8 Marzo 2021 · 00:23
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Analisi del Sassuolo, grande possesso del gioco, imprevedibilità e tecnica, manca un alternativa al gioco palla a terra

Domani sera al Franchi la Fiorentina affronta il Sassuolo in un match dove i punti in palio pesano già come macigni

FIORENTINA-SASSUOLO PRECEDENTI

In un totale di 14 precedenti, tutti in serie A, la Fiorentina ilenia ha nel ha vinto 6 volte, contro 4 vittorie del Sassuolo e 4 pareggi. Bomber dell’incontro è Mimmo Berardi, che ha rifilato 6 reti ai viola.

Restringendo le gare a quelle disputate all’Artemio Franchi, contiamo tre vittorie per parte, più un pareggio. Il Sassuolo non perde a Firenze dal 3 dicembre 2017.

Nella scorsa stagione, il primo luglio 2020, Fiorentina-Sassuolo è terminata 1-3. Defrel segnò una doppietta, poi migliorata dal terzo gol di Muldur. A firmare l’unico gol viola fu Patrick Cutrone.

Cesare Prandelli e Roberto De Zerbi si sono incontrati una sola volta in carriera, con il risultato di un pareggio: Genoa-Sassuolo 1-1 del 3 febbraio 2019. È quella l’unica occasione nella quale il tecnico viola ha incrociato il Sassuolo.

Nei suoi cinque precedenti contro la Fiorentina, invece, De Zerbi conta due vittorie, due sconfitte e un pareggio.

SQUALIFICHE E DIFFIDE:
Il Sassuolo deve far conto sulla squalifica di Haraslin, espulso con rosso diretto nella gara con il Benevento, deve anche fare i conti con la diffida di Locatelli. Gli assenti per infortunio sono i soliti: Chiriches, Defrel, Caputo e Romagna.

La Fiorentina non ha squalificati né diffidati, ma deve fare i conti con le possibili assenze di Biraghi, Pulgar e Castrovilli.

STATO DI FORMA:
A questo Fiorentina-Sassuolo, le due squadre arrivano con precedenti del tutto differenti. I neroverdi vengono da due partite di seguito senza sconfitte e senza subire gol, e restano imbattuti in trasferta. Dopo il pareggio dell’Olimpico e la vittoria del Mapei Stadium con il Benevento, la formazione emiliana è attualmente quinta con 22 punti.

Le costanti di gioco della squadra sono rimaste pressoché invariate rispetto allo scorso anno: il principio fondamentale è quello di provare a dominare il gioco partendo da una costruzione bassa dell’azione palla a terra. Il mantenimento del possesso ed il movimento senza palla aiutano la squadra a creare gli spazi necessari per consentire lo sviluppo del gioco; l’uso dell’ampiezza è un altro principio fondamentale nel gioco di De Zerbi che utilizza sempre gli esterni d’attacco a piede invertito per favorire la giocata verso l’interno del campo.

Guardando le statistiche, attualmente il Sassuolo risulta la 3a squadra del campionato per numero di passaggi effettuati, la 2a per minor numero di palle perse (lo scorso anno risultò 3a in questa speciale classifica)  e ultima per lanci lunghi effettuati data la costante ricerca del gioco palla a terra. Questo stile di gioco presuppone una squadra molto ambiziosa e molto propensa al rischio (è infatti tra le peggiori squadre del campionato se si considerano il numero di palle perse nella propria metà campo). Infine, le statistiche ci mostrano che il Sassuolo è ultima nella classifica del numero di cross effettuati, frutto di un gioco che porta alla fase di finalizzazione più per vie centrali che per vie laterali, grazie alla costante superiorità portata dalle sovrapposizioni dei terzini.

La partita analizzata è il recupero della 7a giornata contro il Brescia giocata il 18/12/2019, la 16a da inizio stagione, che porterà in dote la 5a vittoria in campionato a fronte di 4 pareggi e 7 sconfitte, con 28 gol fatti, 20 dei quali ad opera degli attaccanti Berardi (8), Caputo (8), Boga (4) e 27 gol subiti.

Al contrario dello scorso anno quando il sistema di gioco è cambiato spesso e volentieri in funzione dell’avversario, in questa stagione c’è stata maggior costanza di utilizzo dei sistemi di gioco. Dopo le prime 7 partite, in cui  il modulo adottato da Mr. De Zerbi è variato da un 4-3-1-2 delle prime due uscite stagionali più la sconfitta patita in casa contro l’Inter alla 8a, al classico 4-3-3 utilizzato tra la 3a e la 6a giornata, nei successivi 9 incontri il modulo adottato è rimasto sempre il 4-2-3-1 (o 4-4-1-1 con Juventus e Milan) che ha portato alle fondamentali vittorie con Verona, Brescia e Bologna, oltre ai pareggi in trasferta con Juventus e Milan ed in casa con il Cagliari.

SISTEMI DI GIOCO

Modulo base: 4-2-3-1

Modulo in fase di possesso palla: 2-4-4: 2-4-4

Modulo in fase di non possesso palla: 3-4-2-1

FASE DI POSSESSO
In fase di possesso palla, il Sassuolo ricerca sempre una costruzione dal basso palla a terra. I centrali si abbassano per ricevere dal portiere mentre i terzini si allargano e si alzano in linea con i centrocampisti che sono i compagni maggiormente ricercati per lo sviluppo dell’azione. Il Brescia adotta un 4-3-1-2 ed in fase di costruzione bassa da parte del Sassuolo mantiene i 2 attaccanti insieme al trequartista molto vicini e stretti per impedire la giocata ai centrocampisti neroverdi. L’atteggiamento da parte del Brescia di non aggressione sui difensori centrali, permette alla squadra di De Zerbi di adottare il suo stile di gioco con grande facilità.

Possiamo notare come i terzini si alzino in linea con i centrocampisti che si posizionano per ricevere palla, Traorè (TR-C) si è alzato per portare via il mediano avversario e creare lo spazio per Caputo (PUN) che si abbassa per ricevere, mentre i trequartisti esterni rimangono larghissimi.

Una volta che il Sassuolo supera la prima linea di pressione, solitamente va a ricercare lo sviluppo sulle corsie laterali; i trequartisti esterni Berardi e Boga rimangono molto larghi per ricevere palla ed i terzini si sovrappongono costantemente consentendo ai primi di accentrarsi palla al piede e poter decidere la giocata per finalizzare l’azione. Talvolta viene cercata una triangolazione con la punta che va incontro, a volte viene premiata la sovrapposizione del terzino, altre volte la palla imbucata per un taglio di un compagno o la conclusione diretta a rete.

La squadra attacca sempre con 5/6 giocatori: i 4 giocatori più avanzati, uno dei due terzini (in base al lato dove si sviluppa il gioco) più, a volte, uno dei due centrocampisti che va a supportare l’azione. Ovviamente questo impiego massiccio di giocatori sul fronte offensivo porta a lasciare parecchi spazi dietro in caso di perdita del possesso palla.

TRANSIZIONE POSITIVA
Il Sassuolo è una squadra capace di far molto male quando ha campo e spazio da attaccare. La velocità di Traorè e Boga unite alle capacità tecniche di Berardi e Caputo sono armi importantissime per la squadra.

Durante la partita contro il Brescia, nella prima fase del primo tempo dopo aver recuperato palla in fase difensiva, la squadra ha mantenuto e consolidato il possesso; dopo essere andata in vantaggio invece, in alcune circostanze in cui è avvenuto un recupero palla in zona centrale, Traorè (TR-C) si è smarcato per ricevere e far partire il contropiede con gli altri 3 giocatori offensivi che hanno attaccato la profondità.    

FASE DI NON POSSESSO
In fase di non possesso palla, il Sassuolo cerca di orientare la giocata avversaria su un lato con Caputo (PUN) che si frappone tra il difensore centrale avversario in possesso palla e l’altro per impedire un eventuale giro palla. A volte la prima pressione su un centrale parte da Traorè (TR-C) e di conseguenza Caputo (PUN) si posiziona al suo posto in prossimità del mediano basso avversario.

Nel momento del passaggio al terzino sinistro bresciano, Berardi (TR-D) esce in pressione sulla palla, Traorè (TR-C) si incolla al mediano basso, mentre Boga (TR-S) si allinea con i centrocampisti Obiang (CD) e Locatelli (CS), che rimane però leggermente scaglionato per assorbire un’eventuale movimento del trequartista avversario. Sull’altro lato, Toljan (TD) si alza in linea con i centrocampisti andando a chiudere sulla mezz’ala sinistra bresciana. La linea difensiva rimane così con 3 giocatori contro i 2 attaccanti avversari.

Il movimento del trequartista avversario nello spazio lasciato libero da Toljan (TD) potrebbe creare problemi alla retroguardia sassolese se la difesa non scivolasse velocemente ed uno dei centrocampisti non si abbassasse per inserirsi nella linea difensiva e ricreare quindi la superiorità numerica.

Nel momento che la prima linea di pressione da parte degli attaccanti viene superata, Caputo (PUN) non partecipa alla fase difensiva ma rimane pronto in caso di transizione positiva. I trequartisti invece ripiegano sempre (o quasi) per dare una mano in fase difensiva: Boga (TR-S) e Berardi (TR-D) (un po’ meno propenso al sacrificio rispetto al compagno) per raddoppiare la marcatura del terzino di parte, mentre Traorè (TR-C) staziona nella zona del mediano basso.

TRANSIZIONE NEGATIVA
Quando la squadra perde il pallone tra la trequarti e l’area avversaria, avendo solitamente 5/6 giocatori in zona offensiva, si va a ricercare un aggressione immediata con gli uomini vicini per riconquistare subito la palla. In caso di fallimento, i  giocatori che rimangono dietro scappano verso la propria porta e si riposizionano in modo da non lasciare spazio centralmente.

Dopo una palla recuperata da parte del Brescia in seguito ad un cross dalla destra di Obiang (CD), gli avversari ripartono in contropiede e i giocatori del Sassuolo tolgono lo spazio alle loro spalle scappando velocemente all’indietro, disponendosi con 3 uomini nella linea difensiva e 2 stretti centralmente nella zona mediana, con Obiang (CD) che, rientrando dopo la giocata in zona offensiva, rimane più avanzato rispetto al compagno di reparto.

A volte quando i neroverdi non riescono a recuperare palla subito, ricorrono al fallo tattico per evitare ripartenze che possono risultare molto pericolose.

Punti di forza:
Grande capacità di mantenere il possesso palla (13 volte su 16 partite ha avuto maggior possesso palla della squadra avversaria) con l’87,3% di precisione nei passaggi (2a squadra del campionato).

Giocatori d’attacco con grandi doti tecniche e atletiche in grado sia di portare imprevedibilità durante una normale azione di gioco, sia di innescare rapidi e pericolosi contropiedi.

Partecipazione massiccia di giocatori alla fase offensiva che consente di mantenere spesso il controllo del gioco anche nella metà campo avversaria.

Costante superiorità sulle corsie laterali in fase offensiva

Punti di debolezza:

Malternative al gioco palla a terra; quando infatti la pressione avversaria è efficace e non consente al Sassuolo di attuare il proprio gioco, la palla lunga è sempre preda degli avversari.

La spinta costante dei terzini e il supporto dei centrocampisti in fase offensiva porta ad uno sbilanciamento della squadra; quando si perde palla e la riaggressione immediata non risulta efficace, la squadra può andare in difficoltà.

La costante ricerca del gioco in fase di costruzione bassa porta a prendersi talvolta dei rischi che in caso di perdita del pallone possono risultare fatali.

Gioco aereo (il Sassuolo è nella parte destra  nella classifica dei duelli aerei vinti a partita)

Il modello di gioco più ricercato della serie a:
De Zerbi è un visionario, una sorta di folle ricercatore della manovra perfetta, una specie di risposta Italiana a Klopp o Bielsa.

Il gioco del Sassuolo è unico non perché abbia qualcosa di veramente innovativo rispetto a ciò che abbiamo già visto nel mondo, ma perché è il più complesso e ricercato nel suo mondo, quello del campionato italiano. Tutti gli aspetti legati alla tattica individuale e collettiva sono stati pensati e studiati a tavolino prima di essere ricercati in campo, e questo ovviamente avviene in tutte le società, per tutti gli allenatori. La differenza è che nel Sassuolo di De Zerbi questo lavoro va in direzione precisa, non trattabile: la squadra neroverde deve sempre provare a controllare il gioco in tutti i suoi aspetti, indipendentemente dalle variabili del contesto – le assenze, i periodi di scarsa forma dei giocatori, il valore assoluto degli avversari di turno, il loro atteggiamento. E il Sassuolo, che ha una rosa di qualità, la nona per valore complessivo in Serie A secondo i dati di Transfermarkt, riesce a interpretare benissimo questo approccio propositivo. Soprattutto ora, nel corso della terza stagione con De Zerbi in panchina.

Lo strumento migliore e più efficace per controllare il gioco, nell’era moderna, é senza dubbio il possesso palla. Il Sassuolo lo utilizza in maniera intensiva (il dato medio per partita è pari al 59,1%, secondo più alto in Serie A dopo quello dell’Inter) soprattutto nella sua trequarti difensiva, laddove costruisce praticamente tutte le azioni partendo dal basso. L’idea fondamentale che guida la risalita del campo della squadra di De Zerbi è la creazione della superiorità posizionale: i difensori neroverdi si scambiano molte volte il pallone con passaggi brevi, rasoterra, coinvolgendo spesso anche Consigli; questa ragnatela richiama il pressing degli avversari, cosi che i terzini e/o i centrocampisti possano muoversi e farsi trovare dietro la linea di pressione. La ricerca esasperata dell’uscita palla al piede, ovviamente, aumenta la probabilità che i giocatori del Sassuolo perdano il possesso in zone pericolose, come successo contro il Bologna, quando Orsolini ha segnato il gol del 3 a 1 della squadra rossoblu, e nell’ultima partita contro il Napoli – ma in quel momento Oshimen non ha saputo approfittarne Quando funziona, però, la costruzione bassa del Sassuolo porta degli enormi vantaggi. Ed è pure molto bella da vedere.

Uscire palla al piede dalla difesa, un esempio
Nella prima porzione di campo, dunque, De Zerbi ha insegnato e fa attuare i principi del gioco di posizione, che prescindono dallo schieramento dei calciatori: a Napoli, infatti, il tecnico del Sassuolo ha optato per la difesa a tre in fase di impostazione, poi ha scelto il doble pivote composto da Locatelli e Lopez e due esterni a tutta fascia, Muldur e Rogério. Un assetto diverso rispetto a quello utilizzato finora – il 4-2-3-1 – che però non ha cambiato le attribuzioni e l’atteggiamento dei giocatori; anzi, la presenza di un uomo in più in costruzione bassa ha accentuato la tendenza al possesso palla (al termine della gara con il Napoli, il dato percentuale dei neroverdi ha toccato il 57%) e reso ancora più libere e frequenti le progressioni di Chiriches, il centrale con la maggior proprietà tecnica, quello che porta più spesso la palla in avanti anche senza scambiarla con i compagni.

La ricerca del terzo uomo, dello smarcamento dietro le linee avversarie, l’attitudine agli scambi sofisticati, ai passaggi rischiosi, tutte queste dinamiche si manifestano anche in fase offensiva, ma non sono l’unica arma del Sassuolo per attaccare l’area di rigore avversaria. La squadra di De Zerbi, infatti, ha giocatori molto abili ad allungare il campo, ad attaccare in spazi larghi, quindi a un certo punto della manovra è come se cambiasse marcia, proprio per cercare di valorizzare la qualità di questi elementi. Un meccanismo molto utilizzato è quello del cambio campo, così da isolare gli esterni offensivi – di solito sono Berardi e Boga, schierati a piede invertito – e poter creare superiorità numerica grazie alla sovrapposizione dei terzini; spostare il pallone da una fascia all’altra serve anche a sfruttare il lato debole del pressing avversario, una conseguenza inevitabile quando si esaspera il possesso, quindi si aumenta la densità in zona palla.

Nella prima porzione di campo, dunque, De Zerbi ha insegnato e fa attuare i principi del gioco di posizione, che prescindono dallo schieramento dei calciatori: a Napoli, infatti, il tecnico del Sassuolo ha optato per la difesa a tre in fase di impostazione, poi ha scelto il doble pivote composto da Locatelli e Lopez e due esterni a tutta fascia, Muldur e Rogério. Un assetto diverso rispetto a quello utilizzato finora – il 4-2-3-1 – che però non ha cambiato le attribuzioni e l’atteggiamento dei giocatori; anzi, la presenza di un uomo in più in costruzione bassa ha accentuato la tendenza al possesso palla (al termine della gara con il Napoli, il dato percentuale dei neroverdi ha toccato il 57%) e reso ancora più libere e frequenti le progressioni di Chiriches, il centrale con la maggior proprietà tecnica, quello che porta più spesso palla in avanti anche senza scambiarla con i compagni.

La ricerca del terzo uomo, dello smarcamento dietro le linee avversarie, l’attitudine agli scambi sofisticati, ai passaggi rischiosi, tutte queste dinamiche si manifestano anche in fase offensiva, ma non sono l’unica arma del Sassuolo per attaccare l’area di rigore avversaria. La squadra di De Zerbi, infatti, ha giocatori molto abili ad allungare il campo, ad attaccare in spazi larghi, quindi a un certo punto della manovra è come se cambiasse marcia, proprio per cercare di valorizzare la qualità di questi elementi. Un meccanismo molto utilizzato è quello del cambio campo, così da isolare gli esterni offensivi – di solito sono Berardi e Boga, schierati a piede invertito – e poter creare superiorità numerica grazie alla sovrapposizione dei terzini; spostare il pallone da una fascia all’altra serve anche a sfruttare il lato debole del pressing avversario, una conseguenza inevitabile quando si esaspera il possesso, quindi si aumenta la densità in zona palla.

Doppio cambio di gioco, esterno a piede invertito, sovrapposizione del laterale difensivo: una delle opzioni del Sassuolo dopo la costruzione bassa

E poi c’è Caputo, ovviamente: il centravanti pugliese non è solo il giocatore che tira più spesso (3,6 volte per match) nella seconda squadra per conclusioni tentate della Serie A (17,8 ogni 90 minuti, di cui 6,8 nello specchio), ma è anche una punta moderna, dal vasto menu tattico, che attacca tantissime volte la profondità ed è bravo pure quando deve muoversi al di qua della linea difensiva avversaria, per aprire spazi agli inserimenti dei compagni; magari in certe situazioni la sua tecnica non sarà proprio raffinatissima ma questa mancanza viene compensata con un’intelligenza rara, che lo rende una sponda perfetta per calciatori con maggiore sensibilità nel controllo – per esempio Djuricic, che contro il Bologna ha segnato proprio grazie a un assist di Caputo dopo un perfetto movimento in orizzontale, davanti ai centrali avversari, non alle loro spalle.

Caputo, però, resta soprattutto un centravanti puro, in grado di tenere bassa la difesa avversaria, bravissimo quando viene servito a pochi metri dalla porta avversaria. Per sfruttare queste sue doti, il Sassuolo ha imparato a cercarlo spesso anche in profondità, rendendo più diretta e verticale la rifinitura. Poi ci sono tanti altri gol segnati in modi diversi, di testa, anticipando il difensore sotto porta, attaccando il secondo palo, sono tutte soluzioni che possono risolvere un’azione costruita attraverso il possesso, oppure dopo un dribbling sull’esterno e un cross dal fondo. Caputo ha reso più forte ed efficace il Sassuolo di De Zerbi (i neroverdi hanno totalizzato 43 punti e 53 gol segnati nella stagione 2018/19, senza Caputo, poi nell’annata successiva sono arrivati a 51 punti con 69 reti all’attivo) non solo per le sue eccezionali doti realizzative, ma proprio perché ha spinto l’allenatore ad ampliare ancora il suo lavoro, a cercare e creare nuove soluzioni, anche più immediate, in fase offensiva.

È dunque ingeneroso, anche perché sbagliato, pensare che il Sassuolo sia una squadra esclusivamente di possesso, una squadra che conosce un solo modo di giocare. Nella rosa di De Zerbi c’è una grande quantità ma anche un’ampia varietà di talento, soprattutto negli elementi più giovani – basti pensare a Raspadori e Traoré. Anche per portare avanti una delle mission del club – la valorizzazione dei giocatori, negli ultimi tre anni, ha fruttato oltre 150 milioni di euro in cessioni – il tecnico bresciano cerca sempre di costruire nuove sinergie tra gli uomini a sua disposizione, senza mai rinunciare a proporre un gioco non solo ricercato, ma ricercato in senso offensivo, che possa far brillare, e non disperdere, la qualità dei prospetti più interessanti. Se in passato questa sperimentazione era costata molto in termini difensivi.

 (negli ultimi due campionati il Sassuolo ha incassato 123 gol a fronte di 122 realizzati), ora la squadra di De Zerbi sembra aver raggiunto un equilibrio migliore: il sistema è sempre sbilanciato in avanti (18 gol segnati e nove gol subiti in sei giornate di Serie A) ma sembra più sicuro rispetto al passato.

Anche in fase difensiva l’atteggiamento e i meccanismi attuati da De Zerbi sono decisamente proattivi, è evidente che il tecnico e i suoi giocatori non accettino l’idea secondo cui occorra snaturarsi in relazione all’avversario: la linea resta sempre abbastanza alta, mai sotto la trequarti campo (a Napoli, nella partita in cui si è abbassato di più, il Sassuolo ha tenuto il baricentro a 46 metri), così che le distanze tra i reparti restino sempre minime; il pressing però non è ossessivo, piuttosto si attiva in determinate circostanze, soprattutto quando il pallone supera il centrocampo, quando diventano più semplici i raddoppi e le scalate dei centrocampisti, degli esterni. I problemi si manifestano quando gli avversari riescono a muoversi e a muovere la palla con velocità, dopo il recupero in zona alta e/o con un’azione sviluppata bene in verticale: Chiriches e Ferrari, i due centrali titolari, non sono particolarmente esplosivi, sono bravi a difendere di testa, di concetto, ma non sono molto reattivi, quindi spesso soffrono le imbucate veloci, i tagli alle loro spalle in condizioni di parità o inferiorità numerica.

GIOCATORE CHIAVE : BERARDI

Caratteristiche fisiche ed atletiche
Domenico Berardi è alto 183 cm e pesa circa 72 kg, è dotato di una scarsa muscolatura, fisico leggero e atletico. Il calciatore calabrese è dotato di grande rapidità e velocità nel breve e negli scatti, dispone di grande progressione. Abile nell’anticipazione dei movimenti, spesso lascia intravedere giocate frutto di fantasia motoria. Dotato di buona forza esplosiva e buona resistenza fisica non eccelle in elevazione. Dotato di muscolatura fragile è spesso soggetto ad infortuni muscolari.

caratteristiche tecniche
Berardi, mancino naturale, è abile anche con il piede debole destro, è dotato di un ottimo tiro dalla distanza, abile anche nell’esecuzione di calci piazzati dalla breve e media distanza. Tra le migliori giocate del repertorio del talento calabrese troviamo i dribbling, le finte e l’abilità nel saltare l’avversario. Dotato di grande tecnica e ottima visione di gioco, Berardi si dimostra molto preciso nei passaggi, specie nel fornire assist ai compagni. Abile negli smarcamenti preventivi e negli inserimenti in profondità, dimostra grande velocità di lettura dell’azione.

caratteristiche tattiche
Domenico Berardi è un attaccante polifunzionale, che si può adattare ai vari sistemi di gioco.  Principalmente può essere schierato come esterno destro nel 4-3-3, in questo modo può partire largo per poi rientrare accentrandosi e calciare con il mancino, è in grado di giocare anche sull’altra fascia. In alternativa può giocare come attaccante nel 3-5-2, in questa situazione è molto mobile e non dà punti di riferimento, continuando a scambiarsi di posizione con il compagno di reparto e proponendosi spesso tra le linee per ricevere palla. Inoltre può essere utilizzato come esterno in un 4-4-2, molto offensivo che diventa un 4-2-4, in questa situazione garantisce poca copertura in fase difensiva.

Dotato di grande tecnica individuale, Berardi dialoga molto con i compagni attraverso 1-2 e triangolazioni, per poi inserirsi in profondità attaccando lo spazio libero.

Berardi ama ricevere palla esternamente per poi accentrarsi e calciare, questo tipo di giocata tende a realizzarla principalmente quando parte da destra, così rientrando si trova la palla sul piede forte mancino, tuttavia non disdegna di eseguirla anche dal lato opposto.

Berardi è molto abile nei dribbling e nell’uno contro uno, grazie anche alla sua velocità, dimostra inoltre grande rapidità nell’esecuzione dei gesti tecnici. In fase di rifinitura ama svariare tra le linee, dotato di grande tecnica individuale abbinata ad un’ottima visione di gioco, queste caratteristiche gli permettono di essere determinante con assist precisi per i compagni.

Inoltre è abile a smarcarsi per inserirsi nello spazio, specie su cross laterali dove il calabrese attraverso tagli e passanti si libera della marcatura avversaria, per poi ricevere palla in area e calciare in porta.

In fase di non possesso Berardi effettua, con discreta intensità, pressing sul portatore nella trequarti avversaria. In fase difensiva ripiega spesso dietro la metà campo, limitandosi a coprire per lo più le linee di passaggio. In fase di transizione positiva, grazie anche alla sua velocità, il calabrese è abile a smarcarsi preventivamente per attaccare la profondità.

caratteristiche comportamentali
Domenico Berardi è dotato di eccessiva personalità, nonostante sia di carattere chiuso e taciturno, spesso in campo il suo carattere focoso ha avuto il sopravvento portandolo a compiere gesti inappropriati per un calciatore di quel talento. A causa del suo carattere spesso in campo il calabrese ha perso letteralmente la testa, rimediando espulsioni per gomitate ed altri gesti violenti.

conclusione
In queste nove stagioni in maglia neroverde Berardi ha dimostrato di avere un grandissimo talento ma anche molta discontinuità. Egli è dotato di grande tecnica, specie con il piede mancino, talento funambolico, ottimo nei dribbling e nell’uno contro uno, abile nelle conclusioni dalla media distanza, anche nei calci piazzati, dimostra grande precisione nei passaggi abbinata ad un ottima visione di gioco. Il punto debole di Berardi è sicuramente l’aspetto mentale, sul quale il calciatore deve lavorare molto, inoltre il suo forte carattere l’ha spesso portato all’esagerazione rimediando inutili cartellini rossi per falli di reazione.

Nelle ultime estati alcuni club hanno sondato il Sassuolo per acquistare il forte e discontinuo talento calabrese, ma Berardi si è apprestato ad iniziare un’altra stagione in neroverde, con l’obiettivo di riuscire ad esprimere con continuità tutto il suo talento cercando di limitare il più possibile le sue bizze caratteriali. Solo il campo potrà dire se il calciatore calabrese, a suon di grandi prestazioni, potrà consacrarsi definitivamente e magari arrivare a giocare in un top club oppure se questa crescita non avverrà mai e Berardi resterà per sempre un eterno incompiuto con talento cristallino e carattere focoso.

GIOVANE PROMESSA: RASPADORI
Attaccante esterno o seconda punta, destro di piede che preferisce svariare su tutto il fronte d’attacco, ma che si adatta anche a giocare da esterno sinistro a piede invertito. Velenoso, guizzante, si coordina alla velocità della luce e calcia benissimo (ottimo esecutore di punizioni). Rapido, ma non è uno che deve tutto alla velocità, ben più interessanti sono le doti tecniche, i movimenti senza palla e il tiro. Non essendo un gigante (altezza intorno a 1.75) e non avendo un fisico particolarmente muscoloso dovrà sicuramente irrobustirsi se vorrà essere determinante a livello senior quanto lo è stato nelle giovanili, inoltre per uno con quella tecnica, quei movimenti e quel tiro, segna poco, serve più cattiveria e precisione sotto porta, al momento non è un bomber.  Tenetelo d’occhio è bravo sul serio…

Il classe 2000 infatti come dicevamo non è, però, un tipico rapace di area di rigore: fra le sue caratteristiche più interessanti, infatti, si annoverano la grande mobilità sul fronte offensivo e l’eccellente forza nelle gambe, che, abbinate a un ottimo tiro con entrambi i piedi, lo rendono un attaccante capace sia di finalizzare che di costruire, abbassandosi spesso per giocare con i compagni di squadra.

Non a caso Raspadori è stato paragonato ad Agüero, con cui le similitudini, come abbiamo visto sopra, non sono poche. Altro punto da non sottovalutare è la sua impressionante maturità: ragazzo pacato e gentile, l’attaccante del Sassuolo si divide fra allenamenti, fidanzata e studi. Recentemente, infatti, ha dichiarato di volersi laureare in scienze motorie.

Marzio De Vita

  1. LEGGI ANCHE STRISCIONE DELLA CURVA FIESOLE: “AMORE PER LA MAGLIA INFINITO. LA NOSTRA PAZIENZA NO”

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