Chi l’avrebbe mai detto? Diego Della Valle e Vincenzo Montella di nuovo amici. Anzi per meglio dire… datore di lavoro e dipendente che, guarda caso, si ritrovano al capezzale di una Fiorentina malata, demotivata, triste e sconsolata. Galeotto fu uno yacht ancorato a Capri (di proprietà di Diego) sul quale l’aeroplanino ed il signor Tod’s si sono spiegati, si sono chiariti, e si sono dati appuntamento. Alla prima occasione. Cioè oggi, 9 aprile 2019. Stefano Pioli prende cappello, si dimette: leso, offeso, vilipeso nella propria dignità di uomo ed allenatore (?) E cosa succede? Nel summit tra Andrea Della Valle, Cognigni, Corvino, Salica ed Antognoni… Diego della Valle dalla Cina (in conferenze call) tuona che: deve tornare Vincenzo Montella. Ma come signor Diego, non ricorda il discorso della dimensione, della mentalità, della mancanza di fiducia paventata nel giugno 2015? Entrambi sembravate non fidarvi l’uno nell’altro, ed usiamo un eufemismo… Niente da fare, Diego Della Valle ha voluto, preteso, ottenuto il reingaggio di Vincenzo Montella. Che, ovviamente, ha accettato. E chi non lo avrebbe fatto fino al 2020, con un ingaggio di 1,5 milioni di euro a stagione? Avanti col “Montella 2, la vendetta”, e tanti saluti a chi ci odia, ci vuole male, e non ci capisce.

  • SOLO GLI IMBECILLI… Eh già perchè, l’obiezione è presto fatta: ma la coerenza? La deontologia? La dignità di uomo, allenatore, presidente, patron (fate un po’ voi), che fine fa? Cioè, come si può ricucire un rapporto lacerato appena 4 anni fa, e passarci sopra come se nulla fosse successo? Sinceramente… non ve lo sappiamo dire. Non è facile da capire. Sappiamo solo che un famoso detto recita: solo gli imbecilli non cambiano idea. E, credo siamo tutti d’accordo, sia Diego della Valle che Vincenzo Montella, sono tutto tranne che degli imbecilli. Degli stolti, degli sprovveduti. Si sono parlati, chiariti, riappacificati. E senza perdere tempo, il matrimonio è stato di nuovo celebrato. Auguri e figli maschi.

PERCHE’ MONTELLA? Proviamo a dare qualche spiegazione: 1) Montella era tra i pochi allenatori di spessore… liberi. Senza vincoli con altre squadre, e subito tesserabile. 2) Perchè Montella, al di là delle incomprensioni/scontri dell’estate 2015, ha lasciato un ottimo ricordo a Firenze. Figlio di un gioco, un divertimento, uno spettacolo domenicale sempre di altissimo livello. Quello che è mancato nell’ultima stagione di Paolo Sousa, e nei due anni con Stefano Pioli. 3) Perchè forse, la “stagione” di Pantaleo Corvino a Firenze (9 anni dal 2005 al 2012, e dal 2017 al 2019) è giunta davvero al termine. Risanati i conti, coperti i vari buchi di bilancio, ora serve qualcosa di più. Corvino proponeva Di Francesco, oppure Liverani, Nesta, addirittura un turco erede di Terim (non ricordiamo neppure il nome). E invece, è intervenuto Diego a dire: dobbiamo riportare allegria ed entusiasmo. Bisogna riportare la gente allo stadio. Sopratutto dobbiamo rendere appetibile la Fiorentina all’estero: in Cina, negli Stati Uniti… A cosa serve una Fiorentina fuori dall’Europa, che non diverte, che non attira, che non fa abbonamenti alle pay-TV? Da qui, l’intervento di Diego. Che non smania per una Fiorentina in Champions League, ma neppure può accettare una Fiorentina per il terzo anno consecutivo fuori dall’Europa. 

  • CORVINO, RESTA O NON RESTA? A nostro parere il nodo si scioglierà il giorno della (ri)presentazione di Vincenzo Montella. Se Corvino ci metterà la faccia, se sarà accanto al tecnico di Pomigliano d’Arco, allora sarà dentro al progetto Fiorentina. Se non ci sarà, se a maggior ragione ci sarà Freitas, allora significa che Pantaleo Corvino è ai margini. Fuori dalla Fiorentina prima squadra. Diverso il discorso della permanenza, con un contratto in essere fino al 2020. Al limite lo vedremmo operativo con altre mansioni. Certo al suo posto occorre un altro Direttore generale, magari lo stesso Freitas… chi può dirlo. E’ presto, è presto per tutto. L’importante è che la Fiorentina riparta, con i calciatori nei loro ruoli, con il giusto entusiasmo e la voglia di lavorare… il tutto in previsione della semifinale del 25 aprile. A Bergamo basta un gol, fatto in tutte le maniere. E la Fiorentina di Montella sa come fare gol. Uno, due in più degli avversari. E allora, perchè non sperare?