Nel libro “Un Capitano” scritto da Francesco Totti insieme con il giornalista Paolò Condò, il capitano della Roma racconta in maniera dettagliata come ha vissuto Gabriel Batistuta la prima partita contro la sua Fiorentina:

“La partita successiva è la più difficile per Batistuta, perché all’Olimpico arriva la Fiorentina, e lui deve affrontarla dopo essere stato per nove anni il suo campione. Sinceramente, non riesco nemmeno a immaginare cosa vorrebbe dire per me giocare contro la Roma. Di certo uno strazio, e ci vado leggero.

Ho quindi grande rispetto per i suoi sentimenti, anche perché per tutta la settimana non solo non si preoccupa di nascondere il malumore, ma lo espone per farci capire quanto gli sta costando.

La Fiorentina di quell’anno è una squadra interessante, guidata da uno strano allenatore turco, Fatih Terim, pomposamente detto l’Imperatore. Un personaggio. Naviga a metà classifica, ma giocando bene: e negli occhi dei vecchi compagni di Gabriel, quella sera, si legge amicizia ma anche la voglia di fargliela vedere.

Ogni partenza di un campione da un club di livello medio contiene implicita una condanna ai compagni: finché resto con voi, non vincerò mai niente. E non sempre è una cosa semplice da accettare. La partita è difficile, sofferta, sconclusionata perché noi ci siamo ormai abituati a poggiare il nostro gioco su Bati, ma lui quella sera ha addosso Řepka – uno bravo – in prima battuta, e le rare volte in cui se ne libera gli si chiude addosso una tenaglia di altri due uomini. Si va avanti sbuffando fino all’83’.

Quando lo 0-0 ormai incombe, ecco la prodezza: Guigou, da poco entrato, gli allunga di testa un pallone a una ventina di metri dallaporta, in posizione centrale. Il rimbalzo è perfetto, l’impatto del destro di Gabriel devastante perché la traiettoria di collo pieno è arcuata quanto basta per scavalcare il mio amico Spilungone – sì, all’Europeo avevo ribattezzato così Francesco Toldo.

La grammatica del portiere insegna che in quella situazione la posizione migliore sia un paio di metri davanti alla porta, lui forse ha ecceduto, i metri saranno tre: comunque sia, lo spiovente lo supera facendo ruggire l’Olimpico, finalmente 1-0. Corriamo tutti da Gabriel, che come aveva annunciato alla vigilia non esulta per rispetto dei suoi vecchi tifosi.

Sono situazioni un po’ strane queste in cui tutti festeggiano – non c’è momento più travolgente nelle nostre vite dei dieci secondi successivi a una rete – mentre il protagonista non ci riesce. Bati ci abbraccia forte ma non dice mezza parola. È un gol importantissimo, in classifica porta a tre i punti di vantaggio sulla seconda, che diventa l’Atalanta.

Ed è un gol che celebriamo a lungo, ma quando torniamo al centro del campo perché la Fiorentina sta per riprendere il gioco, vedo Bati asciugarsi le lacrime con la manica della maglia. Non è sudore, sono lacrime vere. Non festeggerà nemmeno nello spogliatoio.”