Questo è quello che scrive Benedetto Ferrara sulla Repubblica:

“Il comunicato dei Della Valle è rimasto lì, appeso al nulla e al rumoroso silenzio che avvolge mille domande senza risposta. Se l’intenzione era quella di far capire che di imprenditori fiorentini generosi e innamorati della loro squadra continua a non esserci l’ombra neanche a frugare chissà dove, il target è stato raggiunto.

Ma al di là di tutto questo e in attesa di una evoluzione prossima ventura, ciò che resta è una situazione di indefinita apatia, di distacco, di gelo. Chi sognava una ripartenza intelligente dopo mesi e mesi di fuffa si è preso una bella secchiata di acqua gelida sul cuore. Prima Diego che fa tre passi indietro, poi Andrea che ne fa uno. Poi restano solo “i manager attenti e competenti”, come li definisce il comunicatino, cioè Cognigni e Corvino, ovvero la C2.

Poi c’è Pioli, che quando arrivò a Firenze da giocatore si trovò a fare i conti con la cessione di Baggio e la guerriglia urbana che ne seguì, e oggi, tornato da allenatore, guarda il presente con occhio preoccupato, anche se la C2 lo ha tranquillizzato facendogli capire che, comunque, tutti questi passi indietro di fatto erano già operativi e quindi niente cambia rispetto alle premesse già discusse al momento della firma del contratto.

Pioli era stato informato delle cessioni di Kalinic, di Bernardeschi e di Borja Valero, anche se quest’ultimo aveva parlato con lo stesso tecnico per fargli sapere che lui sarebbe stato felice di restare.

Quindi il tecnico si farà una ragione dei passi indietro, ma dovrà fare parecchio training autogeno per motivarsi alla vigilia della partenza per l’allegra Moena.

Semmai ci sarebbe da chiedersi quanto questa uscita della proprietà favorisca l’entusiasmo dei calciatori che la Fiorentina sta seguendo sul mercato per provare a ricostruire la squadra.

Quale modello motivante proporranno Corvino, Cognigni e Ramadani ai calciatori invitati a firmare un contratto? Cosa c’è dietro l’angolo? Che obiettivi può avere una società con la proprietà altrove e i dirigenti impegnati soprattutto a far tornare i conti? E come sarà possibile riportare i tifosi allo stadio e riaccendere quell’entusiasmo spento sulla strada di un anno e mezzo di poco e nulla? Il vero problema è questo.”

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