Miralem Pjanic e Gonzalo Higuain hanno fatto scuola e l’estate del 2016 ha sicuramente segnato un punto di svolta per il calcio italiano sull’utilizzo e l’evoluzione di uno degli strumenti che, nell’ultimo periodo, hanno concesso di animare il calciomercato italiano e non solo: la clausola rescissoria.

Richiesta dai giocatori, proposta con entusiasmo dai presidenti, la clausola rescissoria è un’arma che accontenta tutte le parti chiamate in causa che, soprattutto negli ultimi anni, faticano a sedersi attorno ad un tavolo per trattare cessioni e/o acquisti con società rivali, storiche e moderne. Di fatto la clausola consente a chi vende di avere una scusante nei confronti dei propri tifosi, di scaricare la colpa sul giocatore e non sulla necessità economica del club e, inoltre, consente ai giocatori desiderosi di cambiare aria di avere un’arma concreta per liberarsi dal giogo dei contratti sottoscritti senza la necessità di minacciare ritorsioni o mal di pancia.

L’inserimento della clausola rescissoria nei contratti è quindi spinta da più parti e spesso si traduce nell’elemento più importante che porta alla firma di agognati rinnovi. E’ stato il caso di Mauro Icardi, che nel momento del suo rinnovo con l’Inter ha ottenuto l’inserimento di una clausola da 110 milioni valida solo per l’estero. Una clausola che hanno anche Andrea Belotti (100 milioni per l’estero) e Nikola Kalinic (50 milioni), ma che hanno anche tantissimi altri giocatori di “media fascia” come i vari Hysaj, Rog, Zielinski, Brozovic, Muriel e la lista continua.

La clausola è un’arma potente, ma può rivelarsi a doppio taglio sia per le società che per i giocatori. Può esserlo soprattutto nel caso di giovani in rampa di lancio che, con il passare del tempo possono aumentare e superare il valore messo nero su bianco come clausola. E’ il caso proprio di Schick (per cui la Sampdoria vuole aumentare la clausola da 25 milioni), ma può valere anche per quei giocatori che, oggi, stanno trattando delicatissimi rinnovi. Lo è per Gigio Donnarumma, con il Milan che, oggi, non vorrebbe fissare un tetto troppo basso per un talento “senza limiti”. Lo è al contrario per Federico Bernardeschi che oggi, senza clausola, ha tantissimo mercato, ma che la Fiorentina vorrebbe “blindare” con una clausola da oltre 50 milioni. Una cifra fuori mercato che complicherebbe un eventuale suo addio.

E gli allenatori? Anche tanti di loro ne hanno una. Ce l’avrà a partire dal 2018 Maurizio Sarri. Basteranno 8 milioni per liberarlo dal Napoli (o 1 a De Laurentiis per esonerarlo). Ce l’ha Eusebio Di Francesco, in pole per il dopo-Sousa a Firenze e dopo-Spalletti a Roma. Ce l’ha, ed è altissima, anche Diego Simeone (25 milioni) corteggiato dall’Inter per la prossima estate. Cifre raggiungibili, vero, ma non per tutti. E non è sicuramente il caso di Messi, la cui clausola è fissata a 250 milioni e non lo sarà neanche quella di Gareth Bale, che secondo rumors provenienti da Madrid sta ascoltando una proposta con clausola da 1 miliardo per essere blindato totalemente dal Real Madrid.

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