorno sarà questione di dentro o fuori. Per Pioli, per i Della Valle, per tutta la Firenze viola che vuol bene alla Fiorentina. Ed anche per quella che non le vuole bene.

A proposito, nessuno si è chiesto perchè a fine primo tempo nessuno abbia fischiato? Perchè nessuno abbia contestato? Perchè nessuno si sia alzato ed abbia urlato: “Bastardi, noi siamo Firenze. Non potete arrendervi così…” Ve lo diciamo noi: perchè la gente, nella fattispecie la curva Fiesole, non ci crede più. I tifosi hanno ormai scelto… questa è la Fiorentina dei Della Valle. Quindi, a chi interessa se la stessa Fiorentina (dei DV) perde, viene sconfitta, addirittura ridicolizzata? Al contrario, la Fiorentina della curva, di Firenze, dei tifosi, è un’altra. E’ quella che verrà. Non certo quella che ha già venduto Chiesa al migliore offerente. Oppure quella che, con troppa facilità, ha rinunciato a Badelj. Insomma, ci sono due Fiorentine: quella dei Della Valle, che gioca ma è come se fosse invisibile. Quella dei tifosi, che attende, che spera in un cambio di proprietà. Che confida in un futuro migliore, rigorosamente senza i fratellini marchigiani.

Altra considerazione: per la prima volta Pioli ha affrontato il discorso del suo rinnovo. Qualcuno può dire: gliel’ha chiesto il giornalista di Sky. Fosse stato per lui… Noi rispondiamo: quando mai Stefano Pioli (seppur sollecitato) ha affrontato l’argomento con tale dovizia di particolari? Con tale pervicacia e malcelata soddisfazione? Sembrava non aspettasse altro, ed infatti ha lanciato una serie di (non) risposte che hanno fatto la felicità di media e giornali. Noi, da parte nostra, riteniamo le parole di Pioli come il primo segnale d’addio. La prima avvisaglia che (da entrambe le parti) non c’è più feeling, non c’è più fiducia. A prescindere da come andrà in coppa Italia. Stefano Pioli, ormai è chiaro, non è un allenatore da Fiorentina. Non è tecnico per una società che punta sui giovani e che (di conseguenza) punta sul gioco, sullo spettacolo, sulla crescita dei calciatori. Stefano Pioli (per paradosso) è la persona migliore per costruire un gruppo. Allo stesso tempo è la persona peggiore per farlo crescere. Per farlo migliorare. Per farlo progredire, per poi magari ricavarci una plusvalenza. Può non piacere, ma la realtà dai Della Valle è questa. Prendere o lasciare.