Toscana doc, nata a Firenze. Pazza di calcio e innamorata della Fiorentina, squadra dov’è cresciuta professionalmente e per cui tutt’oggi fa il tifo. Ecco l’intervista sul sito di Gianluca di Marzio a Elena Linari:

“Sia di quella femminile, certo, ma anche della maschile”. Anzi, soprattutto. “Sono sfegatata! Seguo tutte le partite, il mio è un amore incondizionato. In curva non ci sono mai andata, perché ero piccola, però mio nonno mi portava sempre in un settore lì vicino”.Giocatore preferito? Il nome è e sarà sempre uno solo: “Davide Astori”.

Il ricordo è nitido. “L’ho conosciuto poco prima che se ne andasse e quell’incontro mi ha segnata profondamente”. Nodo in gola e cuore che pesa ancora tanto. Ma Elena guarda avanti. “Gioco in difesa e nella Fiorentina attuale mi rivedo in Pezzella. Ah aspetta, a proposito di Fiorentina, mi sta passando davanti Savic…”. La voce s’illumina, chiaramente emozionata. Il ‘Linari’ maschile dell’Atletico è lui? “Qui tutti mi paragonano a José Maria Gimenez. Dicono che siamo molto simili nello stile. E come paragone mi piace: lui è uruguaiano, un mastino. Una qualità che in realtà a me un po’ manca”.Fiuto del gol voto: “Sette”.

Elena ci racconta. “Ci sono andata vicinissima contro il Manchester City in Champions. Non è entrata, per poco. Aspetto il momento giusto”. Che arriverà. D’altronde, una come lei, non ha mai avuto paura di lottare, anche contro i pregiudizi di chi non concepisce il pallone in rosa. “Non mi sono mai domandata ‘gioco a calcio?’ perché in cuor mio ho sempre saputo che lo avrei fatto. E’ una passione di famiglia. Papà è stato portiere, allenatore e poi arbitro. Anche suo fratello è in questo mondo da tempo. Pensa: quando ero nel pancione di mamma, poco prima che nascessi, lei è andata allo stadio a vedere una partita! Credo sia destino. A cinque anni tiravo quattro calci a un pallone con i ragazzini al parco, per divertirmi, e un giorno uno di loro mi propose di fare un provino per una squadra. ‘Vedi se ti piace’. Facevo anche nuoto, ma la mia scelta è stata facile”.

Il calcio femminile spagnolo, visto attraverso il filtro dell’Atletico Madrid, è un altro mondo rispetto all’Italia. Elena ci segna in rosso le differenze. “Qui è considerato un lavoro in tutto e per tutto. Ecco perché tutte le necessità di una calciatrice diventano primarie: se non ti presenti dal fisioterapista per i trattamenti rischi la multa! Qui, in Spagna. In Italia non funziona così: spesso non c’è il personale adeguato, gli allenamenti generalmente sono ad orari serali, le giocatrici fanno anche altri mestieri. E poi c’è tanta diffidenza, a partire dai genitori. Non è il caso dell’ambiente della Fiorentina, parlo in generale. L’Atletico Madrid ha deciso di investire seriamente e in modo spontaneo in questo progetto femminile ormai da 4/5 anni e i risultati si stanno vedendo eccome: le strutture sono di altissimo livello, il contesto è familiare ma allo stesso tempo super professionale”.