L’analisi del bilancio 2016 dell’ACF è fondamentale per capire situazione e prospettive del club viola, giunto al tredicesimo campionato, in serie A, della proprietà Della Valle (al 97% la Fiorentina appartiene al gruppo “Diego Della Valle & C. srl”, l’1% è di Andrea Della Valle e il 2% di Firenze Viola s.r.l).

E’ un fatturato da grande azienda: 132.178.639 nel 2015, 135.445.973 nel 2016, con un risultato negativo di 2.736.769 – nel 2015, era andata molto peggio con una perdita di 15.581.807. Si tratta di un fatturato ormai consolidato, nella serie storica il risultato migliore è stato nel 2009, anno di Champions League, quando fu di 140.040.713.

La debolezza strategica è che la Fiorentina, per mantenere questo livello, e, soprattutto il valore della rosa, ha bisogno, ogni anno di realizzare plusvalenze: nel 2016 sono state 31.806.186 (Alonso 22 milioni), nel 2015 furono 29.168.376, nel 2009, 33.631.489.

Questo, nonostante una crescita dei diritti televisivi, per la cui cessione la Fiorentina ha incassato, nel 2016, 54.882.693, con oltre 8 milioni di aumento rispetto al 2015. Sono in ripresa, grazie all’accordo, valido dalla stagione 2016-17, con Vorwerk Folletto, i ricavi da sponsorizzazioni, mentre c’è un calo di 4.659.188, rispetto al 2015, di incassi al botteghino (questi i segni meno: 1.013.073 gli abbonamenti; 2.281.948 biglietti Europa League, 1.022.150 per la Coppa Italia), dovuti anche alle minori partite giocate nell’anno solare. La partecipazione all’Europa League ha una grossa importanza, generando ricavi diretti di oltre 13 milioni, nel 2015 erano stati 16, a cui vanno sommati contributi accessori. Dati negativi vengono dai proventi commerciali, una voce che non decolla nei bilanci della società viola, nonostante l’alternanza di figure, e che accentua la dipendenza dalle plusvalenze. Manca, ad oggi, una strategia per aumentare il fatturato.

Costi della produzione: salari e stipendi sono diminuiti di 5.359.695, il costo 2016 è stato di 69.354.677 (per i tesserati 66.368.530), il 70,4% dei ricavi totali, mentre nel 2015 era 74.714.371 (71.029.585) il 76,5%. Fa impressione, ma è un dato comune alle altre società, la voce “compenso agenti” che, nel 2016, è stato di 19.050.060, il 13,86% delle spese totali. E’ una voce che permette di capire tante cose, se, per fare degli esempi, il rinnovo di Babacar ha comportato 3.600.000 all’agente (l’abbiamo ricomprato?), ci sono 2.040.000 all’agente di Borja, 2 milioni a quelli di Kalinic e l’acquisto di Maganjc, uno dei più forti 1999 del panorama calcistico, costato 2,3 milioni, è ripartito a metà: 50% all’Hajduk Spalato e 50% agli agenti.

Il bilancio parla chiaro: “Il nuovo stadio cambierà il futuro patrimoniale e sportivo del club … senza il quale non potremmo entrare nel novero delle società con maggiore potenziale competitivo … l’alternanza dei risultati non rispecchia gli impegni economici soprusi e soprattutto il monte ingaggi che si attesta oltre i 60 milioni. Una cifra molto elevata per i nostri ricavi e non sostenibile se non con l’intervento dei soci”.

Proviamo a tradurre tutto questo in indicazioni sportive a breve: il monte ingaggi dovrà diminuire (punteremo su giovani e giocatori collaudati di buon livello), nuove plusvalenze (Kalinic, Ilicic, Badelj) saranno necessarie per finanziare la campagna acquisti e mantenere il bilancio in equilibrio, la non qualificazione all’Europa League è un grosso danno, calcistico ed economico, sostenibile per una stagione, ma non di più.
Massimo Cervelli – Radio Fiesole

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