Amoruso: "Vanoli non ha fatto un'impresa, salvare la Fiorentina è stato il minimo con la rosa che aveva"
L'ex difensore viola ha parlato della situazione dei gigliati dopo la vittoria a Torino
Ai microfoni di Radio Bruno, l’ex pilastro della difesa gigliata Lorenzo Amoruso ha analizzato con lucidità le prospettive future della Fiorentina, partendo dall'ultimo successo in campionato. Secondo l'ex calciatore, il blitz dello Stadium non deve illudere l'ambiente: «Il successo esterno contro la Juventus non cambia le carte in tavola per il domani. Non credo che nel prossimo campionato potremo lottare per le posizioni di vertice. La dirigenza dovrà dimostrare grandi capacità nella pianificazione della nuova annata. Un compito che graverà sulle spalle di Paratici, il quale dovrà superarsi, supportato però da una società presente. Comprare giocatori di livello sarà un'impresa complicata, sia per l'assenza del palcoscenico europeo, sia perché l'appeal del club al momento è ai minimi storici. Attualmente, l’unico vero punto di riferimento e certezza è proprio Paratici».
Amoruso si è poi soffermato sulla gestione tecnica della squadra, ridimensionando in parte l'entusiasmo attorno all'attuale guida della panchina: «I meriti di Vanoli sono sotto gli occhi di tutti, avendo centrato la salvezza. Resto convinto, tuttavia, che mantenere la categoria con questo organico non fosse un'impresa titanica; la crisi precedente era quasi paradossale. Eviterei di parlare di prodigi, dato che le imprese epiche sono ben altre. In passato abbiamo pagato a caro prezzo i continui ribaltoni in panchina, e spero che non si ripetano gli sbagli commessi con le conferme premature di Montella e Iachini. È utopistico pensare che in estate si possa costruire un gruppo da Champions League, ci sono troppi tasselli da sistemare. Immagino piuttosto una stagione di transizione e crescita, utile a gettare le fondamenta per tornare competitivi ad alti livelli nel giro di qualche anno. Proprio per questo motivo, la scelta dovrebbe ricadere su un tecnico capace di dare un'impronta di gioco e una filosofia ben definita alla squadra. Non avverto la volontà della proprietà di investire cifre monstre, tipo novanta o cento milioni di euro, specialmente ora che trenta milioni sono già stati spesi per i riscatti di Fabbian e Brescianini. Di conseguenza, ritengo inverosimile che possa sbarcare a Firenze un allenatore di primissima fascia».
Il discorso si è poi spostato sul clima che si respira attorno alla squadra e sulle ultime battute del torneo: «I tifosi hanno già manifestato il loro dissenso nelle scorse settimane, poi è arrivata la boccata d'ossigeno contro i bianconeri. Adesso sarà interessante vedere cosa succederà nella sfida contro l'Atalanta guidata da Palladino. Se venerdì i viola riuscissero a strappare dei punti, salirebbero a quota 44 in classifica, una distanza ancora colmabile, di circa dieci lunghezze, rispetto alla quota minima da cui ripartire per costruire il futuro».
Infine, l'ex difensore ha voluto dire la sua sulle gerarchie tra i pali e sul rendimento dei portieri, blindando l'attuale titolare: «Per quanto riguarda Martinelli, trovo sia fondamentale che vada a fare esperienza altrove giocando con continuità anche l'anno prossimo. Sentire qualcuno che mette in dubbio il valore di De Gea, invece, mi lascia senza parole: ma stiamo scherzando? Qualche indecisione ci può stare, capita a chiunque, ma il valore dello spagnolo non si discute, parliamo di un interprete straordinario nel suo ruolo».