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Franchi, finanziamento bloccati ed i costi sono saliti a 70 milioni. Fiorentina non intenzionata a coprirlo 
Rassegna Stampa

Franchi, finanziamento bloccati ed i costi sono saliti a 70 milioni. Fiorentina non intenzionata a coprirlo 

Redazione

23 Aprile · 09:39

Aggiornamento: 23 Aprile 2023 · 09:39

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L’Europa boccia il finanziamento di 55 milioni per lo stadio Franchi, un quarto del costo totale di 200 milioni, ma la linea del sindaco Dario Nardella è andare avanti col progetto. «Gli stadi di Venezia e Firenze non avranno risorse Pnrr» ha fatto sapere il ministro Raffaele Fitto confermando una decisione che pareva già presa quando, un mesetto fa, sono usciti i primi dubbi. La Commissione europea «ha confermato la non eleggibilità di questi interventi nell’ambito dei Piani urbani integrati». In attesa delle ragioni ufficiali, il rifacimento del Franchi pare non risultare coerente con un finanziamento per le aree disagiate. Un primo ostacolo che si è poi intrecciato alla trattativa tra Governo ed Europa per ottenere la terza rata del Pnrr, dopo la verifica di una serie di obiettivi.

L’altro aspetto da chiarire è l’entità della perdita: a questi 55 milioni se n’erano aggiunti 15, per un totale di 70, per sostenere l’aumento dei costi. Un incremento arrivato con un decreto del Governo e che quindi ora resta in bilico in attesa di capire come sarà sostituito il finanziamento saltato. Non sembra intenzionata a coprirlo la Fiorentina, almeno non su un progetto di cui non ha pieno controllo, ma legata al restyling c’è la trattativa per il futuro utilizzo dell’impianto che pesa molto sul bilancio della società.

«Siamo delusi, per noi il procedimento era corretto, tanto che lo Stato più di un anno fa ci ha attribuito il finanziamento con apposito decreto interministeriale sul quale nessuno fino a ieri aveva mosso formali obiezioni» il commento di Nardella. «Firenze subisce un danno grave, ingiusto e ingiustificabile pur avendo rispettato i tempi e ricevuto 40 autorizzazioni. C’è chi ha remato contro Firenze e la Fiorentina e chi ancora spera che il Franchi faccia la fine del Flaminio di Roma, abbandonato e degradato». «Noi non ci arrendiamo minimamente» ha assicurato. «Non fermiamo la procedura di gara pubblica già avviata, abbiamo speso già 8,5 milioni di euro nella progettazione e nella relativa verifica». Per farlo restano i 123 milioni già assegnati dal Ministero della cultura attraverso il Pnc, il piano nazionale complementare al Pnrr che impone quindi di completare i cantieri dello stadio entro il 2026.

Se Nardella ha ringraziato «il Governo per aver difeso il progetto», per Federico Gianassi, deputato Pd, «l’Unione europea e il Governo italiano perdono credibilità. Non è concepibile che l’Ue cambi le carte in tavola e non è ammissibile che il Governo non sia in grado di difendere le risorse che i precedenti avevano lasciato in eredità al Paese».

«Auspico che la Commissione europea trovi una soluzione, ma mi pare che questo no sia perentorio — è il parere del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi — «per sbloccare la situazione forse si potrebbe usare il nome di Firenze che va al di là della politica, il nome di Firenze potrebbe essere la chiave per indurre la Commissione europea a cambiare idea. Poi comunque dal punto di vista economico la partita è in mano al ministro Fitto». «Ho ricevuto a lungo gli eredi di Nervi — ha aggiunto — i quali erano sul piede di guerra per questa ristrutturazione. Quindi, anche se fossero arrivati tutti i soldi, si sarebbe comunque aperto il problema relativo al restauro».

Un assist per il sindaco arriva anche dal presidente dell’Anci Antonio De Caro, che più volte, proprio per difendere tutti i finanziamenti legati al Pnrr e ai Piani Urbani, aveva incontrato Fitto: «Condivido il rammarico — ha detto De Caro — e lo stupore dei sindaci di Firenze e Venezia per la decisione assunta dalla Commissione europea avversa al finanziamento di due progetti che erano stati considerati corrispondenti ai requisiti. Ci aspettiamo che il governo trovi la strada e le risorse per realizzare queste opere. Non possiamo assolutamente rischiare di compromettere questi progetti e il loro valore per le comunità». Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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