4 Marzo 2021 · 20:33
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TRE MESI SENZA DAVIDE, E TUTTO E’ RIMASTO COME PRIMA. L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

4 marzo 2018 – 4 giugno 2018, tre mesi esatti dalla scomparsa di Davide Astori. Una fredda mattina in quel di Udine, a poche ore dalla 27esima giornata di campionato, il capitano viola fu trovato senza vita nella sua stanza d’albergo. E tutti si fermarono, come omaggio a colui che (avremmo scoperto dopo) rappresentava qualcosa di speciale per il calcio. Per il calcio italiano ed europeo, non solo fiorentino. Per qualcuno sono passati solo 90 giorni, per altri un periodo importante nel quale sarebbero dovute cambiare molte cose, per altri ancora… un’eternità. Che non finirà mai. Inutile dire chi faccia parte di una o dell’altra categoria, noi ci poniamo nel mezzo e diciamo che questi tre mesi dovevano essere utilizzati in tutt’altro modo. Da entrambe le parti. Di chi parliamo? Dei Della Valle (Diego e Andrea), di Corvino e dei tifosi viola. Oggi, 4 giugno 2018, a tre mesi dalla tragedia scopriamo che… non è cambiato niente. E’ rimasto tutto come prima. Nelle frasi, nelle intenzioni, negli atteggiamenti. E questa è la più grossa sconfitta. Per tutti, nessuno escluso.

Partiamo da chi doveva dare l’esempio, ovvero Diego ed Andrea Della Valle. Insieme a loro Mario Cognigni e Pantaleo Corvino. Non citiamo Gino Salica e Giancarlo Antognoni perchè trattasi di ministri, certo, ma troppo spesso senza portafoglio. Facciamo cronaca e togliamo i primi giorni… troppo facili. Bene la commemorazione, benissimo la partecipazione, altrettanto bene la gestione successiva, con tanto di borsa di studio per la figlia Vittoria. Chapeau, non c’è che dire. L’esame più difficile, però, veniva dopo. Quando andava solidificato, rafforzato quel legame sottile che si era riformato con la città. Con la tifoseria. Eh già perchè, dopo mesi di guerra fredda, si era instaurata una tregua. Nel nome di Davide. Che aveva portato risultati insperati: basta con i cori, basta con gli striscioni, basta con le offese. E poi sei vittorie consecutive in campionato, una rincorsa verso l’Europa che aveva del miracoloso. Addirittura uno svincolato di lusso come Milan Badelj che stava ripensando il suo addio, in nome di un ricordo, di una fascia di capitano, di un rilancio che appagasse le sua aspettative. E invece che succede? Una proposta di rinnovo risibile (4 anni di rinnovo a 1,5 a stagione, lui titolare della nazionale croata), rimandata al mittente con un gentile “no grazie, ci rivediamo da avversari”. Cordiali, ma avversari. Poi… La situazione di Enrico Chiesa: il ragazzo ha rinnovato, è il perno della futura Fiorentina, all’improvviso le solite frasi… “dica lui che vuol restare”, “quest’anno siamo in condizione di resistere”, l’assalto di Napoli, Juve ed Inter… Ci vuol tanto a fare un comunicato chiaro e deciso? “Chiesa rimane, ogni proposta non verrà presa in considerazione”. Punto. E invece, le solite incertezze, il solito scaricabarile. Senza considerare la cifra stanziata per il mercato: 10 milioni. Al netto del riscatto di Pezzella (almeno quello…) Possibile che non si possa crescere? Non dico investire, quantomeno variare la fetta di torta… Infine le dichiarazioni di Andrea Della Valle: “Punteremo minimo all’Europa League”. Quindi come massimo… la Champions? O forse addirittura lo scudetto? Come disse Dante Alighieri: “Il bel tacer non fu mai scritto”. Perchè non tacere, perchè prima non agire e poi (se proprio necessario) parlare?

Come in tutte le dispute, però, c’è anche la controparte: nel caso specifico… la tifoseria. In senso assoluto l’ambiente che gira intorno alla Fiorentina e ai Della Valle. Che ne è stato della tregua, della fiducia, della pazienza promessa in nome del capitano? Si ricomincia con i soliti discorsi, le solite frasi, le classiche diffidenze, le insopportabili derisioni verso dirigenza, squadra e proprietà? A chi giova tutto questo? A chi conviene? La Fiorentina è arrivata ottava, dalla parte sinistra della classifica, secondo regolamento potrebbe finire in Europa League, per la quinta volta negli ultimi sei anni. E’ stato riscattato Pezzella, la Primavera sforna talenti in continuazione, a giorni potrebbe arrivare l’ennesima qualificazione in Europa League. Ci chiediamo e vi chiediamo: qual è il problema? Perchè non aspettare la fine del mercato e poi (ma solo poi) valutare la rosa, gli obiettivi, le speranze… Perchè fare il processo alle intenzioni, ed ancora una volta avvelenare l’ambiente? Sopratutto dopo aver visto che unità e compattezza risultano armi vincenti? Ci è voluta una tragedia per capirlo, ed ora? Siamo da capo? O forse bisognerebbe ripensare al 4 marzo 2018, quando ci cascò il mondo addosso, ed istintivamente capimmo cos’era giusto e cos’era sbagliato?

Chiudiamo come abbiamo aperto: sono passati 3 mesi dalla scomparsa di Davide Astori. Ripensiamo a cosa fosse per lui la Fiorentina: il futuro, una speranza di vita, la certezza per se stesso e la sua famiglia. Non a caso, il giorno dopo avrebbe firmato il rinnovo, l’ultimo della sua carriera. Forse, più di altri, Davide aveva capito che orgoglio, presunzione, voglia di arrivare a tutti i costi, andavano messe da una parte. In nome della collettività, E tutte insieme non valevano l’amore per la maglia, la qualità della vita. E allora facciamo in modo che, tre mesi, tre lunghissimi mesi, non siano passati invano. E facciamone tesoro.

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