Un Cristiano che risolve le partite allora ce l’ha anche l’Italia: per un attimo gli azzurri possono anche scherzare coi nomi e godersi l’abbraccio liberatorio nel finale. Biraghi, alla terza presenza in azzurro, era compagno di Davide Astori e dedica il gol più importante della carriera al suo capitano: «Lui è parte di me, di noi, della Fiorentina, del calcio italiano. Se oggi sono qui è anche grazie a lui e ai suoi insegnamenti. Con le mani ho fatto il numero 13 proprio per lui. Il gol? Di testa non è il mio forte, l’unico modo di prendere la palla era così, è stato bravo Lasagna a spizzarla. Pensavo fosse una partita stregata, ma la vittoria è meritata ed è del gruppo Italia: siamo una nazione dura a morire».

Anche Roberto Mancini festeggia la vittoria con quel pizzico di follia che ancora manca a questa squadra per credere ancora di più in una crescita nel nome della qualità. Nel nuovo romanzo di formazione azzurro forse questo successo verrà ricordato come quello che ha gettato le basi per un futuro meno pallido:

«Una nuova storia è iniziata già, ma nel calcio ci vuole tempo, non esistono i maghi. È stata una partita dominata dall’inizio, però dovevamo far gol prima. Era ingiusto che finisse 0-0: meritavamo di stravincere. Ma la cosa ancora più positiva è che possiamo migliorare molto. Vedendo la palla che non entrava ho pensato che poteva finire anche senza gol, certo. Ma non ho pensato di cambiare prima anche perché c’era poco da cambiare: stavamo giocando bene. Lasagna? Ho scelto lui e non Immobile perché è più forte di testa».

L’Italia evita la retrocessione in B nella Nations League un anno dopo aver saltato il Mondiale.

Corriere della Sera