di Flavio Ognissanti

L’obiettivo annunciato della stagione era l’ingresso in Europa League. Siamo a metà marzo e la Fiorentina è decima in classifica lontana 7 punti dall’ultimo posto disponibile per l’Europa dietro squadre come Torino, Lazio, Atalanta e Sampdoria.

La squadra non ha nè gioco nè idee.

Ieri il primo tempo contro la Lazio è stato l’emblema della stagione viola. Senza un briciolo di idea precisa di gioco. Dipendere solo e sempre da Muriel e Chiesa non porta lontano, seppur si tratti di due giocatori meravigliosi, puoi vincere una partita o riuscire a pareggiare partite sbagliate (vedi Inter e in Coppa Italia contro l’Atalanta) ma alla lunga l’affidarsi solo alle invenzioni di due calciatori è segno di una mediocrità imbarazzante.

Pioli ha la grande colpa di non aver dato un’identità tattica a questo gruppo. Pesano tanto i punti persi nel girone di andata contro Torino, Cagliari, Frosinone, Parma. Eppure non stiamo parlando di grandi squadre ma in quelle partite il tecnico non è riuscito ad incidere in nessun modo nè a inizio partita nè a partita incorso. Senza pensare i due disastri tattici contro l’Atalanta.

Mettere Vitor Hugo a tutto campo su Ilicic oppure affrontare a viso aperto i bergamaschi a casa loro ha aperto questo gruppo a umiliazioni evitabili.

Anche Spal e Bologna hanno un’idea di gioco. La Fiorentina no. Il primo tempo di ieri ne è l’emblema ed è soltanto l’ultimo chiaro esempio.

Insomma, mancano i risultati, manca il gioco, mancano i punti, obiettivo Europa fallito (o quasi) resta solo la semifinale di Coppa Italia, ma anche li le possibilità sono, ahinoi, pochissime.

Eppure il tecnico viola non si è mai preso una responsabilità diretta. Ha sempre difeso tutto e tutti. Nelle ultime 8 partite di campionato la Fiorentina ha vinto solo due volte, pareggiato cinque, persa una.

Secondo l’allenatore è un dato positivo perché si è perso solo una volta. Ma chi ha mentalità vincente vede quante volte non si è vinto, non quante volte è stata evitata la sconfitta.

Questione di punti di vista.

Nella società viola è battaglia sul futuro di Pioli. Corvino non è assolutamente contento dell’operato del tecnico, in squadra ci sono giocatori di ottimo livello e la pochezza tattica e di risultati non rende merito e onore a questi calciatori. Pensiamo soprattutto a gente come Milenkovic, Pezzella, Veretout, Chiesa e Muriel. Con questo rendimento, anche il lavoro di Corvino perde molto valore e non viene valorizzato al meglio.

Al contrario invece la proprietà è soddisfatta dal lavoro dell’allenatore ed è contenta della gestione del gruppo insieme all’immagine che esso rappresenta. Forse l’ennesima prova che in questo momento i piani alti della società viola non stanno a vedere i risultati e il rendimento della squadra, ma qualcos’altro…