Un editoriale oggi, a 90′ dalla fine del campionato, con un solo punto da conquistare, si potrebbe risolvere in quattro parole: “basta pareggiare col Genoa”. Chiuso, abbassate la claire, andiamo tutti a casa e rivediamoci a luglio. Del resto: perchè scervellarsi in calcoli matematici? L’Empoli che non deve vincere a Milano, il Bologna che le deve perdere tutte e due, la classifica avulsa che a volte favorisce, altre sfavorisce… E’ tutto più semplice: serve un punto per conquistare la salvezza matematica? Affrontiamo il Genoa di Prandelli (Cesare, tu quoque?) e facciamo valere la legge del più forte. Già, sembra facile, ma domenica prossima chi sarà il più forte? La Fiorentina che può sfruttare due risultati su tre? Il Genoa che, con la forza della disperazione, non ha nulla da perdere ma solo da guadagnare? La paura che attanaglia le due squadre, colpisce più la Fiorentina nuova a finali del genere? Oppure il Genoa che, bisognoso della vittoria, si spinge avanti e viene (secondo logica) infilato dalle frecce viola Federico Chiesa e Luis Muriel? Razionalmente non ci sono risposte. Noi proviamo a darne una, puntando su quello che abbiamo visto al “Tardini” di Parma: la Fiorentina ha fatto la partita, ha creato (minimo) 5 occasioni nitide da rete, ha messo in evidenza un eccellente Gerson versione regista, ha ritrovato un Chiesa in buona forma, ha avuto contro la buona sorte che… non può e non potrà ricapitare, insomma: “questa” Fiorentina, la Fiorentina di Parma ha tutte le carte in regola per non retrocedere. Sopratutto se supportata dalla tifoseria, da tutta la tifoseria. Nessuno escluso. Fiesole, Maratona, Ferrovia e tribuna, domenica dovrà essere una bolgia, un coro unico, una sola voce che spinge la squadra a conquistare il punticino che serve. Qualcuno potrà dire: ma come siamo ridotti? Sperare nell’Empoli che non vinca a San Siro, mendicare un pareggio col Genoa di Preziosi, aggrapparsi ad incastri e combinazioni imprevedibili, imperscrutabili… C’è poco da fare, la situazione (volente o nolente) è questa. Quindi: tappiamoci il naso e andiamo avanti. Questa squadra, con l’apporto di tutta Firenze, non può retrocedere. Non deve retrocedere. Poi, da lunedì, diamo il via al “redde rationem”. Ma fino alle 17 di domenica lasciamo da parte i rancori, le ripicche, quello che poteva e che doveva essere… ma non è stato.

  • A proposito: piccola parentesi su Montella. Sento dire che l’aeroplanino non può ripresentarsi la prossima stagione dopo una simile striscia negativa. No, non siamo d’accordo. Qui, se c’è un colpevole (oltre alla proprietà ed ai calciatori, ovviamente…) questi è Stefano Pioli. Che ha abbandonato la nave (e lui lo sapeva, o se lo poteva immaginare) mentre stava per affondare. E che sta affondando. Non definitivamente (speriamo), ma le sue dimissioni (spontanee o provocate, non ci interessa) hanno distrutto il giocattolo. Che già si era incrinato (vedi le prestazioni vergognose con Cagliari e Frosinone), per poi rompersi del tutto. Un giocattolo, giova ricordarlo, che il 23 dicembre (Milan-Fiorentina 0-1) era a tre punti dalla Champions, ed il 17 febbraio (Spal-Fiorentina 1-4) era a tre punti dall’Europa League. Magari non un giocattolo costoso, ma comunque capace di illudere e far sognare. Concludendo sulle colpe presunte (quelle di Montella) passiamo alle responsabilità reali: Giovanni Simeone e Luis Muriel. Saremo brevi ma decisi, il cholito è definitivamente bocciato. A 24 anni, dopo tre stagioni di serie A, non ha migliorato il primo controllo, non stoppa un pallone, sbaglia gol clamorosi. E, ahimè, decisivi. Quanto al colombiano, riteniamo difficile un suo riscatto dal Siviglia a 14 milioni di euro. Non è l’attaccante per Montella, per indole e caratteristiche, e dopo le meraviglie iniziali è ricaduto nel suo tran-tran, fatto di giocate irresistibili e pause insopportabili. Compreso un fisico che, una volta di più, ha ceduto dopo poche settimane.

Chiudiamo con una nota di ottimismo, elencando casistica e precedenti beneauguranti. E’ evidente la similitudine col campionato 1977-78: stessa salvezza all’ultima giornata, stesso avversario (il Genoa, anche allora in casa), stessa squadra che ti può aiutare (l’Inter: allora contro il Foggia, oggi contro l’Empoli), il Bologna come possibile compagna di sventura, stessa eventualità di classifica avulsa. E poi stesso cambio in corsa di allenatore: 41 anni fa furono addirittura tre, Carletto Mazzone, Mario Mazzoni (lo ricordiamo con immenso affetto), e Beppe Chiappella. Oggi tocca a Vincenzo Montella (dopo Pioli) che certo non pensava di arrivare a questo punto. Aggiungiamo, sempre nel solco dell’ottimismo, le differenze rispetto alla retrocessione del 1993. Qualcuno ha visto nell’autorete di Gerson una riedizione di quella di Batistuta a Bergamo, quando di fatto fu sancita la retrocessione viola sul campo. Noi ricordiamo che, allora, la Fiorentina non era padrona del suo destino e che stavolta non c’è una federazione (con l’aiuto del braccio armato arbitrale) a volerti mandare giù. Quindi, forza e coraggio: i Della Valle facciano uno sforzo e si presentino domenica al Franchi, si metta il biglietto per tutti ad un euro (gli abbonati capiranno) e si riempia lo stadio. I tifosi sotterrino l’ascia di guerra, stiano a fianco della Fiorentina, e vedrete che Firenze resterà in serie A. Per poi ripartire l’anno prossimo, con rinnovato entusiasmo e (magari) rinnovati quadri dirigenziali. Lo meritano tutti, lo meritiamo tutti, ma solo se sapremo stare tutti uniti. E allora forza Fiorentina, forza Firenze.