18 Ottobre 2021 · 15:46
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Carlo Conti: “Per far tifare Fiorentina a mio figlio sono tornato a vivere a Firenze, a Roma era confuso”

Carlo Conti è il volto della Rai più importante, la sua passione per la Fiorentina è nota, la sua intervista alla Gazzetta dello Sport

Il noto presentatore televisivo e grande tifoso della Fiorentina Carlo Conti ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport, queste le sue parole

«Contro il Genoa è arrivata un’altra bella prova. Nella passata stagione scendevano in campo poco motivati, Italiano ha saputo da subito rompere questa tendenza. Il gruppo è rimasto fondamentalmente lo stesso e va bene perché i giocatori di livello ci sono, il nuovo allenatore è riuscito però a sfruttare al meglio il valore di ognuno al servizio della squadra. La sua mano già si vede e mi piace, abbiamo il giusto atteggiamento e si percepisce l’orgoglio di vestire questa maglia. L’importante è iniziare un progetto per crescere nel tempo, senza cambiare ogni secondo. Noi tifosi dobbiamo essere pazienti e lasciar lavorare. Speriamo resti Vlahovic, bomber di razza cresciuto a Firenze. Mi auguro davvero si trovi un accordo».

Martedì arriva l’Inter.

«E sarà tempo di telefonate e messaggi con i miei amici nerazzurri come Bonolis, Amadeus, Fiorello, Cattelan e il mio regista Pagnussat… Lo sfottò rispettoso mi piace, il calcio deve avere anche la leggerezza di campanilismo. Vediamo che succederà».

Resta la squadra da battere?

«No, è tra quelle da battere con Napoli, Roma, Lazio, Atalanta, quella squadra di Torino con le righe bianche e nere e il Milan di Pioli, tecnico che stimo infinitamente. Non dimentichiamoci che alla Fiorentina riuscì a gestire uno dei momenti più tristi e difficili che uno spogliatoio possa vivere, la scomparsa di Davide Astori, dimostrando di essere una grande persona».

L’amore per la Viola quando nasce?

«Sono fiorentino e questo dovrebbe bastare. Di certo si è rafforzato con la vittoria dello scudetto del 1969: per il bambino Carlo di allora 8 anni fu una gioia immensa. Il numero 10 era Picchio De Sisti, nato il 13 marzo come me: quando mi regalarono la sua maglia rimasi incantato».

Follie per la Fiorentina?

«Dopo la vittoria dell’ultima Coppa Italia, nel 2001 con in panchina proprio Mancini, andai al Franchi ad aspettare fino a notte fonda il ritorno della squadra dal Tardini. Volevo festeggiare tra la gente, fu bellissimo».

Felice del ritorno del pubblico negli stadi?

«È un ingrediente fondamentale, come nello spettacolo. Sono convinto che se la Fiorentina avesse potuto contare sui suoi tifosi, le ultime due stagioni non sarebbero andate così male».

Suo figlio Matteo è solidamente della Viola?

«Certo! Quando aveva quattro anni e abitavamo a Roma mi chiese se poteva tifare anche un po’ per i giallorossi. Ho subito capito che dovevamo tornare a Firenze. Ha funzionato».

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