1. La Fiorentina pareggia ancora, e sono 15 su 30. Esattamente la metà. Ci siamo divertiti a stilare la classifica dal 3° al 10° posto rimettendo i due punti a vittoria: Juve sempre prima a 55, Napoli secondo a 44, poi Inter terza con 39 e Milan quarto con 38. Poi la bagarre, con le distanze che si assottigliano. Ne beneficia, ovviamente, chi perde poco e pareggia tanto… per esempio la Fiorentina. Ma andiamo con ordine: quinto è il Torino con 36, che ha perso solo 6 partite ma ne ha vinte 12. A pari merito (settimi, quinti potenziali) Atalanta e Lazio, che devono recuperare una partita, rispettivamente con Udinese e Bologna in casa. Assegniamo loro i probabili 3 punti, anche se non si sa mai… Ottava la Roma con 35, nona la Sampdoria con 32, decima la Fiorentina con 31. Frutto di 8 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte. Come vedete la posizione in classifica non cambia (decimi siamo e decimi rimaniamo), anche se le lunghezze diminuiscono: 1 solo punto dal nono posto, 3 o 5 (a seconda del risultato del recupero) dal 7° e l’8°, cinque punti dal sesto. Che con 8 partite, nonostante i soli due punti a vittoria, non apparirebbe impossibile recuperare. Mentre ora, con le solite 8 giornate alla fine, i 9 punti che ci distanziano da Roma e Torino, i 10 o 12 ipotetici da Atalanta e Lazio, sembrano una montagna da scalare. Comunque… le prossime due recitano Frosinone e Bologna in casa (azzardiamo 6 punti) poi Juve fuori, Sassuolo in casa ed Empoli fuori… facciamo altri 6? Saliremmo a 51 con ancora tre partite da giocare: Milan in Casa, Parma fuori, Genoa in casa. Altri sette punti. Totale 58, uno in più della scorsa stagione (e sarebbe già un risultato), due in meno dell’Atalanta settima classificata l’anno scorso. I punti salgono a 4 se paragonati alla settima di due stagioni fa, l’Inter, che chiuse a 62. Mentre sarebbero sufficienti per sopravanzare la settima del campionato 2015-2016, il Milan con 57. Certo, molto dipende anche dalle altre squadre: sopra alla Fiorentina sono in tanti e tutti agguerriti, insomma… molto, molto difficile. Anche in presenza di un rush finale che prevede 19 punti in 8 partite (più di due punti di media a partita), mentre i 39 punti attuali sulle 30 disputate ci dice che la media è ferma a 1,3 a partita. Quindi…
  • PERCHE’ NON VINCI? Un dato sconvolge più di tutti: le misere 8 vittorie, come Cagliari, Genoa e Spal. Rispettivamente 12°, 13° e 15°. E mentre con 15 pareggi siamo primi incontrastati, le (altrettanto misere 7 sconfitte) sono inferiori alle 8 dell’Inter terza e della Roma quinta, alle 9 di Atalanta e Lazio seste a pari merito, alle 11 della Sampdoria (nona) che ci sopravanza in classifica di ben sei punti. Capirete che il succo è tutto lì. Nella mancanza di coraggio, di spregiudicatezza, nel pensiero negativo e conservatore di dire: meglio non perdere che tentare di vincere. Che nell’era dei tre punti è un autogol pazzesco. E del resto basta sentire Pioli in sala stampa che risponde, a chi gli contesta le poche vittorie… “Già, ma noi abbiamo perso solo sette volte. Vuol dire che non ci ha messo sotto quasi nessuno”. Caro mister, magra consolazione. per di più improduttiva. Viviamo con la consolazione delle sette sconfitte, e la spada di Damocle delle 8 vittorie. Una specie di condanna, e la prospettiva di un’ennesima stagione incolore ed insapore.

FESTA DELLA LIBERAZIONE: Però, c’è un però… Il 25 aprile, oltre alla data che significa festa della Liberazione, vuol dire un appuntamento che potrebbe (facciamo gli scongiuri) annullare tutte le congetture sin qui enumerate: la semifinale di ritorno di coppa Italia, da giocare a Bergamo. Mancano 20 giorni, nerazzurri in forma smagliante, quasi imbarazzante, che dovranno però mantenere ancora per tre settimane. E alla Fiorentina basta (eufemismo) una vittoria per 1-0 per salire in Paradiso ed andarsi a giocare la finale. Che va vinta, ok, ma pur sempre di finale si tratta. Alla fine, chi oserebbe giudicare fallimentare una stagione che ha visto (ipotizziamo) un ottavo posto in campionato ed una finale di coppa Italia? Tra l’altro la Fiorentina viene via dall’Olimpico con diverse notizie positive: innanzitutto il rientro di Federico Chiesa. Che, è vero, non ha praticamente toccato palla in mezz’ora di gioco, però… ha messo minuti nelle gambe. E questo era importante. Federico ha una voglia matta di giocare, aiutare la squadra, spaccare il mondo, e a Bergamo sarà un valore aggiunto formidabile. Poi… la buona forma di Pezzella (autore di un gol e di un’ottima prestazione), Vitor Hugo che non fa errori (una primizia), Biraghi che, nonostante le giochi tutte, è tornato ad incidere sulla fascia. E Gerson che, sarà perchè giocava a Roma, ma a centrocampo si è fatto valere. Sopratutto si è fatto sentire, come presenza, come spessore. Insomma, dopo il periodo nero successivo alla semifinale d’andata (due pareggi e due sconfitte, gioco zero, agonismo meno che zero), contro la Roma dell’ex Ranieri si è rivista una Fiorentina compatta e determinata. Restano i dubbi su Simeone (impalpabile), su Dabo (comunque una riserva), su Benassi (che, se non segna, è quasi inutile), e su Milenkovic che… a destra è un pesce fuor d’acqua: nullo in proposizione, incerto in marcatura. Ma tant’è, oramai l’idea di Pioli è questa: 4-3-3 con Gerson che si abbassa ad aiutare il centrocampo, lasciando spazio alle due punte Chiesa e Muriel. Sperando che il colombiano trovi la giocata. Difesa bloccata, e via andare. Contro l’Atalanta, il 25 aprile, basta l’1-0, basta un’idea, un’intuizione, basta (come si dice a Firenze…) una giochessa. Luis Muriel e Federico Chiesa, per chi se lo fosse dimenticato, ce li abbiamo noi…