Prendiamoci la vittoria, prendiamoci i tre punti, prendiamoci la prestazione di Mirallas, prendiamoci la parata di Lafont. Che ha letteralmente salvato il risultato. Poi… prendiamoci Norgaard che è sembrato (e ripetiamo, sembrato…) un piccolo Badelj, prendiamoci Gerson che in un centrocampo a quattro ha dimostrato qualità e quantità, prendiamoci infine Dabo che (pronti via) scende imperioso e conclude vincente in rete. Per il 3-1 definitivo. E poi, prendiamoci Giovanni Simeone. Nel bene e nel male. Per lui 4 gol in 16 partite, (2 nelle ultime due, a Sassuolo ed oggi contro l’Empoli), 5 punti in totale portati alla causa viola. In più, oggi contro l’Empoli, un assist vincente per Mirallas che ha rimesso in piedi la partita. Di contro… astinenza colposa dal 30 settembre al 9 dicembre, gol (tanti, anche facili) sbagliati davanti al portiere, egoismo fastidioso ed improduttivo, incompatibilità manifesta con Federico Chiesa. E potremmo andare avanti. Prendiamoci, insomma, il gol del 2-1, prendiamoci (purtroppo) anche la sua reazione subito dopo, con tanto di “ditino” al naso rivolto verso la curva. Quasi a dire: io sono io, e voi non siete un c…. Eh no, caro Giovanni, questo merita più di una riflessione. Ma andiamo con ordine…

Facendo il conto della serva, la bilancia non è in pari. Anzi… pende vistosamente dalla parte dei tifosi. Caro Giovanni, che di cognome fai Simeone (per fortuna tua, ci verrebbe da dire…) che sei stato pagato 18 milioni di euro, che sei stato difeso fino allo stremo da tifoseria e stampa (leggi: abbandonato a te stesso, poco assistito, vittima di un modulo che privilegia la difesa e non l’attacco), tu che dopo due mesi e più senza gol (a parte Sassuolo) osi “zittire” la curva, dicci… Cosa vuoi? Vuoi qualcosa che non ti sia già stato dato? Vuoi qualcuno che ancora ti coccoli? Vuoi pacche sulle spalle e carezze che si danno ai bambini? No Giovannino, così non si fa. Così proprio non va bene. Lasciatelo dire: al 90′ (nei tuoi panni) si rientra negli spogliatoi, ci si sciacqua la faccia, si chiama il capo comunicazione e gli si dice: voglio andare in sala stampa, davanti ai microfoni, davanti alla città, davanti ai tifosi. Per chiedere scusa. Urbi et orbi. Perchè la Curva Fiesole ha tanti difetti (siamo noi i primi ad evidenziarli), ma il rispetto non deve mai mancare. Per loro che vivono per te, per loro che ti hanno sempre sostenuto, per loro che ti hanno sempre giustificato: ogni oltre ragione, oltre ogni motivo, sopra ogni logica. E’ vero, a modo tuo (in zona Cesarini) ti sei scusato: davanti a Sky, in zona mista, con il classico tweet. Però, perdonaci, cosa vuol dire: “Chiedo scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi. Quel gesto non era per loro?” E per chi era allora? Credi che qualcuno abbia accettato di buon grado il tuo “ditino” portato alla bocca, che (stai attento, questa sì che è un’offesa) ti ha fatto somigliare al Montolivo del 2008? Lo sai che altri (argentini come te) con la maglia viola addosso, con lo stesso ditino hanno zittito il Nou Camp di Barcellona? Davanti a Figo, Guardiola e 100.000 spettatori? E allora caro Giovannino, da domani (dammi retta…) testa bassa, silenzio assoluto e pedalare. Allenati, dialoga con Chiesa, migliora il primo controllo e (sopratutto) segna contro il Milan. Che il gol è la migliore medicina. Senza ditini di sorta. Vedrai che ci darai ragione e ne sarai orgoglioso anche tu.

Concludendo, alla fine di questa domenica, la classifica è ancora giovane (mancano due partite, di Atalanta e Milan), la squadra è ancora giovane (nel senso che attendiamo nuove riprove), Pioli è ancora giovane. Può ancora sbagliare o azzeccarle tutte. Ad esempio: rientra Veretout, che fine farà Norgaard? Rientra Edimilson, come sarà il centrocampo contro il Milan? Rientra Milenkovic, si continua col centrale (riciclato terzino) che gioca a tre in difesa? Oppure si passa al 3-5-2 con Biraghi e Chiesa esterni a tutta fascia? E poi, si conferma Mirallas lasciando ancora una volta fuori Pjaca? Tanti dubbi, incertezze, interrogativi… Per questo, prendiamoci i tre punti, una posizione in classifica più tranquilla, più consona al blasone, alla tradizione. Il futuro, come dicevano gli antichi, è nel grembo di Giove.