Chiesa, uomo copertina del numero 26 di “Undici” in edicola da domani, arrivare al top non è stato semplice. Presente e futuro gli sorridono di certo, ma guardandosi indietro ammette

“Per due o tre anni ho fatto fatica a trovare spazio, perchè il mio fisico non era pronto come quello degli altri. Quando hai 14, 15 anni, ti viene da dentro una delusione passionale. Ho pensato tante volte di mollare. Ma i miei genitori, la mia famiglia, ci hanno sempre creduto. Io ci ho sempre creduto. Quando non giocavo, mi dicevo: non ho giocato questa, giocherò la prossima. Era un modo per andare avanti, per avere un pensiero positivo.

Visto che non giocavo, la partita per me erano gli allenamenti settimanali. Lavorare duramente mi ha ripagato, è la spinta che mi ha portato ad arrivare fin qui, in Serie A, e che ora mi sprona a migliorare ogni domenica. Come Cristiano Ronaldo: non ha il talento di Messi, però ha vinto il suo stesso numero di Palloni d’Oro. Un professionista esemplare come lui insegna che per arrivare e restare al top bisogna stare attenti a ogni piccolo particolare”.

ASTORI E LA NAZIONALE “È proprio accanto al mio armadietto- prosegue Chiesa – Anche il suo posto a tavola è accanto a me. Una volta dei ragazzi della Primavera volevano sedersi li’ ed io gli ho detto: ragazzi, mi dispiace, ma questo posto è occupato e lo sarà sempre. Con questi piccoli gesti continueremo sempre a ricordarlo. I suoi insegnamenti sono rimasti dentro di noi.

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