Giovanni Pablo Simeone è uomo che vive di emozioni. Ma quelle emozioni, domenica, dovrà metterle da parte. Cagliari-Fiorentina non è una partita come le altre, la aspetta dal giorno dei saluti a Firenze, “la città in cui ho vissuto di più da quando sono in Europa. Ma io voglio solo vincere”.

A proposito di emozioni. Quante ne ha sentite “El Cholito” al rientro da Bergamo, in un aeroporto colorato di rossoblù?

“Finita la partita con l’Atalanta, ancora non ci rendevamo conto di quello che avevamo fatto. Quei tifosi tutti per noi ce lo hanno fatto capire”.

E ora cosa cambia?

“Che dobbiamo continuare a non guardare la classifica e pensare alla prossima partita. Il quarto posto lo abbiamo raggiunto così, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita. E se dovessimo arrivare in Europa ho detto ai ragazzi che li porterò in Argentina a mangiare buona carne, un asado a chilometro zero”.

Ma sulla strada del sogno, domenica, c’è la Fiorentina.

“Non voglio pensarci. Le emozioni vanno dall’amore al dispiacere. E io devo controllarmi, per concentrarmi sul lavoro. Sarà una partita speciale, lo so. Ma non devo pensare al passato. Io voglio vincere”.

Però sarà strano vedere la maglia viola dall’altra parte.

“Per questo farò tanta meditazione. Poi, una volta in campo penserò solo a correre e combattere. E sarò il primo a voler vincere, non ci saranno più emozioni”.

Saluti particolari?

“Sicuramente German Pezzella. È un amico, abbiamo giocato insieme per cinque anni, tra Viola e River. E poi tutti gli altri, soprattutto quelli dello staff medico, cui sono rimasto molto legato”.

Anche Montella?

“Certo, saluterò anche lui”.

Cagliari-Fiorentina e il pensiero va a Davide Astori.

“Ma Davide è sempre con me. Anche domenica a Bergamo. È la sua città, il suo corpo è lì. Ecco perché con l’Atalanta è stata una partita speciale. Ho ripensato a lui. Una persona cui era facile voler bene. Parlava con tutti, cercava di spingere la squadra e creare il gruppo”.

Un pensiero che l’ha seguita fino a Cagliari.

“A Firenze ogni giorno era la lotta contro un momento di dolore. Quel momento è passato. E a Cagliari il ricordo di Davide si è trasformato in una spinta che mi arriva da lassù”.

Cos’è Firenze per Simeone?

“La città più bella. Mi sono trovato subito bene. Ho conosciuto Davide e la mia ragazza, ho provato emozioni che mi rimarranno per sempre nel cuore”.

Da Firenze a Cagliari, cosa cambia?

“Scherzando, dicevo sempre che a Firenze manca il mare. Io sono uomo di mare e qui mi sento pieno, completo. Vado spesso con la mia fidanzata Giulia a passeggiare al Bastione, ma amo soprattutto pranzare al Poetto. Vedere il mare, la mattina, mi trasmette serenità, pace”.

Una pace che diventa guerra in campo. In attacco è cambiato qualcosa nelle ultime settimane?

“Ogni partita ci conosciamo un po’ di più. E i momenti difficili ci hanno aiutato a crescere, come giocatori e come squadra. Nelle ultime partite abbiamo fatto molto bene davanti e sentiamo crescere la fiducia. Abbiamo giocatori con caratteristiche diverse, da Joao Pedro a Nainggolan. E poi ci sono io che ‘faccio’ battaglia. Quando i nostri difensori non hanno soluzioni, chiedo di dare la palla a me, sempre. Dammela lunga e andiamo a lottare lì”.

A Simeone piace prendersi responsabilità?

“Sempre, altrimenti vivi nella paura. Prendersi responsabilità vuol dire sapere di poter sbagliare. E sapere che puoi sbagliare ti fa prendere le responsabilità”.

Il Cholito e non solo: siete una squadra di guerrieri.

“Quando hai un obiettivo, lotti su tutti i palloni. E quando lo fai, puoi vincere o perdere, ma esci sapendo di aver fatto quello che dovevi fare”.

Cos’è il gol per Simeone?

“Uno sfogo. Posso urlare, mi esce fuori il cuore. Raggiungo il massimo. Ma ho gridato come fosse mia anche dopo la rete di Oliva a Bergamo”.

E se Simeone facesse gol alla sua Fiorentina, l’urlo resterebbe dentro?

“In campo a volte devi controllare le emozioni, a volte no, non puoi. Se accadrà, farò quello che mi sentirò dentro”

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