5 Marzo 2021 · 20:56
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Crotone: Sviluppo manovra avviene in ampiezza. L’indole offensiva degli esterni concede ampi spazi

La Fiorentina in cerca di riscatto al Franchi contro il fanalino di coda Crotone dopo l'umiliante ko preso a Napoli una settimana fa

FIORENTINA-CROTONE

Incrocio numero 5 in Serie A tra le due squadre: nei 4 precedenti sono arrivate due vittorie per la Fiorentina, un pareggio e un successo del Crotone. I viola hanno segnato almeno un gol in tutti gli incontri e sono imbattuti in casa. Con una vittoria, la squadra di Prandelli eguaglierebbe lo stesso bottino ottenuto a questo punto del campionato nella passata stagione (21 punti e 5 vittorie). Cerca di invertire la rotta il Crotone, che in Serie A non vince una partita in trasferta dall’aprile 2018: la squadra calabrese è quella che in questo campionato ha ottenuto il minor numero di punti fuori casa (2). Tra i possibili protagonisti in casa viola c’è Callejon: l’ex Napoli è l’unico giocatore della rosa della Fiorentina ad aver già segnato al Crotone in Serie A.

GIOVANNI STROPPA MODULO E TATTICHE

Sistema di base: 3-5-2

Sistema in fase di possesso: 3-1-2-4

Sistema in fase di non possesso5-3-2 / 3-4-1-2 / 4-4-2

FASE DI POSSESSO
In fase di possesso, il Crotone si dispone solitamente con un 3-1-2-4  Golemić rimane fuori dall’inquadratura, ma è allineato con Spolli e Marrone), con gli esterni Mazzotta e Molina/Mustacchio che si spingono in avanti sino ad allinearsi ai due attaccanti. Al contempo, le due mezzali Benali e Crociata/Zanellato si alzano rispetto a Barberis, che rimane a supporto dei difensori e, contestualmente, spezza la linea di pressione dei centrocampisti avversari aprendo lo spazio per gli inserimenti dei due compagni di reparto. Nelle situazioni di vantaggio, la disposizione può poi ammorbidirsi su un 3-1-4-2, con gli esterni, uno o entrambi, che rinunciano parzialmente all’attacco della profondità per dare più supporto alle mezzali, creando maggiore densità a centrocampo e ostruzione alle linee di passaggio e agli inserimenti.

Costruzione
La manovra crotonese ha origine prevalentemente dal basso. Tale scelta, oltre a essere conseguenza del credo tattico di Stroppa e dell’ottima qualità tecnica media della squadra, è sicuramente rafforzata dalle doti non eccelse di Cordaz sui rinvii lunghi. Il portiere scuola-Inter è infatti maggiormente predisposto a giocate corte e/o basse.

Il pallone lungo non è comunque un’opzione totalmente scartata. Generalmente, è uno dei due “terzi” della difesa, Marrone/Cuomo o Golemić, a cercare tale soluzione, per lo più volta a scavalcare il primo pressing e a imbeccare l’esterno sulla fascia opposta.

Quando si costruisce dal basso, Barberis compie il suo classico movimento ad arretrare e i difensori cercano uno dei due esterni, Mazzotta o Molina/Mustacchio, oppure vanno direttamente lungolinea da una delle due mezzali che si allarga a ricevere. Golemić è colui che più di tutti si occupa della fase di impostazione, non solo per le sue ottime doti con il pallone tra i piedi, ma anche perché con i suoi cambi di gioco può innescare i compagni che agiscono nella zona destra del campo, la più frequentata per lo sviluppo dell’azione. Tra i difensori, il serbo è anche quello che tende a sganciarsi di più rispetto a Marrone/Cuomo. In questo caso, è Barberis ad abbassarsi sulla linea di difesa per coprire. Se l’impostazione è invece affidata al mediano genovese, egli avanzerà palla al piede cercando prevalentemente la verticalizzazione sull’esterno.

Sui pochi palloni lunghi giocati, si punta invece a premiare gli inserimenti dei laterali, che cercano costantemente la profondità e contribuiscono, insieme alle mezzali, a creare spesso situazioni con sei uomini nella trequarti offensiva.

Sviluppo
In questa fase, le dinamiche ricorrenti sono essenzialmente tre. Gli esterni si abbassano e creano spazio per gli inserimenti delle mezzali, innescate dai difensori o da Barberis (in alternativa da Benali, che a volte si scambia la posizione con il numero 18). Al contrario, una delle due mezzali si può abbassare e creare spazio per le incursioni degli esterni. Ancora, uno dei due attaccanti si abbassa per una triangolazione con un centrocampista e un esterno. Se si verifica quest’ultima opzione, l’azione può progredire anche per vie centrali, con l’attaccante che fa da sponda all’inserimento della mezzala o dell’esterno. Questa dinamica avviene soprattutto a destra, dal momento che sia Messias che Molina, l’uno mancino e l’altro ambidestro, hanno nelle proprie possibilità quella di accentrarsi e ritrovarsi sul piede forte.

In generale, comunque, lo sviluppo tende a verificarsi in ampiezza, con la triangolazione a tre interpreti che risulta la giocata prediletta. Gli esterni e le mezzali rimangono sempre molto alti, a ridosso o in linea con attaccanti. Benali tende ad abbassarsi di più, mentre Crociata preferisce sganciarsi e cercare l’inserimento. Generalmente, comunque, ad arretrare per contribuire allo sviluppo è la mezzala che si trova sul lato dal quale l’azione progredisce. A destra, quindi, la funzione di Benali è quella di offrire una sponda per l’uno-due a Molina. In alternativa, è Messias a dare man forte alla manovra, facendo da perno a una triangolazione che possa liberare sulla fascia uno tra Benali o, più frequentemente, Molina. Colui che non si inserisce, in ogni caso, seguirà l’azione restando a rimorchio al limite dell’area, per un’eventuale conclusione da fuori. A sinistra, invece, meno frequenti sono i movimenti ad abbassarsi di Simy, mentre Mazzotta e Crociata si scambiano spesso la posizione, nel momento in cui l’uno cerca di premiare l’incursione dell’altro sulla fascia. Tale giocata, comunque, è ricorrente nel momento in cui le vie di passaggio sugli esterni sono ostruite. In questi casi, uno dei centrocampisti si incarica di saltare la linea di pressione della mediana rivale cercando l’esterno sulla parte opposta, sempre pronto a proporsi in profondità. Il gol del 2-1 nasce proprio in questo modo, con Crociata che salta l’uomo e allarga su Molina, che poi piazza l’assist vincente per Simy. Molto spesso, Mazzotta segue l’azione che si sviluppa sul lato opposto cercando di suggerire un cambio di gioco con un inserimento sul secondo palo.

In fase di sviluppo, il Crotone riesce già a posizionare molti uomini a ridosso della linea difensiva del Venezia, generalmente 6. Le mezzali che salgono creano molto affollamento nella trequarti avversaria. Mentre Crociata tende a rimanere molto alto, Benali si tiene pronto ad abbassarsi nel caso in cui Barberis avanzi, per dare copertura.

Rifinitura e finalizzazione
Coerentemente con un gioco che si sviluppa per lo più sulle fasce, le azioni crotonesi si concludono nella maggior parte dei casi con un cross/traversone, la cui destinazione è spesso la testa di Simy. Per creare più spazio intorno al proprio attaccante, risulta funzionale l’aggressione massiccia dell’area di rigore, che porta spesso ad avere cinque o sei uomini a creare densità nello spazio adiacente al portiere.

L’alternativa praticata più spesso è la conclusione da fuori, in virtù ancora di un costante lavoro di rimorchio delle mezzali, pronte a offrire una rapida soluzione a colui che si ritrova ostacolato nel proprio tentativo di mettere la palla in mezzo. Ancora, a sinistra si cerca spesso la soluzione che possa portare al tiro Mazzotta. Questa strada è resa ancor più agevole dalla mobilità di Messias, che alla mezz’ora circa cambia fascia palla piede, creando superiorità numerica, e serve Crociata, rapido a sua volta a premiare l’incursione di Mazzotta. Tutti i movimenti sulla trequarti offensiva, comunque, ruotano intorno a Simy, che rappresenta il perno, il punto di riferimento tenuto maggiormente d’occhio nell’area avversaria, fattore che i compagni cercano di sfruttare per cercare gli spazi necessari a trovare il guizzo vincente. Il giro-palla prolungato caratterizza anche le fasi ultime dell’azione crotonese, per cui prevale un atteggiamento di generale pazienza in attesa del momento giusto, anche quando la sfera si avvicina agli ultimi metri dai pali difesi da Lezzerini.

Transizione positiva
Per quanto riguarda il recupero palla, si registra un atteggiamento generalmente non ossessionato dalla ricerca immediata del contrattacco. Certamente, se la transizione positiva si verifica nella trequarti avversaria, i pitagorici sfruttano la capacità delle proprie mezzali di inserirsi rapidamente per creare subito una situazione ottimale e mettere numericamente in affanno la difesa avversaria. Lo stesso gol del 2-1, nato da un pallone recuperato, dimostra l’abilità della squadra di portare in modo repentino un gran numero di uomini nell’area veneziana. Se il pallone viene invece recuperato a centrocampo o, come avviene più spesso, direttamente nella propria trequarti, prevale un consolidamento del possesso, in attesa che ogni interprete si ricollochi nella propria posizione più congegnale.

FASE DI NON POSSESSO
Lo schieramento in fase di non possesso è sicuramente tra le evidenze più significative che rappresentano la versatilità del modello di gioco proposto da Stroppa. In situazione di vantaggio, come si può riscontrare poco dopo la prima ora di gioco quando il punteggio è sul 2-1, la squadra si dispone approssimativamente con un 5-3-2, con i due esterni che si posizionano insolitamente bassi all’altezza della linea di difesa. A inizio gara, poco dopo lo 0-1 firmato Aramu, il non possesso è caratterizzato invece da uno schieramento a 4-4-2, con Mazzotta che rimane sulla linea dei centrocampisti e Golemić, o addirittura Crociata, che va a fare il terzino a sinistra, con Molina che si abbassa a destra. Nel finale, e a tratti anche nella prima frazione quando il parziale è 0-1, per cercare il vantaggio il Crotone si sbilancia eccezionalmente ancora di più con un 3-4-1-2 in fase di non possesso, con gli esterni che rimangono alti a centrocampo e Benali che resta stabilmente sulla trequarti, aiutando i due attaccanti nel pressing sulla costruzione avversaria per un recupero del pallone il più rapido possibile.

Prima azione difensiva
Come anticipato, la formazione calabrese inizia la propria azione difensiva con un pressing alto sulla costruzione avversaria, con Simy, Messias e una delle due mezzali, generalmente Benali, che escono sul vertice basso e/o su uno dei terzini avversari, a seconda che la manovra prenda il via centralmente o sulle fasce. Questo contributo dato dalla mezzala al pressing iniziale, ovviamente, diventa sempre più sistematico nelle fasi del match in cui i calabresi necessitano di trovare il pareggio o il gol del vantaggio. Lo scopo è quello di forzare l’avversario a cercare un pallone lungo e alto, che sarà sicuramente facile preda dei tre difensori, fisicamente molto strutturati e abili nel gioco aereo. Nel secondo tempo, in particolare, il pressing sulla costruzione avversaria si fa ancora più sistematico, specialmente in situazione di svantaggio, con la squadra che mantiene in generale un baricentro più alto.

Difesa a centrocampo, linea di difesa e lateralità
Durante la fase di sviluppo della manovra avversaria, l’atteggiamento prevalente è quello volto a cercare di mantenere corte le distanze tra i reparti, senza eccedere in frenesie da recupero palla. Il lavoro principale è svolto dalle mezzali e dai terzini, che limitano le vie di passaggio sugli esterni, mentre Barberis si abbassa ancora di più a protezione della difesa.

I problemi principali, però, arrivano dalle fasce. A sinistra, in particolare, Mazzotta ritarda o manca spesso di ripiegare, lasciando un corridoio invitante per gli inserimenti. Proprio questa è la fase finale dell’azione dello 0-1: Mazzotta non rientra sull’inserimento di Aramu e Barberis tarda nel tentativo di sopperire all’assenza del compagno. Proprio per questo, probabilmente, nella ripresa gli esterni di Stroppa mantengono un atteggiamento più conservativo. Dal momento che i tre difensori tendono a marcare a uomo l’attaccante preso in consegna, può accadere che uno tra Golemić e Marrone/Cuomo si alzi fino a centrocampo, contribuendo ad addensare la zona di pressione sullo sviluppo avversario.

La linea di difesa rimane sempre abbastanza alta, pronta a far scattare la trappola del fuorigioco contro i rapidi terminali offensivi dei lagunari. Soffrendo gli attacchi in velocità con palloni bassi o a mezza altezza, i tre difensori cercano spesso l’anticipo o la chiusura degli spazi. Se la linea viene superata o se il fuorigioco fallisce, difficilmente riescono a ripiegare e a chiudere la diagonale lunga. È quanto accade ad esempio al 48’, con Capello che beffa la difesa sulla linea dell’off-side e si ritrova solo davanti al portiere, e sul 2-2, di nuovo con i difensori scavalcati a seguito di un errato tentativo di far scattare il fuorigioco.

Transizione negativa
Proprio per le suddette difficoltà in fase di ripiegamento, i palloni persi, specialmente a centrocampo, mettono i crotonesi di fronte all’obbligo di scappare immediatamente verso la propria porta, per tentare di rimediare agli scompensi numerici dati dal lento rientro degli esterni. La rete dello 0-1, ha origine infatti da una palla persa in fase di sviluppo nella zona mediana del campo e da una ripartenza subita, resa letale dal già citato ritardo nel ripiegamento. In ogni caso, dopo questo episodio, la squadra inizia a ricompattarsi abbastanza rapidamente, evidenziando un preciso diktat tattico inculcato nella mente dei suoi interpreti. Per la verità, i palloni persi durante la gara sono pochi. Questo è reso possibile soprattutto dalle buone capacità tecniche e di palleggio che accomunano la maggior parte dei giocatori. 

CONCLUSIONI

Punti di Forza e di Debolezza

In base alle evidenze emerse dalla visione e dall’analisi della gara interna con il Venezia, il Crotone si rivela come una squadra votata alla continua ricerca del dominio del gioco e della partita, nonché della vittoria a ogni costo. A livello offensivo, gioca sicuramente a favore avere a disposizione un attaccante fisicamente imponente e con il fiuto del gol (Simy) e un altro rapido, tecnico e imprevedibile (Messias). Le mezzali e gli esterni, con i loro inserimenti, favoriscono un’azione d’attacco che possa sempre contare su un consistente numero di uomini (5 o 6), per cui la difesa avversaria è messa costantemente sotto pressione. Il gioco aereo è un altro punto di forza, con molte occasioni invitanti che nascono dai calci piazzati (in questa partita, addirittura, due dei tre gol segnati hanno questa origine). Il centrocampo mette in luce le abilità tecniche dei suoi interpreti, con le mezzali micidiali tanto negli inserimenti, quanto nel gioco di sponda per liberare gli esterni al cross. La capacità di palleggio rende possibile lo sviluppo del gioco anche in situazioni di spazi stretti e occlusi, la caparbietà nella ricerca del varco giusto è quasi sempre premiata. La difesa, un mix tra giocatori esperti e altri più giovani, è altresì un muro quasi insuperabile sui palloni alti e sui contrasti.

Per contro, l’indole prettamente offensiva degli esterni crea spesso dei buchi sulle fasce, in cui i laterali avversari possono infilarsi facilmente, cogliendo di sorpresa la difesa messa rapidamente in inferiorità numerica. Inoltre, come accennato, i tre difensori di Stroppa (quattro, contando anche il subentrato Cuomo) hanno caratteristiche che li rendono estremamente vulnerabili al gioco in velocità, per cui un eventuale errore nel far scattare il fuorigioco può significare una sicura occasione da gol dalle parti di Cordaz. Marrone e Cuomo, poi, paiono adattati a ruoli non perfettamente congegnali alle loro caratteristiche tecniche. Si denota, inoltre, la mancanza di un vero incontrista in mezzo al campo. Benali, Barberis e Crociata sono molto validi con il pallone tra i piedi, ma nessuno dei tre è particolarmente abile nel recupero palla, per cui spesso l’azione avversaria transita troppo facilmente verso la trequarti.

GIOCATORE CHIAVE: MESSIAS
Messias è un giocatore da “scompiglio”. Da buon brasiliano tradizionale, la palla preferisce riceverla sulla figura del corpo, anche con l’uomo vicino. Gioca con un solo piede e, nei momenti di ricezione palla, “apre” prevalentemente col suo piede forte, il mancino. Un po’ come tutti i mancini questo “difetto” è molto frequente, per natura. Tante volte, quando è nelle mezze posizioni, quelle di galleggio, la giocata la chiude, quando magari la pressione avversaria  è stata “rotta”. Ma Junior è comunque un compensatore: col suo dominio palla, col suo dinamismo riesce tante volte a venirne fuori. Mister Stroppa nel suo calcio l’ha alternato, in quest’anno e mezzo, sia da mezz’ala che da seconda punta. In entrambe le posizioni e tra i compiti che inevitabilmente deve “eseguire”, lui sia per natura che per percorso professionale, resta un interprete istintivo, uno che lo spazio lo trova da sè. Ottimo in situazioni di 1 vs 1, dove vale lo stesso discorso di prima per i mancini, cioè andare sempre sul sinistro, è natura!

Siamo convinti che, quanto più spazio possieda davanti, tanto più possa risultare pericoloso. Sia quando riceve e punta, sia quando si mette nelle condizioni di attaccare spazi in profondità è devastante, soprattutto quando le linee sono tendenzialmente alte e aperte, come successo nella gara di Cagliari, dove ha “bruciato” Godin, non uno qualsiasi.

Gli manca forse un po’ di “riempimento” dell’area di rigore in situazioni da palla laterale, soprattutto al Crotone che è una situazione ricorrente: calcia tanto, anche se non sempre in maniera efficace, ma siamo convinti che attraverso l’allenamento è migliorabile.

In queste prime gare, si è visto il suo grande supporto in situazioni senza palla, aldilà della posizione ricoprente: di fatti detta il primo pressing, anche se a volte in maniera “non ordinata”, ma con cuore, applicazione e tanta gamba.

MARZIO DE VITA

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