5 Dicembre 2020 · 15:42
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Firenze

Repubblica, Castrovilli, la 10 ha ritrovato chi la onora. Antognoni sarà felice di vedergliela indossare

La storia di una maglia preziosa per Firenze, la maglia numero 10

Nel tardo pomeriggio di una domenica di calcio silenzioso la Fiorentina ha trovato i tre punti non grazie al gioco corale ma soltanto perchè un dieci si è messo in movimento e ha salvato la giornata a un gruppo confuso di fuori ruolo, come il buon Callejon. Che gioia rivedere un dieci vero. Ce lo stavamo dimenticando. E chissà cosa pensa l’unico possessore eterno di quel numero. Antognoni sarà orgoglioso di vedere Gaetano Castrovilli danzare, inventare, andare in gol: d’astuzia, di fino. Due gol e un assist, impossibile chiedergli di più. Già, Antonio l’unico dieci, una vita dedicata al viola tra paure e sogni infranti, dentro Fiorentine ambiziose ma anche immerso in campionati senza storia.

E scorrendo le immagini del passato tornano in mente i giorni di Roberto Baggio, campione superiore durato troppo poco nella città che lo aveva cresciuto e aspettato nei momenti più duri. Fu quello il primo strappo sul cuore di Firenze. Baggio era attaccante e inventore, Rui Costa sarà un regista a tutto campo. Una falcata più lunga, una visione da centrocampista nato per attaccare gli spazi e inventare calcio per Gabriel Omar Batistuta.

Anche se quella maglia finisce addosso a un bad boy dal cuore inquieto e dalle notti senza fine. Un inchino ed ecco tra noi Adrian Mutu e le sue giornate sfolgoranti a ci si aggiungono scazzottate e racconti di albe impossibili. Ma a un fenomeno si perdona tutto. Ruben Olivera l’ha indossata nell’oscurità di un momento d’ombra, il Tanque Silva che dieci non era di sicuro, se la prese per assenza di concorrenti. Poi è arrivato anche Eysseric. Tristezza.

Ma il sole rinasce ed ecco il ballerino fantasista che salva il sonno a squadra e tifosi. Dieci si nasce, poi sta a te sfruttare il tuo talento. Castro è questo. A noi il compito di preservarne il talento, al tecnico di velocizzarne le capacità, alla società di farne un punto fermo, a lui di continuare a onorare quella maglia e quel numero: il dieci, la nostra storia. Lo riporta Repubblica.

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