23 Settembre 2021 · 01:50
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GIRELLI, SCUSACI. MA ADESSO NON FACCIAMO DISCRIMINAZIONE AL CONTRARIO

di Flavio Ognissanti

Se ne sta parlando tanto, forse troppo.

La vicenda è brutta e la ricordiamo, la giocatrice della Juventus femminile, Cristiana Girelli, è stata oggetto di diversi insulti durante la sfida del campionato femminile tra Fiorentina e Juventus la scorsa domenica.

Insultata, parole della stessa giocatrice, sia per il suo aspetto fisico, sia per l’esultanza dopo il gol, e sia perché della Juventus.

Episodio che condanniamo e che ci fa ancora chiedere scusa alla ragazza a nome di tutto il popolo viola, scuse già fatte da tutto il mondo Fiorentina e che rinnoviamo assolutamente.

Adesso però la faccenda non deve sfuggire di mano. Si è giocata una partita tra le due squadre più forti del campionato che ogni anno si dividono i trofei e parliamo di una rivalità antica. Se davvero vuoi fare questo lavoro ti devi abituare e ridere delle offese da stadio.

Sia chiaro, sono sbagliate, ma fanno parte del gioco.

Se succede nel calcio maschile, e succede tutte le domeniche, nessuno ne parla e chi ne parla lo racconta come sfottò colorito del mondo del pallone.

Sapete quanti insulti prendono tutti i giocatori la domenica alla stadio?

Sapete quanti ne ha presi Chiesa a San Siro contro l’Inter (gli hanno anche dedicato un coro i tifosi neroazzurri)? E quanti ne hanno presi, tanto per citarne alcuni, Totti, Buffon, Balotelli, Del Piero, Lucarelli, Higuain e potremmo continuare ancora a lungo.

Proprio allo Stadium ne hanno dette di tutti i colori i tifosi della Juventus contro Icardi. Gli stessi che adesso fanno la morale a quelli viola (che hanno sbagliato)

Ci chiediamo, perché, gli stessi giornalisti e tifosi che si scandalizzano adesso, nel calcio maschile non muovono un dito contro gli stessi episodi?

Quindi il calcio femminile e quello maschile sono diversi e hanno diverse regole di comportamento? Può anche darsi che sia cosi. Importante è saperlo per il futuro. Ma permetteteci il dubbio che ci devono risolvere coloro che adesso si sono travestiti da preti per l’occasione.

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