Nel campionato italiano può succedere di tutto, ci sono ancora 9 partite da giocare”. Parole e musica (stonate) di Stefano Pioli. Difficile, in una sola dichiarazione, racchiudere tante imprecisioni, tante inesattezze. E stiamo bassi. Cominciamo col dire che Pioli (e la squadra) hanno definitivamente abbandonato il campionato. Lazio, Cagliari e Torino, come dire… tre indizi fanno una prova. Tre partite decisive, giocate come tre amichevoli del giovedì, e questo la dice lunga sulla motivazione del comparto tecnico viola. Seconda cosa: la Fiorentina è decima a 9 punti dal 7° posto (che non garantisce l’Europa League, ma solo i preliminari). Ha davanti tre squadre, una di queste è la Roma che andremo a visitare fra tre giorni. Il rischio è di andare a -12, per bene che vada saremo a -6. A 8 partite dalla fine. Terza: per recuperare 6 punti in sole 8 partite ci vorrebbe qualche vittoria in più (Lapalisse sarebbe orgoglioso di noi…) e non le misere 8 raggranellate nelle 29 partite sin qui disputate. Sopratutto evitare un altro degli stucchevoli, insopportabili, poveri, sterili, tristi, inutili, impalpabili… 14 pareggi… su 29 partite. Praticamente la metà, che nell’era dei tre punti è una specie di psicodramma. Quindi, su che base il signor Stefano Pioli sostiene che per la Fiorentina può succedere ancora di tutto? Con quali presupposti, con quali certezze ci viene a dire certe cose? Senza contare che Atalanta e Sampdoria vanno a velocità doppia, e la Roma (appunto) ha il match-ball mercoledì prossimo, in casa contro di noi. A proposito: la Roma di Ranieri, dopo il brodino con l’Empoli all’esordio, ha perso a Ferrara con la Spal ed in casa 4-1 col Napoli. Metteteci la naturale sete di vendetta dopo il 7-1 rimediato in coppa Italia, i remi in barca mostrati dall’undici di Pioli nelle ultime tre partite, e capirete che l’imbarcata (scusate il gioco di parole) è dietro l’angolo. Anche perchè Chiesa sarà ancora ai box (lo dovrà essere, in vista del 25 aprile) ed è evidente che senza di lui, tutti (ma proprio tutti) soffrono maledettamente. Anzi, spariscono proprio. Insomma, squadra avvisata…

  • Altra massima di mister Pioli: “la squadra ha fatto bene, certo che alla luce della classifica attuale il bicchiere non può essere mezzo pieno”. Intanto alleluja, padre Stefano ha ammesso che… dalle parti di viale Fanti, c’è qualcosa che non va. O quantomeno, che sarebbe potuto andare meglio. Allo stesso tempo, sempre secondo l’oracolo di Parma, contro il Torino la squadra ha fatto bene. Bah, ci permettiamo di dubitare. Anzi, avremmo voluto chiedergli: 1) che senso ha l’innesto di Dabo a 20 minuti dalla fine? Sul risultato di 1-1, con l’inutilità dell’ennesimo pareggio e la necessità (almeno provare a…) vincere una partita. 2) che senso ha Vlahovic al posto di Muriel? Ok, il colombiano si era visto poco (caro Luis, tu devi dare di più, sopratutto quando manca Chiesa), ma perchè togliere l’unico che, con un’intuizione, una giocata singola, può risolvere la partita? E ancora, domanda delle domande: 3) che senso ha mettere lo stesso Vlahovic (centravanti alla… Batistuta) sulla fascia destra. con Simeone al centro? Lo capirebbe anche un bambino che sarebbe stato logico il contrario. Per ruolo, per caratteristiche, per fisico, per altezza, per tutto ciò che volete… Lo avrebbero capito tutti. Meno che Pioli, che è pagato per questo. Dulcis in fundo: 4) che senso hanno i 6 minuti di Montiel? Niente a che vedere con i 6 minuti di Rivera, però… A parte che ha combinato più lui di Mirallas nei precedenti 84, e poi (per il principio di cui sopra) la partita bisognava provare a vincerla, a tutti i costi. Anche con un improvvisato 4-2-4: Veretout e Benassi a centrocampo, davanti Montiel, Simeone, Vlahovic e Muriel. E giù cross come se piovesse. Qualcuno può dire, e se il Torino c’infilava in contropiede? Pazienza, caro qualcuno, caro Pioli… pazienza. Almeno c’abbiamo provato. Non si arriva al 25 aprile in queste condizioni. O meglio, ci si arriva nel modo peggiore possibile: Roma, Frosinone, Bologna e Juventus, come le affrontiamo? Con quale spirito, con quale convinzione, con quale determinazione? Detto tra noi, caro mister (ripetiamo, gran persona, padre di famiglia, confessore di anime, bla, bla, bla…) non ci è rimasto che sperare in una giocata di Chiesa, un’accelerazione di Muriel, un recupero di Pezzella, una parata di Lafont. Lo stesso nell’eventuale finale del 15 maggio, due partite secche dove anche la fortuna può avere la meglio. Fortuna, solo fortuna, perchè se puntiamo su gioco ed organizzazione… lasciamo perdere.

Finita la partita, siamo andati tutti in piazza Signoria, dove la storia viola faceva bella mostra di se: Gabriel Batistuta e Giancarlo Antognoni. Ok, la festa era per il Re Leone, per i suoi primi 50 anni. Però, quando il Capitano è salito sul palco, ha calciato un pallone, ha parlato alla folla… ci siamo ricordati che la Fiorentina ha una storia gloriosa, che i tifosi devono voler bene a quella storia, che abbiamo vinto solo due scudetti in 90 anni (è vero) ma abbiamo visto il miglior centravanti e la migliore mezzala della storia del calcio. Magari insieme ad altri, ma non inferiori ad altri. Parola di Maradona. Quindi, un altro anno è andato, aspettiamo il responso della coppa Italia, ma la piazza Signoria di oggi ci deve insegnare che la Fiorentina c’è stata, c’è, e sempre ci sarà. Almeno finchè ci saranno Firenze ed i fiorentini…