Fosse un titolo di borsa, probabilmente, andrebbe chiuso per eccesso di rialzo. Nikola Milenkovic corre veloce, e non ha nessuna intenzione di fermarsi. Una crescita costante. Dal punto di vista tecnico. E non solo. Basta pensare a quanto successo nell’agosto scorso, con l’Atletico Madrid che ha messo sul piatto (circa) 40 milioni di euro. Un’offerta pesante, ma rispedita al mittente.

Passano i mesi, e il prezzo sale. Da tempo, per esempio, si parla dell’interesse del Manchester United. Tanto che Mourinho, giovedì scorso, era in tribuna per assistere dal vivo al match tra Montenegro e Serbia nel quale, il difensore viola, è rimasto in campo per 90 minuti. La prova deve aver ulteriormente convinto lo Speciale One visto che, in Inghilterra, si parla di un’offerta (già a gennaio) da 60 milioni. Tanti. Soprattutto pensando ai 5,5 milioni spesi da Corvino per portarlo a Firenze. Di fatto, il suo valore è decuplicato. Da giovanissima scommessa a certezza assoluta nel giro di dieci mesi.

Tutto, infatti, ebbe inizio il 22 dicembre scorso. Fino a quel momento, peril serbo, diciassette panchine, e zero minuti giocati. Quel giorno però, a Cagliari, mancava Pezzella e per Milenkovic fu la grande occasione. Il suo, fu un esordio positivo. «Ha mostrato tutte le sue qualità, ma non avevo dubbi», disse Pioli. Ci ha lavorato, il mister, giorno per giorno, contando anche sulla (preziosa) collaborazione di Astori. Era il capitano, in allenamento, a guidare il giovane compagno, aiutandolo a capire quello che voleva l’allenatore. Tomovic, invece, è stato il suo fratello maggiore. Lo ha accolto (erano compagni di stanza), lo ha inserito nel gruppo, gli ha raccontato Firenze e la Fiorentina. Ora, al contrario, è lui a fare da tutor a Vlahovic ed Hancko.

Da Cagliari al Cagliari, quindi. Da quella fredda sera pre natalizia, in pratica, Nikola non è più uscito. Tre panchine nelle tre gare successive poi, da febbraio, sempre in campo dall’inizio tranne che nella trasferta di Crotone. Non a caso, un po’ a sorpresa, è arrivata anche la chiamata per il mondiale. In Russia, Milenkovic, ha giocato da titolare, sfidando (anche) gente come Neymar.

Poi le vacanze, le offerte respinte (sarà così anche a gennaio), la ripresa, e un nuovo ruolo. Non centrale, ma terzino destro. «Nikola sarà il nostro Ivanovic» diceva Corvink a chi si lasciava andare a qualche dubbio. Un paragone azzeccatissimo con un altro difensore serbo che da centrale (e grazie a Mourinho) al Chelsea si trasformò in un esterno basso solido come il marmo.

Oggi, Milenkovic, è un grande orgoglio per il direttore generale della Fiorentina. Una specie di vendetta dopo la grande beffa Vidic. Sfiorato (era il 2006), praticamente preso, prima che lo United glielo soffiasse. Ora, i Red Devils, ci riprovano. «Mou fa bene a puntare su Nikola, è il più forte dai tempi di Vidic» ha detto Dejan Stankovic.

Milenkovic, però, non ci pensa. E si gode Firenze. Adora il centro e, tra una partita di basket e una di tennis (le sue grandi passioni) alla tv, non rinuncia mai ad una visita ai luoghi più importanti della città. Con un obiettivo: continuare a crescere.

Corriere fiorentino