25 Ottobre 2021 · 15:56
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Il derby di Roma lo vince la Lazio, Fiorentina adesso al quarto posto. Mourinho raggiunto

Una partita bellissima, un derby pazzesco. Lo vince la Lazio di Sarri. Adesso la Fiorentina raggiunge la Roma in classifica

Lazio contro Roma finisce 3-2 in un’altra partita che è un biglietto da visita per raccontare che il bistrattato calcio italiano sta iniziando a suon di spettacolo, a uscire dal tunnel e dal torpore. Con le idee. Col gioco. E con due fotografie, che ben raccontano questa partita. Quando Pedro segna, il più classico dei gol degli ex, alza le braccia al cielo e poi corre verso la panchina da abbracciare Maurizio Sarri. La Lazio è qui, in una stretta, in un riscatto, in quel che per molti è l’alba di una storia nuova. Quando Roger Ibanez fa il gol che riapre la partita, la telecamera subito indugia su José Mourinho. Guarda l’orologio e sbatte l’indice sul quadrante. ‘Calma, calma’. Il tempo sfugge solo a chi non vive di pazienti sogni e di grandi obiettivi. Stavolta è mancato, stavolta ride Sarri e quelle lancette, a Mourinho, non basteranno per ribaltare il mondo. Ma che spettacolo.

Il derby è bellissimo e fa seguito all’altra grande sfida di questa giornata tra Inter e Atalanta. Come se il calcio italiano si fosse destato dal torpore e dall’eccessivo e prudenziale tatticismo. Il nuovo corso del calcio nostrano ha pervaso pure lo Special One, che è ben altro rispetto a quello degli autobus parcheggiati. Troppi spazi e praterie son la storia pure di errori e sbavature, ma al netto delle lacrime dei puristi, è un gran bel vedere. La Lazio è quella che parte meglio, e neppure di poco. Dopo dieci minuti Felipe Anderson vede Milinkovic-Savic che scova un tunnel tra Veretout e Mancini: il centrocampista si ferma, il centrale si muove male. Il serbo stacco davanti a Rui Patricio che lo stende e lo travolge. Il serbo, prima, la tocca di testa e la Nord esplode di gioia. Dopo dieci minuti c’è il più classico dei gol dell’ex, lo firma Pedro con un piattone sul quale la Roma si fa trovare impreparata.

La formazione di Mourinho però c’è: prima Reina ne sventa due, su un tiro di Veretout e su un tap in di uno Zaniolo non troppo ispirato. Però poi Ibanez, in chiusura di primo tempo, salta dove nessun altro arriva e lì lo spagnolo coi guantoni di casa Sarri non può far miracoli. E’ allora che Mourinho predica la calma, orologio all’indice. Immobile ne sbaglia uno di cattiveria nel primo tempo e ne spara uno a lato, in diagonale, che sarebbe stato un capolavoro in apertura di ripresa. Però, quando Luis Alberto lo serve in profondità, è di una straordinaria generosità. Doppia Mancini in velocità e converge al centro: l’istinto della punta vorrebbe la conclusione, però l’attaccante azzurro serve Felipe Anderson. E’ il terzo, la gara sembra chiusa.

Sembra. Perché al sessantanovesimo Guida vede un contatto in area tra Akpa Akpro e Zaniolo: proteste biancocelesti ma il check al VAR conferma. Così Veretout tira forte e, seppur intuisca, Reina non c’arriva. E’ un derby bellissimo. Il ventidue, dopo il rigore conquistato, è lo squillo di tromba per la carica finale. Un suo destro, dopo essersi messo in proprio su quella fascia, trova un Reina ispirato e plastico nella deviazione. La classica girandola dei cambi va avanti, Zaniolo esce e lo fa pure Immobile. Entra anche Zalewski e non è un ingresso banale: il giovane talento polacco ha perso il padre negli scorsi giorni. Mourinho gli ha chiesto a lui di decidere se esser della partita o meno. Ha detto di sì, perché davanti alle cose più grandi del calcio, di questo pomeriggio, di questa partita, di questo derby, non c’è una scelta migliore ma ce n’è solo una. Ed è quella. Di un ragazzo che ha un talento sconfinato e che ha scelto, lui nato in Italia, di giocar per la Nazionale del padre e della madre. Ma lo fa con la squadra del suo cuore, che sì ha perso un derby ma dimostrando di esserci. Di aver solo iniziato un percorso, fatto d’inciampi, così come la Lazio ha scoperto oggi un Sarrismo tutto suo. Ne gode pure il calcio italiano. Bello, finalmente. Come non lo era da tanto tempo. Il racconto di TMW

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