4 Marzo 2021 · 04:40
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GERSON DI CLASSE E MILENKOVIC CHE DUTTILITÀ. DOPO 50ANNI UNA NUOVA YE-YE? L’EDITORIALE DI SANDRO BENNUCCI

Si chiude, finalmente, una settimana da batticuore. Aritmia preoccupante per la Fiorentina. Vi chiederete: ma se siamo reduci da un 6-1 che da anni non si trova nella storia viola alla prima di campionato? Vero: proprio per questo c’è, almeno nell’autore di queste righe, una preoccupazione non da poco per la partita di domenica contro l’Udinese.

Non vorrei che la vittoria passata si dissolvesse con i primi soffi d’autunno, facendo sparire sogni e speranze che proprio il debutto squillante ha alimentato. Vedete, per chi ha almeno 50 primavere sulle spalle (e io ne ho molte di più…) questa è una stagione importante: perchè proprio 50 anni fa, in questo periodo, nasceva la Fiorentina (Superchi, Rogora Mancin;, Esposito, Ferrante Brizi; Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo) che avrebbe incredibilmente vinto il secondo scudetto. Una Fiorentina nata, lo ricordo bene, fra polemiche e arrabbiature: l’allora presidente, Nello Baglini, dopo una serata al ristorante, decise di cedere al Cagliari Enrico Albertosi, uno dei migliori portieri italiani di tutti i tempi, e Mario Brugnera, primo falso nove del calcio italiano. Andarono a far compagnia a Gigi Riva e a vincere lo scudetto dell’anno dopo (1969-70). 

Non basta: il primo approccio di quella Fiorentina 1968-69, allenata da Bruno Pesaola, fu disastroso: eliminazione in Coppa Italia ad opera del Foggia. Poi, però, in campionato, arrivarono i risultati e l’esplosione di gioia.

Il ricordo di quella magica stagione è sacro e vorrei che fosse celebrato adeguatamente, con vittorie squillanti, dalla Fiorentina di secolo dopo. Una Fiorentina, anche stavolta, nata fra dubbi e incertezze. E protagonista di un precampionato così così. 

Ma è una squadra, al di là dei risultatone con il Chievo, che qualche garanzia comincia a darla. Il 6-1 ha forse annebbiato un po’ l’analisi complessiva, ma credo che dietro il crepitìo di gol ci siano stati due giocatori che costituiscono una base di certezza per il cammino che abbiamo davanti. Il primo è Milenkovic, l’altro è Gerson. Ecco, Milenkovic lo cito non solo per il gran gol che ha aperto il festival, ma anche per l’accortezza, e direi la padronanza, con le quali si è mosso per tutta la partita. Giaccherini, che non è l’ultimo arrivato e stazionava dalle sue parti, ha visto poche volte la palla. 

Eppure, solo una settimana prima, contro la Signora e… suo marito CR7, aveva fatto il fenomenino. No, Milenkovic non gli ha concesso spazio. Ed è stato utilissimo, il difensore viola, anche per togliere dall’imbarazzo il portierino Lafont, che dà l’impressione di essere bravo, ma deve acquistare sicurezza. Nelle uscite, onestamente, fa un po’ paura. Milenkovic no: appare sicuro. Anche il mondiale con la Serbia l’ha aiutato a crescere. E sono molto contento della risposta che, alla vigilia del Chievo, detti, sulle onde di Lady Radio, a un ascoltatore per nulla convinto di vedere Milenkovic sulla fascia. 

Per lui poteva giocare solo centrale. Eresia! Già nel campionato scorso, il ragazzo aveva mostrato di sapersi muovere sulla fascia. Con un valore aggiunto: la possibilità di sfruttare, in zona tiro, la castagna che si ritrova.

L’altra sorpresa? Gerson, brasiliano dal piede chiaramente fatato, gran protagonista a metà campo in coppia con Edimilson, giunco sottile ma resistentissimo. Gerson, al di là del merito del secondo gol,sa dare al centrocampo della Fiorentina un dinamismo d’altri tempi. Non voglio dire che abbiamo già dimenticato Badelj e quello che ha rappresentato, tuttavia aspetto la partita con l’Udinese per capire se l’esibizione di Gerson è stata un caso o potrà diventare copione stabile per le prossime rappresentazioni. Anche quando i centrocampisti avversari avranno nomi altisonanti. Per esempio quelli De Rossi e Nzonzi, micidiali nel secondo tempo di Roma-Atalanta. Gerson, così come Edimilson, deve solo avere maggiore attenzione negli appoggi: non si possono perdere, incautamente, palloni importanti per sbadataggine o tocco corto.

Se Gerson confermerà, con l’Uinese e oltre, il buono che ha fatto vedere con il Chievo, Pioli avrà problemi d’abbondanza con il rientro di Veretout. Chi escludere? Benassi che riesce a fare la doppietta, oppure Edimilson o lo stesso Gerson? Intanto la partita con l’Udinese è qui, pronta, mi auguro, a dissipare ombre e a offrire, mi auguro, nuove certezze.

Con Milenkovic e Gerson al centro dell’attenzione. In attesa che anche gli altri (Chiesa, Simeone, lo stesso Pjaca) diventino protagonisti. E non si accontentino di brillare di luce riflessa, con i gol nel finale di partita. E pensino, invece, a toglierci definitivamente aritmia e batticuore.

Sandro Bennucci

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