Pasqual: "Sousa mi fece fuori, pensava gli mettessi i bastoni tra le ruote e non giocai più con la Fiorentina"

L'ex giocatore e capitano viola ha ricordato il suo periodo finale a Firenze

19 giugno 2026 15:00
Pasqual: "Sousa mi fece fuori, pensava gli mettessi i bastoni tra le ruote e non giocai più con la Fiorentina" -
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Manuel Pasqual, figura cardine della Fiorentina sia nell'era Prandelli sia nel successivo ciclo di profondo rinnovamento avviato nella stagione 2012/2013, ha ripercorso i momenti chiave della sua avventura in viola ai canali ufficiali del club, partendo dall'impatto di Vincenzo Montella: «Il mister diede subito un'impronta chiarissima, focalizzando gli allenamenti e l'identità del gruppo sul controllo del gioco e sul possesso continuo del pallone. Fu un cambiamento radicale, si percepì immediatamente che stavamo proponendo un'idea di calcio totalmente differente rispetto al passato. In quell'anno ci fu anche il ritorno di Luca Toni: la sua presenza nello spogliatoio e in campo si rivelò fondamentale, agendo da vera e propria guida per la crescita di talenti come Jovetic e Ljajic».

L'ex difensore è poi tornato sulla tragica serata della finale di Coppa Italia disputata contro il Napoli a Roma, segnata dai drammatici scontri all'esterno dell'impianto: «Nel momento in cui lasciai lo spogliatoio, il direttore di gara mi fermò domandandomi dove fossi diretto e se fossi a conoscenza dei gravi disordini che stavano avvenendo fuori. Fino a quel momento eravamo completamente isolati, la rete telefonica era saltata e non avevamo notizie. Quando fummo informati che un tifoso era in fin di vita, l'impatto emotivo fu devastante: da quel secondo in poi per noi fu impossibile restare concentrati sul match e pensare solo al calcio giocato».

In conclusione, Pasqual ha fatto chiarezza sulle circostanze che hanno accompagnato la fine della sua lunga militanza a Firenze, svelando un retroscena legato alla presidenza Della Valle: «Il rammarico più grande è l'essere stato descritto ingiustamente come un elemento destabilizzante all'interno dello spogliatoio. Al contrario, il mio unico obiettivo da leader era quello di spronare i compagni e pretendere una mentalità sempre più alta. Purtroppo Paulo Sousa non vedeva di buon occhio questa mia attitudine e decise di mettermi ai margini. Poco prima dell'ultimo match casalingo contro il Palermo, scelsi di affrontare direttamente Andrea Della Valle: lo portai in una stanza privata e gli chiesi massima trasparenza, dicendogli che doveva comunicarmi chiaramente se ci fosse l'intenzione di rinnovarmi il contratto o meno, perché se avessi dovuto salutare e commuovermi volevo farlo davanti al mio pubblico. Alla fine, non aver alzato una coppa passa in secondo piano: il mio trofeo più grande è stato conquistare un posto fisso nel cuore della tifoseria».