11 Luglio 2020 · 03:16
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Firenze

Bernardeschi: “A Firenze portavo con orgoglio il numero 10. La Juve è stile di vita, mentalità”

Federico Bernardeschi ha parlato a Sky Sport, queste le sue parole:

Paulo Sousa? Sono fortunato ad averlo avuto, ma io mi ritengo fortunato ad aver conosciuto la persona. Perché poi l’allenatore sai deve fare delle scelte è normale. Però io mi ritengo fortunato di aver conosciuto una persona così. Mi ha sempre detto e mi ha dato un grande insegnamento che mi porterò dietro per tutta la vita, mi ha detto di avere molta stima di me, mi ha detto di investire molto su me stesso. È questo mi ha fatto scattare una scintilla dentro e ho incominciato a pensarci e a ragionarci sopra. Questo è stato un grande insegnamento perché da quel momento in poi ho iniziato davvero ad investire su di me. Dalla mia testa, al mio corpo, al sacrificio, alla determinazione, alla voglia e questo credo che in un calciatore sia fondamentale.

E la Juventus cos’è? La Juventus è una società meravigliosa, è uno stile, che della sua mentalità ha fatto la propria fortuna, che ha raggiunto traguardi veramente importanti negli anni e credo che un giocatore alla Juventus diventi qualcosa di speciale in quel contesto.

La tua crescita…Credo che ci sia stata soprattutto una scoperta di me stesso, della mia essenza del mio essere uomo. Che comunque credo arrivi ad un’età giusta ad una maturità giusta e credo che sia veramente la cosa più importante nella vita: essere un uomo. Essere un uomo integro soprattutto al di là della professione e al di là di quello che si fa. Credo che alla fine il motivo principale di raccontare la propria storia è il definirsi uomo. Credo che una persona si senta appagata quando si sente uomo e questo per me è molto importante. Purtroppo lo sviluppo è arrivato un po’ tardi per me. Però devo dire che quelle cose del mio passato mi hanno veramente fortificato e mi hanno veramente fatto lavorare per un unico obiettivo: quello di diventare calciatore. Il problema al cuore è stato veramente un momento difficile. Addirittura mi avevano detto che forse non avrei più potuto giocare a calcio. Quindi per me è stato veramente una botta forte. Però devo dire che anche li non mi sono dato per vinto e ho sempre creduto in me stesso. Ho sempre creduto di poter risolvere il problema. È questo per me è stata una grande fortuna. 

Ti saresti tatuato il 10? No, è importante e l’ho indossato con orgoglio a Firenze. E’ un numero particolare in Italia, da portare con fierezza e responsabilità. Da noi ce l’ha Paulo e lo porta bene.”

 

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