Ma al Franchi si sfidano anche due società condannate a vivere in perenne equilibrio tra i risultati del campo e le aspettative della gente, tra le urgenze del bilancio e la passione popolare che mal si sposa con i conti da ragioniere a cui sono costretti i nostri club. Pur su piani diversi, i giallorossi in prima fascia e la Viola in seconda, Fiorentina e Roma hanno le stesse difficoltà e vivono le medesime frustrazioni.

Entrambe finanziano il mercato attraverso le cessioni. La Roma nelle ultime due sessioni estive ha sempre sacrificato i migliori: l’anno scorso Salah e Rudiger (oltre a Paredes), stavolta Alisson, Nainggolan e Strootman. Così Di Francesco è andato in difficoltà nell’assemblaggio del gruppo e i tifosi si sono infuriati. I più scalmanati se la prendono con Pallotta.

Al proprietario americano gli ultras muovono le stesse accuse che quelli della Fiesole rinfacciano ai Della Valle: più coraggio, più ambizione, più chiarezza. Soprattutto più investimenti. Alla fine il punto è sempre quello. Ma è sempre molto complicato far quadra- re il conto economico con quello tecnico.

Fiorentina e Roma per fare un salto di qualità avrebbero bisogno di un nuovo stadio, argomento scivoloso, persino fumoso, più nella capitale che qui per la verità. Certezze non ce ne sono. E allora bisogna aggrapparsi ai risultati.

Chi perde è condannato a una settimana di passione. Perché a Roma e Firenze, città passionarie e con un forte senso identitario, il calcio brucia sulla pelle. Uno scivolone aumenterebbe il malumore e le frustrazioni della piazza. Monchi e Corvino sono già sotto pressione. Di Francesco e Pioli lavorano a caccia di equilibrio e stabilità. Vincerà anche chi gestirà meglio le tensioni.

Corriere fiorentino