Velocità, tecnica e fantasia, ecco chi è Emre Mor, il turco del Borussia che Corvino sta per portare alla Fiorentina

Nato in Danimarca ma di nazionalità turca, classe 97, sinistro di piedi. Conosciamo meglio l'erede di Bernardeschi a Firenze

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Emre Mor per il dopo Bernardeschi: già, l’erede del ventitreenne di Carrara in seno al canovaccio di Stefano Pioli può arrivare direttamente da Dortmund, a due anni di distanza dall’operazione low cost Blaszczykowski, il Kuba poi rimasto sotto la Fiesole soltanto per una stagione. Nel tardo pomeriggio di ieri vi abbiamo anticipato questo nuovo scenario a sorpresa per il mercato della Fiorentina, aggiungendo poi in serata che il diretto interessato ha già detto sì alla Viola, chiamata ora a trovare la piena quadratura con il Borussia, avendo messo in preventivo una base da 12-13 milioni con la possibilità di aggiungere dei bonus per soddisfare completamente le richieste di Zorc e Watzke, rispettivamente direttore sportivo e amministratore delegato del club della Westfalia.

Venti anni appena compiuti, nazionale turco ma nato e cresciuto in Danimarca, l’identikit dell’ultima probabile corvinata ricorda per più di una caratteristica quelle del neo numero 33 della Juventus, due su tutte sintetizzate in quanto segue: come Berna, Emre Mor è un mancino naturale che ama partire da destra per poi – col classico piede invertito – accentrarsi e cercare la conclusione in porta o l’imbeccata giusta per l’attaccante di riferimento.

Da Federico (alto 183 cm per 75 kg), l’esterno offensivo giallonero differisce invece vistosamente per la struttura fisica: leve decisamente meno lunghe, 169 cm per 64 kg. Eppure qualcuno ieri ha parlato di Mor come un potenziale sostituto di Babacar (sic!), la cui stazza da centravanti non è in discussione, piuttosto che di Bernardeschi. Forse traviato dal fatto che al guizzante turco in quel di Dortmund avevano assegnato la maglia numero 9. Per la transitiva dovremmo forse dedurne che Alex Sandro, numero 12 bianconero, di professione fa il secondo portiere?

Un profilo rampante, ma di spessore già internazionale quello del ragazzo nato – da padre turco e madre macedone – a Brønshøj, sostanzialmente a Copenaghen, il 24 luglio del 1997, e formatosi calcisticamente a partire dal 2006 nel settore giovanile del Lyngby, da dove il Nordsjaelland lo prelevò nel 2015 per promuoverlo quasi subito in prima squadra, esordio arrivato il 28 novembre in occasione della sconfitta contro il Randers.

Ebbene, al Borussia Dortmund bastarono quelle 13 presenze, con 2 reti e altrettanti assist, raggranellate fino al maggio successivo nel massimo campionato danese, per decidere di sborsare 9,5 milioni di euro e ufficializzarne l’acquisto il 7 giugno del 2016. Pochi giorni dopo Emre Mor, malgrado all’epoca fosse ancora un diciottenne, era già protagonista agli Europei con la Nazionale maggiore della Turchia allenata da Fatih Terim, che pochi mesi prima lo aveva convinto a scegliere la Mezzaluna sebbene fino all’Under 19 avesse difeso i colori della Danimarca.

Grandissima velocità di gambe, esplosivo nello stretto, i colpi del talentuoso ventenne sono quelli del funambolo in grado di accendere la luce negli ultimi 30 metri, a suon di giocate nel segno dell’imprevedibilità. Il 4-2-3-1 è il modulo sulla carta a lui più congeniale, ma può rendere anche da attaccante esterno in un 4-3-3. Alla sua prima (e probabilmente unica) annata in terra tedesca, Emre Mor non è riuscito ad avere grande visibilità, data l’ agguerrita concorrenza rappresentata dai vari Dembelé, Pulisic, Reus, Kagawa e Schurrle (con Gotze finito presto ai margini per i problemi di metabolismo poi risolti).

Alla luce di simili competitors, non devono stupire le 12 presenze in Bundesliga (5 delle quali da titolare), con 1 gol e 3 assist all’attivo, più qualche altro spezzone fra Champions League e Dfb Pokal. Emre ha capito che anche quest’anno l’antifona potrebbe essere la stessa e, alla sua età e con il suo repertorio sopraffino, non può certo permettersi un’altra stagione da alternativa designata. Ecco perché è entrato nell’ordine di idee di lasciare il Signal Iduna Park, o Westfalenstadion che dir si voglia con il suo inconfondibile muro giallo, per cercare la definitiva consacrazione in Serie A.

La rivoluzione di Firenze, dunque, continua. Salutati i big Gonzalo Rodriguez, Ilicic, Borja Valero, Bernardeschi e Vecino (e con le posizioni di Kalinic e Badelj sempre in bilico), Pantaleo Corvino ha varato una sessione “multinazionale” che sin qui ha prodotto gli arrivi dei vari Vitor Hugo, Bruno Gaspar, Milenkovic, Zekhnini, Veretout (aspettando dalla Francia anche Eysseric), oltre ai giovani Vlahovic (che arriverà a gennaio, al compimento della maggiore età), Graiciar e Hristov. Presto, se tutto andrà secondo le previsioni, verrà il turno di Emre Mor: rapidità, tecnica e fantasia per la causa viola.

Alfredopedullà.com

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