E’ alto, non invalicabile, il muro che separa i due regni. E non c’è più l’atmosfera cupa di un tempo. Così in questo mercato 2017 può davvero accadere che il principe di Firenze prenda dimora a Torino: certo, i tifosi insorgeranno, ma non ci saranno più tuoni, fulmini, barricate viola. Insomma, adesso esistono le condizioni geo-politiche perché la Fiorentina venda alla Juventus Federico Bernardeschi. Un normale affare tra due club. Nel gioco delle parti è stata rifiutata una prima proposta ufficiale di 30 milioni e ora la Juve partirà da una cifra intorno ai 40. Schermaglie che non spostano il senso di questi giorni frenetici: l’esterno d’attacco e la Signora sono davvero vicini, con la benedizione di tutte le parti in causa. La società di Della Valle vuole comunque che sia Berna a fare il primo passo, anche per non dare l’idea di cedere di proposito un gioiello simile agli arcinemici. Lui ha scelto la Juve, ingolosito dalla sfida Champions e dall’ingaggio da tre milioni l’anno a salire. Hanno un peso anche le telefonate del carrarese Buffon, concittadino e leggenda. Oltre all’incastro tattico di Allegri: Bernardeschi dovrebbe imperversare dove oggi c’è un altro ex viola in partenza. Cuadrado può lasciare nonostante il recente riscatto dal Chelsea per 20 milioni.

nuovo asse La settimana in entrata è quella dell’assalto, senza perdere di vista l’altro esterno corteggiatissimo dall’a.d. Beppe Marotta: Douglas Costa, altra pista calda, che non esclude l’arrivo di Bernardeschi. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, dopo che Federico ha rifiutato una ricca proposta di rinnovo, la Fiorentina è disposta a sedersi al tavolo con l’odiata Juve. Anche e soprattutto perché è mutato il contesto che aveva impedito anni fa il transito sulla Firenze-Torino: da Prandelli a Jovetic, fino allo stesso Cuadrado, gli esempi si sprecano. Tra il 2012 e il 2015 era esondata la tensione tra i Della Valle e gli Agnelli, i signori Tod’s e i signori Fiat. Adesso, nelle dichiarazioni pubbliche e nei contatti privati, non c’è più quel clima plumbeo e sono caduti i veti di mercato. Un po’ perché Andrea e Diego Della Valle sono più distanti di un tempo, un po’ perché al tavolo delle riforme e nello scontro per la redistribuzione dei diritti tv i viola stanno dalla parte delle big di A. Sommare pure la volontà del giocatore, i buoni uffici Corvino-Marotta e la scadenza dell’attuale contratto nel 2019 per immaginare come finirà.

finale diverso L’Inter pare aver abbandonato la pista lasciando campo libero ai bianconeri, eppure ci vorrà ancora qualche giorno per cuocere la trattativa a fuoco lento. Tra l’altro, i viola cercano chili e muscoli a centrocampo e potrebbero essere ingolositi dall’inserimento del «General» Rincon. In ogni caso, è fresco il ricordo di due anni fa: nel 2015 Berna si era quasi vestito di bianconero. Non rinnovò con la Fiorentina prima dell’ultimatum di AdV: o la firma sul contatto o la depressione in tribuna. Sarebbe poi sbarcato Paulo Sousa, filosofo metropolitano che aveva convinto l’esterno a proseguire l’avventura in Toscana. Certo, dopo un anno e qualche mese, nel novembre 2016, anche lo stesso tecnico portoghese aveva cambiato idea: «Talento e qualità porteranno Bernardeschi in squadre con ambizioni differenti rispetto alla Fiorentina», aveva detto. Adesso il pressing Juve è sui livelli di due anni fa, ma diverse sono le condizioni generali. E, forse, diverso sarà anche il finale.

La Gazzetta dello Sport

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