Siamo onesti, la Fiorentina vince il quadrangolare di Duisburg (comunque un trofeo in bacheca), ma non convince. Due pareggi per 0-0, trasformatisi in due vittorie… ai rigori. Sarà perchè gli avversari erano avanti nella preparazione (il Duisburg esordisce il 6 agosto, il Fuhlam 5 giorni dopo, la Fiorentina addirittura il 19). Sarà perchè (come ha detto Pioli) il TAS ha tolto energie. Sarà infine perchè, senza preliminari di Europa League, i carichi di lavoro sono di nuovo cambiati. E di certo non alleggeriti. Ma la squadra viola è sembrata indietro, poco brillante. In una parola: pesante. Bene Chiesa, Hancko, Pezzella e Vitor Hugo. Benino Simeone e Dabo. Maluccio Eysseric e Benassi. Ma gli ultimi due non sono una novità, e su di loro andrà fatta una riflessione. Però c’è un nome che si erge sopra a tutti, che di questo passo “rischia” di diventare un crack: Alban Lafont. Portierino francese di 19 anni, altezza 195 cm, particolare da non sottovalutare… tutto della Fiorentina. Che in tempo di prestiti sospetti, non è poco. Lungi da noi dal beatificarlo, dal caricarlo di responsabilità eccessive, però… tre rigori parati (e ripetiamo parati, non sbagliati dagli avversari), zero gol subìti, due interventi degni di nota, una naturalezza con i piedi che in tre anni della coppia Tatarusanu-Sportiello avevamo dimenticato. Grinta e personalità da vendere. Ed una sicurezza non indifferente trasmessa alla difesa, oggi apparsa impenetrabile più di sempre. Eh già perchè, la Fiorentina di Pioli avrà pure difficoltà ad andare in rete (purtroppo è così, non lo possiamo negare), allo stesso tempo è sembrata solida, granitica, imperforabile. Sopratutto serena, dall’alto di difensori esperti e di qualità, dall’altissimo di un portiere (seppur giovane) di carattere e qualità.

Ricordate Nikola Milenkovic su Higuain? Era il 9 febbraio 2018, ed il giovane serbo mise la fronte su quella del malcapitato argentino: 19 anni contro 30, nessun pedigree contro coppe, scudetti ed una finale mondiale. Eppure (tra i due) quello scafato sembrò Nikola. E da quel giorno il pubblico viola lo ha eletto: “uno di noi”. Bene, seppur in scala minore (come contesto ed avversario) Alban Lafont ha replicato la scena: uscita alta, il francesino si prepara a rilanciare l’azione, Verhoeck lo contrasta irregolarmente… Non doveva farlo, perchè Alban lo affronta… in tutti i sensi. Proprio come fece Milenkovic con Higuain. (Leggi qui l’anticipazione di Labaroviola). Ma non finisce qui: sull’8-8, Sessegnon del Fuhlam si presenta sul dischetto per l’ennesimo rigore decisivo. Lafont, dopo le prodezze contro il Duisburg, ha dovuto raccogliere 8 palloni in fondo alla rete: alcuni li aveva intuiti, altri nemmeno visti. Ma il tempo lavora per lui. Il colored calcia alla destra del francese, Alban si allunga, devia, e si lascia andare ad un’esultanza rabbiosa. Piena di forza ed entusiasmo. Ceccherini completerà l’opera, realizzando il nono rigore. Quello della vittoria finale. Ciò che resta negli occhi è un ragazzo di 19 anni, pagato 8,5 milioni di euro, che in 90′ ha già conquistato i tifosi viola. E poco importa se la “Cup of Tradition” vale quanto la Coppa del Nonno. La Fiorentina, i tifosi, la piazza di Firenze, hanno bisogno di ripartire da qualcosa di positivo. Da qualcuno che gli possa dare una speranza. Contro gufi e striscioni di contestazione. Ripetiamo, è presto per parlare, ma Alban Lafont ha convinto tutti. E, vista l’età, non può che migliorare.

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