«Credevo fossero amici, mi sono fidato. Sono stato ingenuo e ho perso tutti i miei risparmi passando un brutto periodo».

Alessandro Gamberini, ex giocatore viola e della Nazionale, ieri nel tribunale di Prato testimonia nel processo che lo vede parte offesa di una presunta truffa.

«Con i fratelli Paoli ci vedevamo spesso, soprattutto con Filippo. Lo avevo conosciuto a Firenze e la nostra amicizia è durata anni, li consideravo una famiglia, fino a quando mi sono reso conto che mi avevano portato via tutti i miei soldi, un milione e 650mila euro».

A processo con l’accusa di truffa sono finiti i fratelli pratesi Alessio e Filippo Paoli oltre a un funzionario della banca Bcc di Vignole, Stefano Magnani. Gamberini e i fratelli Paoli, che all’epoca lavoravano nel settore tessile, si erano conosciuti nel 2006 quando il calciatore giocava nella Fiorentina.

La frequentazione era diventata assidua fino a quando Gamberini si era confidato con Filippo, raccontandogli di non essere soddisfatto della gestione dei suoi risparmi (un milione e mezzo) da parte della banca, come ha spiegato l’ex calciatore rispondendo per quasi due ore al pubblico ministero Laura Canovai. «Mi fruttavano lo 0,7% di interessi e i Paoli mi dissero che era poco». E’ qui che l’attività imprenditoriale di Gamberini si lega a quella dei fratelli. L’ex difensore sposta i soldi in un’altra banca e fa investimenti in due cooperative dei Paoli. Si arriva così al 2011, quando i Paoli portano Gamberini alla Bcc di Vignole per presentargli il funzionario Magnani che gli propone di investire il milione rimasto prospettando un rendimento del 3% annuo. «Ho spostato i soldi alla Bcc di Vignole fidandomi dei contratti che mi aveva fatto firmare Magnani che ritenevo uomo di fiducia dei Paoli. Ammetto di non aver letto le carte».

Nello stesso periodo Gamberini compra una casa a Tonfano (Lucca) subentrando in un leasing. «Riscattai il leasing con 550mila euro e versai altri 300mila euro del restante», dice. «All’epoca sapeva della situazione economica critica dei fratelli Paoli?», ha chiesto il pm. «No. Tenevano sempre un tenore di vita alto, nulla lasciava immaginare che avessero problemi finanziari come emerso dopo», risponde l’ex viola. In realtà, i Paoli negli anni successivi hanno chiuso due attività di cui una è in fase di concordato. Il mondo crolla addosso a Gamberini nell’aprile 2012 quando viene chiamato dalla direzione della banca di Vignole: «Mi dissero che dovevano prendere il mio milione perché avevo firmato un pegno e una fideiussione a favore dei Paoli. Non me ne ero reso conto. Non dissi nulla sul momento, ero atterrito, me ne andai in silenzio. Mi vergognavo a chiedere aiuto anche ai miei familiari. Nei giorni successivi telefonai a Filippo che mi offrì una partecipazione nella società Sottotono sas, solo dopo scoprii che in quella società non c’era nulla. L’agriturismo a Carmignano non era di loro proprietà».

Secondo l’accusa, i fratelli Paoli con la collaborazione del funzionario di banca avevano fatto firmare a Gamberini una fideiussione da 650mila euro e un pegno da un milione a loro favore senza che se ne rendesse conto. «Credevo di firmare un investimento in un fondo obbligazionario», si è giustificato l’ex difensore della Nazionale. Il milione finì per ripagare i debiti delle società dei Paoli che stavano fallendo. Solo due anni dopo Gamberini ha presentato denuncia alla Guardia di finanza. «La banca ha sospeso la fideiussione e abbiamo trovato una transazione di 270mila euro sul milione. Mi trovavo in brutte acque e fui costretto ad accettare».

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