27 Settembre 2021 · 00:32
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Il debutto di Ronaldo in Premier non sarà visibile in Inghilterra, colpa di una regola anni 50

Sarà la partita più attesa in Inghilterra in questo week end, quella del ritorno di Ronaldo al Manchester United, ma non sarà visibile da chi vive in Gran Bretagna

Ci sono due crisi dal respiro popolare che hanno molto agitato i primi giorni di Cristiano Ronaldo a Manchester. La prima è risolta. Il numero di maglia: aiuto – ha gridato il grande circo dei media – il 7 è di Cavani, adesso che si fa. Niente, che volete che si faccia. Cavani glielo ha ceduto per non provocare una crisi economico-finanziaria intorno a un brand (CR7) mediatico e commerciale. Casomai, come ha scritto il Times, la questione è diversa: sarà disposto allo stesso modo Bruno Fernandes a cedergli punizioni e rigori? Anche questo, vedrete, non sarà un problema. La relazione tra i due è stabile e collaudata in Nazionale. La seconda crisi è in corso e riguarda la tv. La tv e le abitudini della società inglese.

Così come stanno le cose, il secondo debutto di Cristiano Ronaldo con la maglia dello United sarà trasmesso in tutto il mondo, ma non in Gran Bretagna. La Premier League manderà sabato 11 settembre le immagini di Manchester-Newcastle in 189 paesi e nel Regno no, non se ne parla. È successo che la partita non sia stata inizialmente inserita da Sky Sports, BT Sport o Amazon tra quelle da mandare in diretta, così il suo inizio è rimasto fissato alle tre del pomeriggio ora locale, le quattro in Italia, nella fascia perciò soggetta al blackout in vigore da quando esiste l’abbuffata del calcio in tv. Come si sa, in Inghilterra ci si ingozza meno che altrove.

L’articolo 48 dello statuto UEFA consente a tutti i paesi di individuare nel fine settimana uno slot di due ore e mezza in cui il calcio in diretta viene bandito dagli schermi. Pare che sia in vigore dagli anni ‘50, in Inghilterra se ne avvalgono dal 1987, da quando cioè ITV ha firmato un accordo con la Football League. Di fronte alla tele-invasione globale, campionati esteri compresi, l’Inghilterra ha scolpito come legge nella pietra questa facoltà concessa dalla Uefa e insieme ai network ha fissato una “no-football zone” tra le 14.45 e le 17.15. Vale per tutte le partite: inglesi e straniere. Tre anni fa venne stoppata Eleven Sports che progettava di diffondere due partite della Liga e della Serie A in quella finestra. Ronaldo già venne oscurato nel giorno del debutto con la maglia della Juventus. La partita contro il Chievo iniziò alle 18 italiane, le 17 in Inghilterra, e il primo quarto d’ora rientrava nella fascia protetta.

Protetta per cosa? Come spiega il magazine The Athletic, che si è occupato dettagliatamente della storia, il bando serve a limitare le distrazioni dalle partite delle serie inferiori che si svolgono in Inghilterra in quelle ore così tipiche e così legate alla fruizione tradizionale. Sabato pomeriggio, mentre Ronaldo metterà la 7 che gli ha lasciato Cavani e andrà in campo all’Old Trafford, si giocheranno contemporaneamente 12 partite di League One (la serie C). Shaun Harvey, amministratore delegato della Lega fino a due anni fa, ha fatto la domanda chiave: “I tifosi di quei club deciderebbero di guardare il debutto di Ronaldo al pub o a casa in televisione, oppure di andare alla partita?”. E chi lo sa, chi può dirlo. La cosa più probabile è che ci sia l’uno e l’altro, sebbene il quadro inglese resti molto tipico e molto unico, con un legame tra la comunità e la propria squadra che va oltre la categoria e il campionato di appartenenza.

Secondo Andy Cairns, ex direttore esecutivo di Sky Sports News, il bando finirà prima o poi per cadere. Il grimaldello con il quale verrà scardinato il divieto è l’allarme per la pirateria. Ma la federcalcio inglese non è intenzionata a rimuovere la protezione per le partite minori. Un’altra strada sarebbe portare la questione dinanzi al congresso Uefa rimuovendo a monte l’articolo 48, del quale si avvalgono in Europa solo Inghilterra, Scozia e Montenegro. Una clausola dell’articolo 48, rivela The Athletic, prevede che almeno il 50% delle partite nelle prime due divisioni inglesi debba iniziare alle 15 per poter entrare in vigore. Sempre Harvey afferma che “rimuovere il black-out sarebbe come aprire il vaso di Pandora”. Le analisi sulla sua efficacia e sul suo impatto sono difformi tra loro, oscillano secondo i giorni della settimana, i periodi dell’anno, le partite implicate. Di certo c’è che la finestra che gli inglesi continuano a giudicare come la preferita per andare allo stadio è quella delle tre del pomeriggio al sabato.

In un recente sondaggio risulta la più gradita al 68% degli intervistati. Il 32% degli spettatori della Premier si dice riluttante a comprare il biglietto in un altro momento e solo l’8% cambierebbe qualcosa nella copertura televisiva del campionato. In base alle norme attuali, il Manchester United potrà mostrare sulla sua app, sul suo sito e sui suoi canali social qualche filmato fino a un quarto d’ora prima della palla al centro, poi avrà il diritto di diffondere due minuti di sintesi verso le sette di sera ora locale. Per tutto il resto, se ne parla dopo mezzanotte. A quel punto Sky Sports avrà già mostrato i suoi highlights (dalle 17.15 in poi). Arrendetevi, noi vedremo Ronaldo e voi no. Lo scrive Gazzetta.it

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