Il riferimento musicale è quasi obbligatorio. “Luci a San Siro”, brano di Roberto Vecchioni (noto tifoso interista), ci offre lo spunto per introdurre Inter-Fiorentina. Guarda caso in notturna, guarda caso la partita che potrebbe accendere le luci sui viola di Stefano Pioli. Eh già perchè… vanno bene (anzi benissimo) i sei gol contro il Chievo, la vittoria “sporca” con l’Udinese, la gara compatta e granitica di Napoli, il primo tempo spumeggiante con la Sampdoria, la facilità con la quale Chiesa e compagni hanno schiantato la Spal… Tutto molto bello, come direbbe qualcuno. Ma Inter-Fiorentina è altra cosa, Inter-Fiorentina è la partita nella quale (a prescindere dal risultato, spesso frutto di episodi) i viola devono dimostrare di essere qualcosa di più: più della sorpresa del campionato, più del 7° posto, più della squadra “bellina, carina, con la vocina” che magari fa l’impresa, e la domenica dopo perde in casa con l’Atalanta. A San Siro si devono accendere le luci, oltre che dei riflettori, al fine di porre la Fiorentina all’attenzione generale: non più come gingillo da trastullare, da coccolare, bensì come realtà da temere e considerare. Certamente per un posto in Europa League (senza preliminari), magari per un posto in Champions.

No, non stiamo vaneggiando. Siamo sinceri, a parte Juventus e Napoli, non abbiamo visto squadre nettamente superiori alla Fiorentina. E siamo già alla 5° giornata. La Roma, svuotata di Allison, Naingollan e Strootman, è nel caos più completo. Il Milan non ne parliamo, la Lazio con Milinkovic Savic che pensa alle occasioni perdute, è tranquillamente alla portata. L’Inter? Sulla carta sicuramente, in pratica… vediamo. Le altre, Atalanta, Torino e Sampdoria, sono da sempre alla pari, se non sotto alla Fiorentina. Insomma, nessuno dice che il quarto posto sia dietro l’angolo, stiamo dicendo che le premesse per conquistarlo ci sono: convinzione, freschezza, entusiasmo, qualità e quantità… Manca una grande impresa, manca la prova di maturità che dia la spinta definitiva ad un progetto che Pioli sta coltivando a pezzettini di pane. La Fiorentina dei giovani, la nuova Fiorentina ye-ye, allo stesso tempo una squadra che sa aspettare, gestire partita e difficoltà… per poi colpire. Magari con il colpo di un singolo, cosa che è mancata la scorsa stagione.

A proposito di singoli: Marko Pjaca. Il croato non è in condizione, né fisica né psicologica. Non è dentro agli schemi, non ha il piglio di Chiesa, di Veretout, di Milenkovic… non ha il piglio di Kevin Mirallas. Già con la Samp, in quei 10 minuti da subentrante, il belga aveva dimostrato di vedere la porta. E non è poco. Con la Spal, è entrato come un invasato, è andato dritto per dritto, ha fatto più lui in venti minuti che Pjaca in 70′. Gol escluso, naturalmente. A Milano non si può scherzare, servono gambe e volontà, e Pjaca (al momento) non sembra in grado di garantirle. E allora, in ottica delle tre partite in sette giorni, Marko può attendere (come il Paradiso) e riproporsi tra sette giorni, contro la Dea di Gasperini.

Seconda citazione, David Hancko. Non ce ne voglia Biraghi, ma lo slovacco è sembrato superiore. Ok, è presto per dare un giudizio, David va rivisto, valutato, sopratutto in fase difensiva. Però martedì, da quella parte, ci sarà Candreva (o magari Perisic), ed abbiamo visto quanto Biraghi abbia sofferto contro Lazzari. Questo per dire che la freschezza, l’autorità, la gamba di Hancko si fanno preferire contro un avversario che fa della corsa e della prestanza fisica la sua arma principale.

Qual è la morale? Che quest’anno Pioli ha a disposizione una rosa ampia e densa di alternative. Che, da Mirallas, ad Hancko, ad Edimilson, a Dragowski (si, anche lui), tutti hanno dimostrato di farsi trovare pronti. Hanno dimostrato, cosa più importante, di seguire Pioli, di allenarsi con serietà, in attesa di subentrare. E stupire. E allora, perchè non sfruttarle?

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