Quattro su quattro. Due in coppa e due in campionato. Per quest’anno Fiorentina-Inter Primavera finisce con un dominio assoluto dei ragazzi di Bigica. E non è poco, visto com’era finita gli anni scorsi: Fiorentina in finale, Inter che vince e porta a casa i trofei. Siamo sinceri, non siamo degli assidui osservatori delle pianticelle viola, e per questo facciamo ammenda. Ma ci e’ bastato vedere i 90 minuti di oggi per capire che il futuro viola e’ scritto, e non solo sulla sabbia. E poi, viste le premesse ed i risultati, perchè insistere su Pjaca e non su Montiel? Perchè Simeone e non Vlahovic? Perchè Edimilson, Dabo, Benassi, e non Beloko? E infine, quando vedi correre e tirare in porta Marco Meli, di ruolo mezzala con licenza di offendere, non pensi che tra qualche anno potrebbe essere il nuovo Aquilani? Il nuovo Kakà, il nuovo Antognoni? Ok, fermiamoci qui, stiamo esagerando. Comunque: Vlahovic, Montiel, Meli e Beloko sono ragazzi già pronti, quantomeno per essere aggregati alla prima squadra, certamente motivati, entusiasti, volenterosi. E tecnicamente preparati. Riguardo l’esperienza beh, nessuno nasce imparato. Però se pensiamo ad un Federico Chiesa lanciato nella mischia, alla prima di campionato, addirittura allo Juventus Stadium, beh… Certo, come cantava qualcuno… ci vuole orecchio, anzi parecchio. Però volere è potere, sopratutto per una squadra nona in classifica, e che a questo campionato ha ormai poco da chiedere.

  • A questo punto la palla passa a Pioli. Non sappiamo il tecnico di Parma cosa cerchi ancora in questa stagione: aritmeticamente la Champions League è ancora possibile. Ragionevolmente l’Europa League è ancora possibile. Illusoriamente ogni traguardo è ancora possibile. Allo stesso tempo, tutto sembra precluso dall’incapacità di vincere, di osare, di proporre gioco e risultati. Perchè questo è il problema: la Fiorentina di Pioli non gioca, non vince e non diverte. Qualcuno può dire… però perde poco. Che nell’epoca dei tre punti a vittoria, conta meno di zero. I calciatori poi non migliorano, non progrediscono, anzi (vedi Simeone, Veretout, Milenkovic e Vitor Hugo) arretrano, peggiorano. In più non vengono lanciati i giovani, cosa gravissima per una società che punta sull’autofinanziamento, sul settore giovanile, sulle plusvalenze attuali e future. In sintesi, la Fiorentina fa tutto il contrario che una squadra con i suoi input dovrebbe fare. Ed il responsabile è uno solo: Stefano Pioli. Che non sfrutta la rosa a sua disposizione, tantomeno la squadra Primavera. Che, bontà sua, ha raggiunto la finale di Coppa Italia e veleggia nelle prime posizioni in campionato.

Per questo auspichiamo che, fin dalla prossima giornata (10 marzo, Fiorentina- Lazio), qualcuno di loro venga convocato e fatto esordire. Dusan Vlahovic (assolutamente un fuori categoria per le competizioni giovanili) è stato bruciato sulla via di Sassuolo: un tempo abbandonato a se stesso, per poi essere sostituito senza neppure passare dal via. Tofol Montiel può “vantare” un paio di convocazioni. Il maiorchino sembra un Robbiati 2.0: un mancino che canta, un fisico (ahilui) impalpabile, fantasia ed inventiva che lo pongono nettamente al di sopra degli altri. Di Meli abbiamo già detto, per lui parla il fisico, la corsa, la capacità di inserirsi e concludere in porta. Resta Stephan Beloko, l’ultimo ad aver messo fuori il capo. Nella semifinale di ritorno è stato di gran lunga il migliore in campo: un gol di controbalzo da fuori area, polmoni e sgroppate in ogni zona del campo, passo felpato e finte da pantera degne di un giovane Seedorf… non fosse altro per il colore della pelle.

  • Insomma, qual è la morale? Che Pioli ci deve puntare, ci deve puntare dritto. Senza tentennamenti. Ora che il campionato piange (altro discorso, invece, la coppa Italia ed il ritorno di Bergamo). Se non ci pensa Pioli, allora dovrà pensarci Corvino. In che modo? Facendo valere l’autorità che la sua carica gli consente. Ne va del futuro della Fiorentina, tecnico ed economico. Ne va anche della credibilità dello stesso Corvino. Perchè gli allenatori passano, i dirigenti pure, ma i calciatori restano. Almeno per la prossima stagione. In attesa poi di venderli e farci una plusvalenza. Ma questa é un’altra storia…