Sarà per l’età (pressochè la stessa), sarà perchè con la maturità si dicono le cose (nel tuo caso), si capiscono le cose (nel mio caso) in maniera diversa. Sarà perchè oggi ti ho sentito dire un paio di frasi che mi hanno aperto un mondo. Il tuo. Guarda Gabriel, non voglio dire che non ti eri spiegato, perchè non è carino da parte di chi scrive. Diciamo che, al tempo, io non avevo capito. E solo oggi, a distanza di 19 anni (da quel 14 maggio 2000, data di Fiorentina-Venezia 3-0, l’ultima del Re Leone in maglia viola), ho le idee più chiare sul tuo carattere, sulla tua personalità, sulla tua integrità morale e professionale.

BATISTUTA ED IL… RITOCCHINO: andiamo con ordine. Caro Gabriel, ognuno di noi ha il suo mito, incastonato nella propria epoca. Preferibilmente giovanile. Per noi 50enni il mito assoluto è Giancarlo Antognoni. Indiscutibile, inattaccabile. Dieci anni dopo arriva Roberto Baggio, che (lo ammettiamo) prese anche noi 40enni. Anche perchè quello tra Antognoni e Baggio fu una sorta di passaggio di testimone (i due giocarono 5 partite insieme). Poi arrivi tu, Gabriel Omar Batistuta da Reconquista, il Dertycia con i capelli… disse qualcuno. A parte le battute, eravamo già troppo grandi e maturi per inebriarci di una nuova stella. E poi, chi crede di essere quel capellone argentino rispetto al grande “Antogno” ed al “Divin Codino”? Quindi ad ognuno il suo, e vediamo quello che sa fare. Va da se che, sul campo, ci hai zittito tutti: gol a raffica, professionalità a piene mani, leadership da far invidia a Carlos Dunga, un appeal sul tifo viola e sulla stampa da far impallidire (appunto…) Giancarlo Antognoni. Però, c’è un però… Perchè tutte le volte che tornavi dall’Argentina dovevi chiedere l’aumento, facendo trascorrere un’estate d’inferno a tutti i tifosi? Perchè te ne sei andato alla Roma, proprio nel momento più difficile per la Fiorentina? Senza salutare, senza ringraziare (tipo il tuo amico Rui Costa)? Avevi qualcosa da nascondere? E poi, perchè ti sei messo a piangere dopo aver segnato contro la “tua” Fiorentina, in quel Roma-Fiorentina 1-0 del 26 novembre 2000? E perchè, nei tuoi 9 anni a Firenze, hai sempre avuto quell’aria insoddisfatta, incompiuta, quasi tu stessi perdendo tempo, occasioni, opportunità? Sono domande, non accuse. Considerazioni, non sentenze. Di un tifoso, che ha vissuto in toto la tua esperienza fiorentina, che però alla fine ha sempre detto: Batistuta? Bravo, bravissimo, però…

OGGI FINALMENTE HO CAPITO: le risposte le ho avute oggi. Innanzitutto mi è piaciuta la tua presa d’atto che, solo ora, hai raggiunto (diciamo così) la pace dei sensi. Solo ora riesci a goderti la vita, ad apprezzare le cose terrene, a guardarti indietro e godere di ciò che hai fatto. Mentre, fino a 5 anni fa, eri teso, nervoso, incazzato nero (lo hai detto tu…) Evidentemente volevi qualcosa di più, di meglio, senza riuscirlo ad ottenere (difficile a 45 anni). Forse per questo, durante la permanenza in viola, eri sempre in tensione, concentrato, sempre sulla corda: perchè volevi il massimo, sentivi la grande responsabilità di essere il capitano, di essere il migliore, di essere colui dal quale dipendevano le sorti della squadra. E poi volevi ottimizzare i sacrifici fatti per arrivare fino a lì. Ok, tutto chiaro. Ti apprezzo per questo… Capitolo ritorni: tu ed il tuo procuratore Settimio Aloisio eravate l’incubo delle estati viola. Torna non torna, gioca non gioca. E poi, gli daranno più soldi? Lo accontenteranno? Lo rivedremo col giglio sul petto? Quando ad un certo punto arrivava Vittorio che metteva sul piatto il famoso “ritocchino”, e tutto andava a posto. Gabriel, ti dico la verità, per un tifoso non era proprio il massimo. Anzi… Oggi, però, tu hai spiegato che lo facevi perchè, quel ritocchino, te lo eri guadagnato sul campo: con il sacrificio, con il rendimento, con i gol… Con l’attaccamento alla maglia. Ok Gabriel, tutto giusto. Magari i calciatori di oggi si comportassero così…

LA CESSIONE ALLA ROMA: ultimo capitolo, la cessione alla Roma. Fu una pugnalata al cuore quando, al termine di quel Fiorentina-Venezia, tu annunciasti l’addio alla Fiorentina. Il motivo era che volevi vincere uno scudetto. Volevi misurarti con realtà diverse, superiori. Volevi dimostrare a te stesso che potevi vincere anche senza essere il numero uno. Per questo te ne andasti da Capello, da Totti, da Montella, e chi più ne ha… Detto fatto, 12 mesi dopo Batistuta si laureò campione d’Italia con la Roma. Senza però farne veramente parte. Certo Gabriel fece 18 reti, risultò decisivo nella conquista del tricolore, ma non entrò mai nei gangli dello spirito romano. Non diventò mai un fregnone, un burino, un borgataro… Addirittura Gabriel non partecipò neppure alla festa scudetto al Circo Massimo. E si perse pure lo spogliarello della Ferilli. Quella sera, Gabriel, se ne rimase a casa. Perchè? Lo ha detto oggi: perchè Gabriel si sentiva fiorentino. In prestito alla città di Roma. E lo aveva detto pure ai romani: farò il massimo per la Roma, sul campo. Ma fuori dal campo, non mi rompete i c… Insomma, seppur ad anni di distanza, Gabriel Batistuta mi è sembrato un uomo diverso, un uomo sincero, un uomo migliore. Che, come ha detto lui stesso, ha capito di potersi godere la vita: con la moglie, con i 4 figli, con gli amici di sempre. Da parte mia, caro Gabriel, oggi finalmente ho scoperto l’uomo Batistuta. Quello che non ero riuscito a capire nei nove anni di Fiorentina. Buona vita, Gabriel…