L’edizione odierna de La Repubblica dedica ampio spazio al centrocampo della Fiorentina, passando in rassegna quelli che rappresenteranno gli uomini chiave della linea mediani di Pioli nel corso della stagione che ha appena avuto inizio: “Veretout? Non è mica per il gol. Anche se segnare al Bernabeu deve darti una bella scossa emotiva. Adrenalina, autostima, ricordi che ti porti dietro a lungo e forse per sempre. Era un’amichevole, ma va bene lo stesso, perché è la seconda volta in tre giorni che il ragazzo francese mostra ai suoi tifosi una delle sue armi preferite: il colpo da fuori. Lo aveva fatto a San Siro, colpendo un palo che ha fatto mettere le mani nei capelli ai fans del colore viola. A Madrid ha sorpreso per coraggio e decisione. Uno a zero dopo quattro minuti. Per altri tre c’è chi ha sognato l’impossibile. Ma non importa, ciò che conta è aver conosciuto un altro pezzetto di Jordan Veretout, ventiquattrenne medianaccio dal tiro facile, evidentemente.  Per la memoria del tifoso viola belle notizie: corsa, cuore, caviglie nel mirino e zero paura. Meraviglia. Poi però Veretout lo trovi nelle ripartenze, nelle verticalizzazioni e nelle azioni da gol, perché lui, il medianaccio, c’è sempre. E questo è bel segno. Il che significa che il francese sarà un punto fermo del disegno tattico del nuovo allenatore. Se il 4-2-3-1 verrà confermato, nei due lui prenderà la residenza. D’altra parte Jordan è costato 7 milioni. Milioni, almeno in questo caso, spesi sicuramente bene”.

Badelj? Alla fine è rimasto. Facile spiegare perché. Che firmi il rinnovo o non firmi, tra il venderlo e cercare un altro regista come lui, ballano sempre dei soldi, con in più l’incognita della novità. Meglio andare sul sicuro: lo ha pensato anche Pioli, che ha parlato col giocatore, lo ha convinto delle sue idee di calcio e quindi ha convinto la società a ristabilire un rapporto di fiducia reciproca col giocatore, che nel frattempo ha cambiato agente, anche perché in realtà Milan Badelj non si è mai mostrato scontento della sua situazione. Lui è uno che si impegna, che lavora, non uno di quelli che fa mandare un certificato alla mamma per restare a casa e saltare l’allenamento. La sua assenza a San Siro si è sentita eccome, e a Madrid ha giocato un buona partita. Lui è un altro punto fermo nei due davanti alla difesa. Il medianaccio e il regista. A Badelj piace così. E anche a Pioli, evidentemente”.

Benassi? È un interno di centrocampo. Era cosa nota e ora lo è ancora di più. Il problema è come sistemarlo nel 4-2-3-1. Già. A Milano Pioli lo ha messo dietro la punta e lui ha faticato un po’ perché alla fine ha dovuto più che altro marcare il regista avversario, cioè Borja Valero. A Madrid è stato spostato esterno offensivo, ma non è certo Dias, uno tecnico e veloce abile nel saltare l’uomo. Insomma, Benassi può diventare un todocampista di gamba aperto a buon intuizioni e inserimenti offensivi. Parliamo di un ottimo giocatore e del secondo investimento (dopo Simeone), in termini economici. Per il tecnico un bel rebus da risolvere, anche se la duttilità di questo ragazzo alla fine potrebbe trasformare un problema tattico in un’arma vincente”.

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